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http://www.atuttascuola.it/cantastoria/la_musica_pop_e_il_senso_religio.htm
LA MUSICA POP E IL SENSO RELIGIOSO
Anzitutto occorre stabilire di cosa stiamo parlando. Vorremmo parlare di
senso religioso nella musica pop. Ma cos'è il senso religioso? Esso
consiste in quella serie di domande esistenziali sullo scopo della
nostra della nostra vita, quelle domande che non trovano risposta né
nelle scienze né in qualunque ragionamento filosofico. Questo sentimento
non è caratteristico di un singolo uomo o di una nazione, è costitutivo
dell'umano, testimoniato in ogni epoca della storia e ad ogni
latitudine. In quanto tale, e poiché la musica pop è un'espressione
artistica umana, è logico che anche in essa si trovino espressioni di
questo senso religioso e anche della parola Dio. Alcuni dicono "anche
troppo", nel senso che sembra che in alcune canzoni la parola Dio sia
entrata solo per motivazioni commerciali, perché di sicuro impatto sul
pubblico, piuttosto che per motivi sinceri. Ma, a proposito, che cosa
significa "musica pop"? Alcuni usano questo termine in un significato
più ristretto, come un genere particolare, caratterizzato da un certo
tipo di accompagnamento strumentale. Noi preferiamo utilizzarlo come
abbreviazione di "musica popolare contemporanea", cioè come l'insieme di
espressioni musicali che si sono sviluppate in questo secolo a
prescindere dalla musica colta o classica che dir si voglia. Non ci
piace il termine "musica leggera", anche perché per definizione vogliamo
trattare un argomento che tanto "leggero" non è. Occorre tenere presente
che non è nostra intenzione considerare i cantautori come dei maestri
saggi, poeti ispirati o santi del nostro tempo. Essi sono uomini come
noi, solo un po’ più bravi a comporre e interpretare canzoni, e semplici
testimoni di ciò che si dice e si pensa al giorno d’oggi, anche sul tema
religioso.
Un'ultima importante premessa consiste nei ringraziamenti a Giampaolo
Mattei, che con l'uscita del libro "Anima mia" (ed.PIEMME) ha
sostanzialmente ispirato questo lavoro.
FRANCO BATTIATO
Questo musicista ha sempre avuto il coraggio di fare scelte personali
, anche sull'argomento in questione. Egli afferma "Non sono cattolico,
ma non sono neppure buddhista o induista. Non mi piacciono le etichette
e poi le religioni non sono in competizione tra loro. Ho una mia
spiritualità, una mia ricerca dell'ascesi. Sono un uomo religioso. Non
ho una parrocchia, sono religioso e basta. Rispetto tutte le religioni,
ma se qualcuna è violenta capisco allora che c'è qualcosa che non va. Ad
esempio, preferisco l'Islam dei mistici sufi all'integralismo". Una
testimonianza della ricerca umana di Battiato si ha nella canzone
"Un'altra vita", in cui emerge anche un giudizio molto negativo sulla
società moderna, che cerca di imbrigliare nelle sue maglie il desiderio
dell’uomo di realizzarsi incontrando il mistero. Dice ancora Battiato in
un altro punto della stessa intervista: "Oggi si impiegano molte più
energie nelle faccende effimere che in quelle serie. Ci si sottopone a
sforzi incredibili per ottenere ciò che si pensa sia il divertimento:
code in autostrada per andare fuori per il fine settimana, lotte per
entrare in discoteca, battaglie per conquistare un pezzo di spiaggia in
estate. Fatiche che nessuno impiegherebbe mai per cercare un po’ di
silenzio per guardarsi dentro, per pensare alla propria vita e a quello
che significa" "Un'altra vita" di F.Battiato
MOGOL BATTISTI
Proprio il duo compositivo più celebre della canzone italiana degli
ultimi decenni per le canzoni d’amore non ha ignorato il tema del
mistero che è presente in ogni azione dell’uomo. La felicità, per
esempio, ha sempre in sé qualcosa di indefinibile, e anche il rapporto
d’amore non è totalmente appagante, come si afferma in questa
bellissima, anche se poco conosciuta canzone. "L’aquila" di
Mogol-Battisti
ANGELO BRANDUARDI
È l’esempio più lampante di come la tradizione popolare europea, e
italiana in particolare, sia intrisa di cristianesimo, per cui uno che
si accosti ad essa, anche solo per trarne ispirazione, ne eredita
inconsapevolmente alcuni tratti. Sentite cosa dice Branduardi a
proposito di un suo componimento: " Ho scritto una canzone che si chiama
Il dono del cervo. Racconta la storia di un cervo che incontra un
cacciatore e gli dice: <<Aspetta, non tirare, perché io sto per morire e
ti regalo nove pezzi del mio corpo, così per nove volte rivivrò>>. L’ho
scritta perché da qualche parte, non ricordo dove, avevo letto una
novella simile che mi era piaciuta. Una sera ero a suonare a L’Aquila,
lo rammento benissimo perché rimasi stupito, e mi accorsi che al
concerto erano presenti molti religiosi. Lo avevo notato anche le sere
precedenti. Al termine dello spettacolo una suora mi disse:
<<Complimenti per la canzone sulla risurrezione>>. La guardai
meravigliato e le risposi che forse stava sbagliando cantante. Invece
lei mi citò la canzone del cervo. Lì per lì, sono sincero, la considerai
un po’...matta. Poi ci ho riflettuto e mi sono accorto che la sua era
una forma di lettura assolutamente corretta e veritiera". "Il dono del
cervo" di Angelo Branduardi
BOB DYLAN
Del menestrello americano e della sua conversione testimoniata dagli
album "Saved" e "Slow train coming" forse sappiamo tutto. Da quest’ultimo
album è tratta una bellissima canzone che dice, tra l’altro,: "A te può
piacere bere whisky, a me può piacere bere il latte, ma tu devi sempre
servire qualcuno, potrebbe essere il diavolo o il Signore, ma tu devi
sempre servire qualcuno", affermando quindi l’importante concetto che
l’autonomia e l’indipendenza assoluta dell’individuo sono illusioni,
buone solo per il potere, che riesce in tal modo a imporsi facendoci
credere che le nostre scelte sono dettate da una presunta libertà.
"Gotta serve somebody" di Bob Dylan
LUCIANO LIGABUE
Da un ambiente come quello emiliano, dotato di una storia tutta
particolare sono venuti e vengono tuttora molti cantanti e autori
particolarmente significativi, anche per l’impatto notevole presso il
pubblico giovanile, e tra questi Luciano Ligabue. A proposito della
canzone "Hai un momento, Dio?" egli afferma: "Purtroppo non riesco ad
avere una certezza spirituale, anche se in me sento un grande bisogno di
credere. La mia canzone è una piccolissima, umile, modesta esortazione a
Dio a manifestarsi, a darmi qualche risposta a domande che non credo di
porre solo io. [...] Credo di essermi fatto interprete, come al solito,
di tante voci. C’è bisogno di un Dio con il quale colloquiare senza aver
paura". "Hai un momento, Dio?" di Ligabue
I NOMADI
Questo complesso ha espresso in modo più coerente di altri
un’interessante visione della musica come servizio, e ancora oggi parte
del ricavato dei loro concerti va a sostenere opere di volontariato.
Recentemente I Nomadi hanno composto canzoni sulla povertà delle favelas
o di altri luoghi di emarginazione e sofferenza. Nel passato ci hanno
regalato canzoni come "Io vagabondo" in cui emerge più chiaramente la
consapevolezza che laddove l’uomo sperimenti la solitudine più radicale,
c’è sempre una presenza più grande che lo accompagna per le strade della
vita, con un’interpretazione originale, tutta italiana e poetica, del
modello "on the road", simbolo della beat generation. "Io vagabondo" dei
Nomadi
RON
Rosalino Cellamare, oltre ad essere uno dei cantanti più ispirati e
romantici del panorama musicale italiano. è uno che ci crede fino in
fondo. In un’intervista afferma, però: "Non vorrei che si pensasse che
ho scritto certe cose solo per far colpo. La fede non è la mia bandiera
artistica. La mia vuol essere solo una testimonianza di un povero uomo
che Dio, con il suo amore infinito, chiama figlio. Per me credere in Dio
vuol dire credere anche nella Chiesa, che è la sua casa." A questo
proposito Ron ha scritto una canzone di successo sugli angeli,
affermando "Se tutti noi ricordassimo più spesso di averne uno le cose
andrebbero senz’altro meglio. Credo da sempre agli Angeli Custodi. Solo
che ora sono venuto allo scoperto! A spingermi a rivelarmi è stata
probabilmente la morte di mia nonna Emilia. Era una donna molto
religiosa" "Tutti quanti abbiamo un angelo" di Ron
ENRICO RUGGERI
È uno dei cantautori più riflessivi e profondi, spesso esprime una
ricerca sofferta di verità, come appunto nella sua "Canzone della
verità". Ha affermato "Avendo preso contatto con la sofferenza, non
posso pensare che la vita terrena sia inutile, deve rispondere per forza
di cose a una logica, perché altrimenti sarebbe tutto troppo delegato al
caso[...] una logica che in questa esistenza terrena ci sfugge, non
possiamo comprendere pienamente". "La canzone della verità" di Enrico
Ruggeri
FRANCESCO GUCCINI
In una canzone in modo particolare, "La canzone della bambina
portoghese", Guccini esprime la possibilità che il mistero possa
rivelarsi, anche se il finale pessimista e disperato fa emergere in modo
quasi leopardiano la formazione decisamente materialista dell’autore,
come quando nell’altra bellissima canzone "Incontri" diceva: "Siamo
qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli
pieno". "La canzone della bambina portoghese" di Francesco Guccini
U2
Ascoltate cosa dicono gli U2 nella canzone "I still haven’t found
what I’m looking for": "Ho scalato questi muri della città, mi sono
arrampicato sulle montagne più alte solo per essere con te, ma non ho
ancora trovato quello che cerco. Io credo nella venuta del Regno, quando
poi tutti i colori si riuniranno in uno solo, ma non ho ancora trovato
quello che cerco". "I still haven’t found" degli U2
PAUL SIMON
Questo autore e compositore, famoso per le interpretazioni delle sue
canzoni insieme con l’amico Art Garfunkel, è stato uno dei primi ad
inserire la parola Cristo in una canzone. "Signora Robinson, Gesù ti ama
più di quanto tu creda". "Mrs. Robinson" di Simon & Garfunkel
FABRIZIO DE ANDRÈ
Sempre affascinato dalla figura del Cristo, ma del Cristo in croce,
maltrattato emarginato, in cui vedeva un simbolo di quegli sfortunati a
cui ha dedicato molte canzoni, De Andrè è anche autore di una canzone in
cui afferma "quale sarà la mano che accende le stelle?". "Ho visto Nina
volare" di Fabrizio De Andrè
LUCIO DALLA
Seriamente impegnato a rendere con immagini anche molto forti il suo
vitalismo, talvolta si pone domande esistenziali molto esplicite, come
in questa canzone. "Cosa sarà" di Lucio Dalla
EUGENIO MONTALE
Sembrerebbe non c’entrare niente, a questo punto, la citazione di un
poeta nell’ambito di un’analisi che è più musicale che letteraria, ma
c’entra perché ho provato a musicare alcuni versi di una poesia molto
significativa per il tema che stiamo trattando. "L’agave sullo scoglio"
di Eugenio Montale
PIÙ IN LÀ
liberamente ispirata dalla poesia "L'agave sullo scoglio" di Eugenio
Montale
Sotto l'azzurro fitto del cielo
qualche uccello di mare se ne va
Né sosta mai perché tutte le immagini
portano scritto più in là
Più in là, più in là, più in là
Più in là, più in là, più in là
Perché anche l'amore non ti dà una continua felicità?
Perché quella montagna è grande
ma dopo una cima un'altra è là?
Più in là, più in là, più in là
Più in là, più in là, più in là
Perché questa canzone è bella
ma la sua bellezza una fine ha?
Perché questa musica da sola si fa?
Perché non so guidarla? Chi lo sa?
Più in là, più in là, più in là
Più in là, più in là, più in là
CANZONI SULLA COMPAGNIA
Talvolta capita, come viene testimoniato in queste canzoni, che di
fronte alla disperazione e alla solitudine in cui l’uomo si perde, ci
sia la mano tesa di un altro uomo, una compagnia, non una compagnia
banale, ma una compagnia che risponde al desiderio di infinito, un
desiderio che non può essere colmato neppure dall’amore di una donna,
come si dice in queste canzoni, che chiederei di cantare insieme per
concludere questo incontro.
"Hey man" di Zucchero, "Ho bisogno di voi" degli Stadio, "La
compagnia" di Mogol-Battisti e "In questo mondo di ladri" di Antonello
Venditti. |