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Cos'è l'amianto
Amianto in greco significa immacolato, ma anche incorruttibile.
Il termine asbesto
equivale totalmente ad amianto, e in greco significa perpetuo, inestinguibile. I due
termini vengono usati indifferentemente.
Fra le sue caratteristiche più interessanti, l'amianto è costituito da fibre sottili
ma molto addensate, che ne fanno un materiale altamente resistente dal punto di vista
meccanico, ma allo stesso tempo flessibile.
Ha una buona resistenza termica, pur non
essendo un materiale refrattario; resiste a temperature anche di 500° C e, miscelato ad
altre sostanze, anche a temperature maggiori.
Resiste all'azione di agenti chimici e
biologici, all'abrasione e all'usura.
Ha infine un comportamento soddisfacente nei
confronti sia dell'usura termica che meccanica.
Sotto il nome di amianto sono raggruppati numerosi silicati idrati, di varia
composizione chimica, a struttura microcristallina e di aspetto fibroso.
I tipi principali
di asbesto si dividono in due grandi gruppi:
- ANFIBOLI (silicati di calcio e magnesio) di cui fanno parte
- crocidolite (o amianto blu);
- amosite (o amianto bruno);
- antofillite;
- actinolite;
- tremolite;
- SERPENTINO (silicati di magnesio) di cui fanno parte
- crisotilo (o amianto bianco)
L'amianto si trova in natura unito ad altri minerali costituenti la roccia madre dalla
quale le fibre devono essere asportate; viene quindi estratto in miniera, dove per
successive frantumazioni della roccia che lo contiene, si ottiene la fibra purificata.
Le ottime caratteristiche chimiche e meccaniche dell'amianto hanno fatto si che il suo
utilizzo si sia rapidamente diffuso; è stato quindi utilizzato per la fabbricazione di
oltre 3000 prodotti e manufatti industriali. In molti prodotti l'asbesto è di solito
unito con altri materiali in diverse percentuali, al fine di sfruttare al meglio le sue
caratteristiche.
Nominiamo solo alcuni dei prodotti di più larga diffusione: tubi per acquedotti, fogne
ecc, lastre e fogli in cemento-amianto, mattonelle per pavimentazioni, frizioni, freni e
prodotti vari per attrito, guarnizioni, filtri per bevande, tute, coperte, guanti
antincendio, pannelli fonoassorbenti e/o isolanti, vernici, rivestimenti, stucchi, feltri,
tegole, ecc. ecc.
A fronte dell'utilizzo delle qualità dell'amianto, questo materiale porta in sé un
paradosso: le fibre e la polvere di asbesto sono estremamente pericolose per la salute
umana.
Qualunque tipo di amianto risulta infatti cancerogeno per l'uomo. La prima malattia
che venne riconosciuta come provocata dalla polvere di amianto è l'asbestosi, che fu
descritta in Inghilterra nel 1900. Nel 1934 venne descritto per la prima volta un
particolare carcinoma primitivo della pleura, che fu denominato mesotelioma, e in seguito
riscontrato anche nel peritoneo.
Mentre l'asbestosi è una malattia tipicamente
professionale, i casi di mesotelioma si riscontrano anche fra la popolazione non esposta
professionalmente, ma residente in zone ove esistono insediamenti industriali che lavorano
amianto.
Il mesotelioma è infatti un segnalatore tipico di presenza di amianto, in quanto
la quasi totalità dei casi è riconducibile ad una esposizione ad asbesto.
Inoltre l'amianto opera una azione sinergica di sostegno ad altri agenti patogeni,
rafforzando il loro potere cancerogeno. Infatti in popolazioni specifiche
professionalmente esposte ad asbesto, oltre a subire una elevata mortalità per le
malattie specifiche provocate dall'amianto, si ha un forte incremento della mortalità in
genere, ed in particolare della mortalità per cancro in generale, soprattutto alle vie
respiratorie e all'apparato gastro-intestinale.
In Italia la legge 257 del 27 marzo 1992, ha finalmente sancito la messa al bando
della "fibra assassina", quindi nel futuro del nostro paese i rischi da amianto
saranno ora dovuti alle opere di bonifica delle zone contaminate. Dato poi il lungo tempo
di latenza dalla esposizione ad amianto fino alla possibile insorgenza del mesotelioma (da
15 a 40 anni), ecco che l'amianto continuerà ad essere un problema ancora per parecchi
decenni.
Le patologie legate all'amianto
La respirazione di fibre di asbesto (ed anche l'ingestione, anche se la questione è
ancora controversa), può determinare malattie diverse, tutte comunque caratterizzate da
un lungo intervallo di tempo fra l'inizio dell'esposizione e la comparsa della malattia.
Questo intervallo, chiamato "tempo di latenza", è in genere di decenni. Il
rischi per la salute è direttamente legato alla quantità ed al tipo di fibre inalate,
alla loro stabilità chimica, ed ad una predisposizione personale a sviluppare la
malattia.
Le malattie principali che possono essere provocate dall'asbesto sono:
- asbestosi;
- mesotelioma;
- carcinomi polmonari;
- tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e di altre sedi
Asbestosi
È una malattia respiratoria cronica legata alle proprietà delle fibre di asbesto di
provocare una cicatrizzazione (fibrosi) del tessuto polmonare; ne conseguono irrigidimento
e perdita della capacità funzionale. Le fibre di asbesto penetrano con l'aria attraverso
la bocca ed il naso, procedendo poi lungo la faringe, la laringe, la trachea e i bronchi
fino ad arrivare agli alveoli polmonari.
Qui l'aria giunge a stretto contatto con il
sangue e, attraverso una sottilissima membrana, cede ossigeno e assorbe anidride
carbonica. La superficie totale di scambio è molto estesa e può essere alterata
dall'inalazione di polveri non inerti, fra cui la silice e l'asbesto.
Le vie respiratorie possono ostacolare la penetrazione di particelle che abbiano un
diametro maggiore di cinque millesimi di millimetro, in quanto sono dotate di ciglia
sottilissime e capaci di una continua produzione di muco: le particelle vengono così
bloccate e poi, con movimenti regolari o con colpi di tosse, espulse.
Molti studi hanno dimostrato che la pericolosità delle fibre di asbesto è legata al
diametro molto piccolo e a una lunghezza superiore a cinque millesimi di millimetro. È
stato dimostrato che una parte dell'asbesto che viene respirato non riesce ad essere
espulsa e resta negli alveoli dove provoca una irritazione (alveolite): sembra che questo
sia il primo passo per l'instaurarsi di lesioni cicatriziali e quindi di una vera e
propria asbestosi.
La quantità di asbesto che resta intrappolata nei polmoni è legata
alla quantità totale di asbesto inalato, e dunque all'intensità e alla durata
dell'esposizione: l'asbestosi è pertanto una malattia in cui esiste una stretta relazione
fra "dose" di asbesto inalata e "risposta" dell'organismo, quindi
tipica di una esposizione professionale.
La crocidolite ha una pericolosità maggiore degli altri tipi di asbesto, forse per la
maggiore rigidità delle sue fibre e dunque per motivi aerodinamici, o forse per le sue
caratteristiche ultramicroscopiche, essendo ogni fibra costituita da un elevatissimo
numero di microfibrille. I sintomi dell'asbestosi sono simili a quelli delle altre
malattie respiratorie croniche: l'affanno, prima da sforzo e poi anche a riposo, la tosse,
che spesso è di tipo secco, la debolezza dovuta alla riduzione della quantità di
ossigeno che dagli alveoli passa al sangue.
La diagnosi si basa innanzitutto sui sintomi riferiti dal lavoratore,
sull'auscultazione del torace, che può mettere in evidenza rumori patologici alle basi
polmonari, sugli accertamenti radiografici, che possono mostrare la presenza di opacità
irregolari, e sulle prove di funzionalità respiratoria, con cui si rileva un deficit di
tipo restrittivo.
La malattia insorge dopo un periodo di latenza di molti anni e inizia in modo
graduale. Il decorso della malattia è molto variabile e, in tempi più o meno lunghi,
porta ad un aggravamento dei disturbi respiratori, accompagnato da un ingrandimento e da
una maggiore diffusione delle opacità radiologiche, e da un progressivo aumento del
deficit funzionale.
Nel corso degli anni si può giungere a quadri di insufficienza
respiratoria gravissimi e infine mortali. La malattia può inoltre essere complicata da
infezioni, da germi comuni o tubercolari; inoltre in polmoni asbestotici, è più facile
l'insorgenza anche di tumori polmonari e mesoteliomi pleurici.
Non esiste una terapia specifica per l'asbestosi e non è possibile pertanto una
guarigione delle lesioni polmonari: la terapia è essenzialmente mirata a ostacolare le
complicanze infettive e a migliorare, nei limiti del possibile, le capacità respiratorie.
Mesotelioma
È un tumore maligno che può colpire le membrane sierose di rivestimento dei polmoni
(pleura) e degli organi addominali (peritoneo).
I mesoteliomi sono quasi inesistenti nella popolazione non esposta ad asbesto, ma
rappresentano il 15% dei tumori che colpiscono persone affette da asbestosi:
l'individuazione di mesoteliomi deve pertanto sempre far sospettare un'esposizione ad
asbesto.
Sono stati descritti casi di mesotelioma in persone residenti intorno a miniere di
asbesto o nelle città sede di insediamenti industriali con lavorazioni dell'amianto, in
familiari venuti in contatto con le polveri accumulatesi sulle tute di lavoratori
direttamente esposti.
L'esistenza di mesoteliomi nei residenti e nei familiari mostra che possono essere
pericolose anche esposizioni a basse concentrazioni di asbesto. In genere il tempo di
latenza (ovvero il tempo che intercorre tra l'esposizione ad amianto e la comparsa della
malattia) è dell'ordine di decenni e può anche superare i 40 anni dall'inizio
dell'esposizione.
I sintomi del mesotelioma sono legati ad una compressione dei visceri che sono a
contatto con la massa tumorale; per lo più il primo segno nelle forme toraciche è
costituito da un versamento pleurico, spesso emorragico, con rapide recidive, con affanno,
tosse stizzosa e comparsa insistente di alcune linee di febbre.
La diagnosi si basa essenzialmente sulla presenza dei sintomi e esami radiografici. In
tutti i casi sospetti l'indagine viene approfondita con altri esami strumentali, fra cui
la T.A.C. e con esami istologici al microscopio di prelievi bioptici (pleuroscopia). In
ogni caso la diagnosi differenziale fra tumore polmonare diffuso alla pleura e mesotelioma
è spesso difficoltosa.
Il decorso dei mesoteliomi è quasi sempre molto rapido, accompagnato da un
progressivo deterioramento delle condizioni generali. Sono possibili diffusioni del tumore
ad altre sedi (metastasi) per il passaggio delle cellule tumorali nel circolo ematico o
linfatico.
La sopravvivenza è in genere inferiore a un anno dalla scoperta del tumore, e specialmente
in soggetti giovani può limitarsi a soli sei mesi. A oggi non sono state individuate
terapie efficaci.
Carcinoma polmonare
Il carcinoma polmonare è in generale il tumore maligno più frequente. Come per
l'asbestosi anche per i carcinomi polmonari è stata riscontrata una stretta relazione con
la quantità totale di asbesto inalata e con l'abitudine al fumo di tabacco.
Il rischio di
contrarre questo tumore nei non fumatori non esposti ad asbesto è risultato di 11 su
100.000 persone l'anno; nei non fumatori esposti ad asbesto è risultato circa 5 volte
superiore; nei fumatori che non sono esposti ad asbesto è circa 10 volte superiore, ed è
addirittura oltre 50 volte superiore nei fumatori che sono anche esposti ad asbesto.
L'eliminazione almeno del fumo è quindi in grado di contribuire a ridurre la probabilità
di contrarre tumori polmonari anche in lavoratori che sono stati esposti ad asbesto.
I sintomi possono essere molto diversi e per lo più, tosse con catarro, affanno,
dimagrimento, compromissione grave delle condizioni generali.
La diagnosi è principalmente radiografica e può essere completata dall'esame
microscopico dell'espettorato e da altri accertamenti strumentali.
Il decorso è caratterizzato da un progressivo deterioramento delle condizioni di salute e
della possibilità di ulteriori disturbi legati a localizzazioni metastatiche in altri
organi. Per alcuni tumori più piccoli e in fase iniziale si può tentare un'asportazione
chirurgica radicale, ma i risultati sono spesso insoddisfacenti. Anche l'efficacia di
trattamenti farmacoloogici e radianti è purtroppo, a tutt'oggi, molto relativa.
Tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e di altre sedi
Numerosi studi hanno mostrato che la mortalità per tumori in genere è più alta neii
lavoratori esposti a polveri libere di asbesto che nella popolazione generale, e in
particolare sembrano più frequenti i tumori del tratto gastro-intestinale e della
laringe. L'aumento della frequenza per queste malattie è comunque molto inferiore
rispetto a quello descritto per i tumori polmonari ed è a tutt'oggi oggetto di studi per
una migliore comprensione dei meccanismi che lo determinano.
Anche per questi tumori i disturbi sono rappresentati da compromissione dello stato
generale di salute, da disturbi della funzione stessa degli organi colpiti e da segni di
compressione degli organi adiacenti. Altri disturbi possono dipendere da localizzazioni
metastatiche.
Il decorso è progressivo: molte forme iniziali possono essere aggredite
chirurgicamente ed eventualmente si possono praticare terapie radianti o
farmacologiche.
La Legislazione Nazionale
- Legge 257 del
27 marzo 1992 - Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto
- D.P.R. 8 agosto
1994 - Pubblicato sulla
Gazz. Uff. 26 ottobre 1994, n.251
- D.M. 12 febbraio
1997 - Pubblicato sulla
Gazz. Uff. 13 marzo 1997, n.60
I prodotti sostitutivi
Le particolari proprietà fisiche, chimiche e meccaniche fanno dell'asbesto un materiale
difficilmente sostituibile nelle varie applicazioni.
Ciò spiega di fatto perché non ci
sia un unico materiale in grado di sostituirlo, ma piuttosto vari tipi di sostanze e/o
composti possono, a seconda delle caratteristiche richieste, sostituirlo con eguale
efficienza.
Bibliografia: A come amianto - Edizioni Ediesse s.r.l. - Autore
Laura Conti
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