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Comune di Montese
25 APRILE 2009 - 64° ANNIVERSARIO della LIBERAZIONE
Celebrazione con la presenza della delegazione brasiliana

da:
http://www.museo.comune.montese.mo.it/
Il Museo Storico di Montese è il primo in Italia ad aver dedicato uno Spazio espositivo alla F.E.B., il Corpo di Spedizione Brasiliano che partecipò attivamente alle operazioni di guerra della Campagna d'Italia tra il mese di luglio del 1944 e il maggio del 1945.

F.E.B.La Força Expedicionária Brasileira - F.E.B.

Il Corpo di Spedizione Brasiliano era composto da 25.000 uomini che, combattendo in prima linea fra le nevi ed il gelo del crinale appenninico, il 14 aprile del 1945 liberarono il Comune di Montese dall'occupazione nemica.

Il Corpo di Spedizione Brasiliano (Força Expedicionária Brasileira - F.E.B.) partecipò attivamente alle operazioni di guerra della Campagna d'Italia tra il mese di luglio del 1944 e il maggio del 1945, aggregato al IV Corpo d'Esercito della 5^ Armata USA, comandata dal Generale Mark Clark. La forza combattente della F.E.B. era formata da 25.334 uomini, al comando del Generale di Divisione João Baptista Mascarenhas de Morais.

L'effettivo della F.E.B. giunse sul teatro delle operazioni via mare, in cinque scaglioni successivi, mentre le 111 infermiere furono trasportate con mezzi aerei.

Nonostante le condizioni e le circostanze avverse - i soldati della F.E.B. non avevano ricevuto un addestramento adeguato, ed il loro equipaggiamento non era propriamente quello necessario per affrontare uno degli inverni più rigidi del secolo - il Corpo di Spedizione Brasiliano affrontò i rigori e l'inclemenza dell'inverno europeo combattendo in prossimità del crinale appenninico, e portando eroicamente a termine la propria missione. In pochi mesi, a partire dal 16 settembre 1944, la F.E.B. conquistò al nemico, a volte palmo a palmo, circa 400 Km, da Lucca ad Alessandria, tra le valli dei fiumi Serchio, Reno e Panaro e nella pianura padana; liberò più di 50 paesi e città.

Tra questi Montese fu il primo Comune italiano liberato dalla F.E.B., il 14 aprile del 1945, nel corso di un'aspra battaglia che durò tre giorni e lasciò il paese in un tale stato di desolazione e distruzione da fargli meritare il doloroso appellativo di "Montecassino del Nord". Il Corpo di Spedizione Brasiliano ebbe più di 2.000 perdite tra morti, feriti e dispersi, e catturò oltre 20.000 prigionieri.

Le principali vittorie brasiliane furono Massarossa, Camaiore, Monte Prano e Barga nella valle del Serchio; Monte Castello, La Serra e Castelnuovo nella valle del Reno; Montese, Zocca e Marano sul Panaro nella valle del Panaro; Collecchio e Fornovo di Taro nella Pianura padana. Occorre ricordare anche l'importante contributo della F.A.B., la Forza Aerea Brasiliana, con le 1.282 ore di volo sulle linee nemiche della 1^ Squadriglia di Collegamento ed Osservazione. Brasiliani e partigiani collaborarono in molte occasioni, e spesso i partigiani fecero da guida alle perlustrazioni delle pattuglie brasiliane; in particolare, nelle zone appenniniche, la F.E.B. ebbe frequenti contatti con la "Brigata Giustizia e Libertà", e con la "Divisione Garibaldi".

Frequenti e positivi furono anche i rapporti con la popolazione civile, improntati ad un clima di amicizia, e calore umano: da parte brasiliana i soccorsi ed i rifornimenti ai civili andarono spesso bel al di là dei limiti stabiliti dagli Alleati. In nome del rapporto di fratellanza che si venne a creare con i soldati della F.E.B. Montese ha dedicato loro, oltre alla Sala 5 del Museo Storico, due monumenti, una strada ed una piazza. Inoltre è in corso un intenso rapporto di interscambio con la città di Fortaleza, capitale dello stato del Cearà, nel Nord-Est del Brasile, dove un quartiere molto popoloso, fondato nell'immediato dopoguerra, porta il nome di Montese.

I Caduti brasiliani furono inizialmente sepolti nel Cimitero Militare Brasiliano di Pistoia; nel 1960 i corpi furono traslati in Brasile, e sepolti nel Monumento Nazionale ai Caduti di Rio de Janeiro, mentre a Pistoia è rimasto il Monumento Votivo Militare Brasiliano.

Lo stemma della F.E.B. raffigura una serpente che fuma la pipa: fu scelto in risposta a quanti dicevano "È più facile veder fumare un serpente, piuttosto che la F.E.B. si imbarchi"... e il serpente fumò con destinazione Italia.


La Linea Gotica e le postazioni difensive

Dopo l'8 settembre 1943, alla firma dell'armistizio tra il Governo Badoglio e gli Anglo-Americani, le forze armate tedesche cominciarono a costruire uno robusto sistema fortificato lungo il crinale appenninico tra Tirreno e Adriatico, da Massa Carrara a Pesaro: la Linea Gotica.

Questo sistema difensivo, insieme alla conformazione fisica del territorio, permise alle Forze tedesche di resistere per oltre sei mesi ad un esercito numericamente superiore, meglio equipaggiato e con una totale supremazia aerea. I lavori si protrassero fino all'estate del 1944, grazie al contributo di diverse migliaia di operai italiani, arruolati forzatamente nella TODT.

La natura impervia dell'Appennino, molto adatta alla difesa, venne abilmente sfruttata dall'esercito tedesco: così gli apprestamenti militari realizzati dalla Wehrmacht per arrestare le Armate alleate in movimento verso Nord hanno rappresentato per decenni un modello per gli specialisti di storia militare, a causa della loro efficacia durante la Campagna d'Italia.

Le posizioni naturalmente più adatte venivano sistemate a difesa mediante l'organizzazione di capisaldi presidiati da unità a livello di plotone (25/30 uomini), e di compagnia (60/90 uomini).

Tali capisaldi, a seconda della posizione geografica, dell'altitudine e delle caratteristiche naturali, erano costituiti da manufatti in terra, roccia e/o cemento armato, e rafforzati da campi minati, reticolati di filo spinato, fossati anticarro. Inoltre il campo di tiro veniva sgomberato da ostacoli naturali (alberi e arbusti) e da eventuali costruzioni.

Nelle zone appenniniche le Forze armate tedesche ricorrevano sbrigativamente a tutto ciò che la morfologia del terreno e la natura offrivano loro, cioè fossi, buche, scarpate, tane e anfratti, che venivano adattati alle circostanze con minimi interventi.

Anzi, queste postazioni, benché improvvisate, avevano il vantaggio di apparire più naturali, e di sfuggire così all'osservazione alleata. In questi casi era la collaborazione dei civili, la conoscenza del territorio da parte dei partigiani, la defezione di alcuni soldati tedeschi a fornire ai comandi alleati preziose informazioni sulla loro localizzazione e consistenza.

Imperniata sui punti strategici dei passi e dei crinali, per una lunghezza complessiva di 320 km., la Linea Gotica comprendeva, nell'estate del 1944, 117 km. di reticolati, 9 km. di fossati anticarro, 479 postazioni per artiglierie, 16.606 appostamenti per fucilieri, 3.604 elementi di trincea, ed un numero imprecisato di bunker in cemento, ricoveri, osservatori, e riservette per munizioni.

Meno evidenti e più rare le posizioni realizzate dagli Alleati. Sia perché il loro atteggiamento fu essenzialmente offensivo, sia perché la disparità di forze era tale che la Wehrmacht non fu mai in grado di lanciare un'azione controffensiva. Quindi i Comandi alleati non furono mai costretti a rafforzare le loro posizioni che, peraltro, erano considerate temporanee, quando non erano le stesse postazioni tedesche via via conquistate.

Nelle zone appenniniche della Linea Gotica la natura impervia e poco accessibile del terreno ha conservato tuttora un buon numero di apprestamenti militari, tuttora chiaramente visibili nonostante i decenni trascorsi: un caso certamente unico nei Paesi europei coinvolti dalle operazioni militari della II Guerra Mondiale.

Nella zona di Montese il maggior numero di vittime civili si ebbe nel dopoguerra, a causa dei numerosissimi ordigni inesplosi (mine antiuomo e anticarro, bombe aeree, granate ecc.) che erano stati disseminati nel territorio.


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