 Abstract da:
Sull’amicizia di Marco Tullio Cicerone
18 Innanzi
tutto la mia opinione è questa: l'amicizia può sussistere solo tra persone
virtuose.
19 Ragioniamo allora, come si dice, con l'aiuto
della «grassa Minerva». Uomini che si comportano, che vivono di-mostrando
lealtà, integrità morale, senso di equità, generosità, senza nutrire passioni
sfrenate, dissolutezza, teme-rarietà, ma possedendo invece una grande coerenza,
sono reputati virtuosi. Allora diamo loro anche il nome di virtuosi, perché
seguono, nei limiti delle possibilità umane, la migliore guida per vivere bene,
la natura.
Mi sembra chiaro, infatti, che siamo nati perché
si instauri tra tutti gli uomini un vincolo sociale, tanto più stretto quanto
più si è vicini. Così agli stranieri preferiamo i concittadini, agli estranei i
parenti. L'amicizia tra parenti, infatti, deriva dalla natura, ma difetta di
sufficiente stabilità. Ecco perché l'amicizia è superiore alla parentela: dalla
parentela può venir meno l'affetto, dall'amicizia no. Senza l'affetto,
l'amicizia perde il suo nome, alla parentela rimane.
20 Tutta la forza dell'amicizia emerge
soprattutto dal fatto che, a partire dall'infinita società del genere umano,
mes-sa insieme dalla stessa natura, il legame si fa così stretto e così chiuso
che tutto l'affetto si concentra tra due o po-che persone.
VI C'è chi preferisce la ricchezza, chi la
salute, chi il potere, chi ancora le cariche pubbliche, molti anche il piacere.
Ma se i piaceri sono degni delle bestie, gli altri beni sono caduchi e incerti
perché dipendono non tanto dalla nostra volontà quanto dai capricci della sorte.
C'è poi chi ripone il bene supremo nella virtù:
cosa meravigliosa, non c'è dubbio, ma è proprio la virtù a generare e a
preservare l'amicizia e senza virtù l'amicizia è assolutamente impossibile. . 22
Quando gli uomini sono tali, l'amicizia presenta vantaggi così grandi che a mala
pena posso dirli. In primo luogo, come può essere «vivibile una vita», per usare
le parole di Ennio, che non trovi sollievo nel recipro-co affetto di un amico?
Cosa c'è di più dolce che avere una persona cui
confidare tutto, senza timori, come a te stesso? E quale frutto ci sarebbe nella
prosperità se non avessi qualcuno capace di goderne al par tuo? Con difficoltà,
poi, potresti affrontare le sventure senza un amico che ne soffra anche più di
te. Infine, tutti gli altri beni a cui l'uomo aspira, se presi uno a uno,
presentano un solo lato vantaggioso - la ricchezza per spenderla, la potenza per
essere riveriti, le cariche per ricever lodi, i piaceri per goderne, la salute
per non pro-var dolore e per disporre delle forze fisiche. L'amicizia, invece,
comporta moltissimi vantaggi.
Dovunque tu vada è a tua disposizione, non è
esclusa da nessun luogo, non è mai inopportuna, non è mai un peso. Insomma, non
sono l'acqua e il fuoco, come dicono, a esser utili in tante situazioni, è
l'amicizia. E non mi sto riferendo all'amicizia volgare e mediocre, capace
tuttavia di procurare diletto e utilità, ma all'amicizia vera e perfetta, come
fu quella che legò quei pochi che ancor oggi sono ricordati. L'amicizia,
infatti, conferisce più vivo splendore al successo e allevia il peso delle
avversità, condividendole e parte-cipandovi.
VII 23 L'amicizia, dunque, comporta moltissimi e
grandissimi vantaggi, ma ne presenta uno nettamente superiore agli altri:
alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all'animo di
deprimersi e di abbattersi. Chi guarda un vero amico, in realtà, è come se si
guardasse in uno specchio.
E così gli assenti diventano presenti, i poveri
ricchi, i deboli forti e, quel che è più difficile a dirsi, i morti vivi; tanto
intensamente ne prolunga l'esistenza il rispetto, la memoria e il rimpianto
degli amici.
Se poi privi la natura dei legami affettivi,
nessuna casa, nessuna città potrà restare in piedi, neppure l'agricoltura
sopravviverà.
Se il concetto non è chiaro, basta osservare
dissensi e discordie per capire quanto sia grande la forza dell'amicizia e della
concordia.
Quale casa è così stabile, quale città è così
resistente da impedire a odi e divisioni interne di sconvolgerla da cima a
fondo? Dal che si può giudicare quanto ci sia di buono nell'amicizia.
24 Dicono che un filosofo di Agrigento abbia
profetizzato, in versi greci, che tutte le cose immobili o in movimento nella
natura e nell'universo debbano la loro coesione all'amicizia, la loro divisione
alla discordia.
È un'idea che tutti i mortali non solo intendono,
ma anche comprovano nella realtà. Tant'è vero che, se talvolta si adempie al
proprio dovere di amico affrontando o condividendo un pericolo, chi non è pronto
a esaltare un simile gesto con le lodi più alte?
VIII 26 Dunque: quando molto spesso rifletto
sull'amicizia, mi sembra che occorra soffermarsi soprattutto su un punto:
ricerchiamo forse l'amicizia spinti dalla debolezza o dal bisogno perché,
seguendo la logica del dare e dell'a-vere, speriamo di ottenere dagli altri quel
che da soli non riusciamo a procurarci per poi restituirlo a nostra volta?
Oppure, fermo restando che questa sia una caratteristica dell'amicizia, la causa
è un'altra, più nobile, più bella, più naturale?
L'amore, infatti, da cui l'amicizia trae il nome,
dà il primo impulso al legame affettivo. È vero che si ottengono spesso vantaggi
anche da chi riceve l'onore di un'amicizia simulata e gli ossequi
dell'oppor-tunismo. Nella vera amicizia, al contrario, nulla è finto, nulla è
simulato, tutto è vero e spontaneo.
27 Perciò, secondo me, l'amicizia deriva dalla
natura più che dal bisogno, da un'inclinazione dell'animo mista a un sentimento
di amore, più che da calcoli utilitaristici.
Che le cose stiano così lo si può vedere anche in
alcuni animali: l'amore che, fino a un certo periodo, riversano sui loro piccoli
e l'amore che da essi ricevono rivela chiaramente il loro sentimento.
Nell'uomo è molto più evidente. Primo,
nell'affetto tra genitori e figli, che solo un crimine abominevole può
distruggere. Secondo, in un analogo sentimento di amore che ci nasce dentro
quando incontriamo una persona simile a noi per abitudini e carattere, perché
crediamo di vedere in lei, per così dire, una luce di onestà e di virtù.
IX 29 Se, dunque, tanta è la forza dell'onestà da
venir apprezzata in chi non abbiamo mai visto o, cosa ancor più notevole,
addirittura in un nemico, perché stupirsi se l'animo umano rimane turbato quando
crede di scorgere virtù e bontà in persone con cui si può legare nei rapporti
della vita? È pur vero che l'amore si rafforza quando riceviamo un beneficio o
ci manifestano simpatia o quando ancora si in-staura l'intimità. Se a ciò si
accompagna un'immediata attrazione, ecco allora accendersi un meraviglioso e
intenso affetto.
Se alcuni pensano che l'amicizia derivi dalla
debolezza e dalla necessità di cercare qualcuno in grado di procurarci quel che
ci manca, è perché attribuiscono all'amicizia, se così posso esprimermi,
un'origine davvero bassa e ignobi-le, volendola figlia del bisogno e
dell'indigenza.
Se così fosse, quanto più uno si sentisse
insicuro, tanto più sarebbe adatto all'amicizia. Ma la verità è un'altra!
30 Infatti quanto più uno ha fiducia in sé,
quanto più è armato di virtù e di saggezza, in modo da non avere bisogno di
nessuno e da considerare ogni suo bene un fatto interiore, tanto più eccelle nel
cercare e nel coltivare le amicizie.
31 Come siamo generosi e liberali non per
riscuotere una ricompensa - non diamo i nostri benefici a usura, ma per natura
siamo propensi alla generosità -, così dobbiamo credere che si debba ricercare
l'amicizia non nella speranza di un contraccambio, ma nella convinzione che il
suo intero guadagno consista unicamente nell'amore.
33 Nonostante tutto, nulla è più difficile che
mantenere un'amicizia sino alla morte. Spesso si verificano o divergen-ze di
interessi o disaccordi in politica; l'uomo, poi, non di rado cambia carattere
sia nei momenti difficili sia per il pe-so degli anni.
34 Nella giovinezza, vengono infranti dalle
rivalità per un partito matrimoniale oppure per un interesse che i due a-mici
non possono ottenere nello stesso tempo. Ma se l'amicizia si spinge oltre,
eccola vacillare quando si accende la lotta per le cariche pubbliche. La peste
più esiziale dell'amicizia è, nella maggior parte degli uomini, la sete di
denaro, nei migliori, la lotta per il po-tere e per la gloria. Ecco perché dagli
amici più cari sorgono spesso gli odi più feroci.
35 Gravi disaccordi, e per lo più legittimi,
nascono anche quando si chiede all'amico un favore immorale come, ad esempio,
farsi strumento di piacere o complice in una violenza. Chi si rifiuta agisce con
onore, ma dalla persona che non vuole compiacere è accusato di tradire il codice
dell'ami-cizia. Invece chi osa chiedere all'amico qualsiasi favore, con la sua
stessa richiesta ammette di esser pronto a tutto per l'altro. Di solito le sue
recriminazioni non solo distruggono antiche amicizie, ma suscitano anche odi
eterni. Ecco le tante, per così dire, fatalità che incombono sull'amicizia:
secondo Scipione per evitarle tutte non basta la saggezza, occorre anche la
fortuna.
XI 36 Perciò, se siete d'accordo, vediamo innanzi
tutto fino a che punto deve spingersi l'amore per un amico.
37 Tiberio Gracco fomentava disordini contro lo
stato: Quinto Tuberone e gli altri amici suoi coetanei lo abbandona-rono, come
si è visto. Invece Caio Blossio di Cuma, ospite della vostra famiglia, Scevola,
quando venne da me a chiedere perdono, per-ché ero membro della commissione
d'inchiesta con i consoli Lenate e Rupilio, per giustificarsi diceva di aver
stimato tanto Tiberio Gracco da credere suo dovere l'esaudire ogni sua
decisione. Allora io: «Anche se ti avesse chiesto di dare alle fiamme il
Campidoglio?» «Non mi avrebbe mai chiesto una cosa simile!» rispose. «In quel
caso, però, avrei ubbidito.»
Dire di aver commesso un reato per un amico non è
un'attenuante. Se infatti è stata la tua fede nella virtù a conci-liarti
l'amicizia, difficilmente l'amicizia resisterà se rinunci alla virtù.
XII 40 Si stabilisca dunque la seguente legge
dell'amicizia: non avanzare richieste immorali né esaudirle se richie-ste. È una
scusa davvero vergognosa e assolutamente inaccettabile confessare di aver
commesso un reato, specie contro lo stato, in nome dell'amicizia.
43 Non solo non bisogna coprire con il pretesto
dell'amicizia complotti di gente corrotta, ma piuttosto punirli con le sanzioni
più gravi, perché nessuno si creda autorizzato a seguire l'amico anche quando
attenta allo stato.
XIII 44 Si stabilisca dunque la prima legge
dell'amicizia: bisogna rivolgere agli amici solo richieste oneste, compiere per
gli amici solo azioni oneste senza aspettare di esserne richiesti, mostrarsi
sempre disponibili e mai esitanti, ave-re il coraggio di dare liberamente il
proprio parere. Valga soprattutto nell'amicizia l'autorità degli amici che danno
buoni consigli; tale autorità serva ad ammonire non solo con sincerità ma, se la
situazione lo richiede, anche con asprezza e, in tal caso, le si obbedisca.
45 Alcuni che, a quanto sento dire, vennero
considerati sapienti in Grecia, hanno sostenuto tesi a mio giudizio pa-radossali
(ma non esiste argomento su cui non cavillino). Una parte afferma che dobbiamo
rifuggire dalle amicizie eccessive, per evitare che uno solo si tormenti per
molti; a ciascuno bastano e avanzano i propri problemi e farsi carico di quelli
altrui è una bella noia. La cosa migliore, secondo loro, è allentare più che si
può le briglie dell'amicizia, tirandole o lasciandole andare a proprio piacere;
essenziale per vivere bene è la tranquillità, di cui l'animo non può godere se,
per così dire, fosse uno solo a sopportare il travaglio per tutti.
46 Altri, invece, a quanto si dice, sostengono
una tesi ancora più disumana; l'ho brevemente accennata poco fa: le amicizie
andrebbero ricercate in vista di protezione e appoggi, non per un sentimento di
affetto e stima; insomma, quanto meno uno è deciso e forte, tanto più aspira
all'amicizia; ecco perché sono le donnicciole a chiedere la prote-zione
dell'amicizia più degli uomini, i poveri più dei ricchi e gli sventurati più di
chi è considerato felice.
47 Ma che bella saggezza! È come se privasse
l'universo del sole chi priva la vita dell'amicizia: e niente di più bello,
niente di più gradito dell'amicizia abbiamo ricevuto dagli dèi immortali.
Allora, che cos'è mai questa tranquillità, in apparenza seducente, ma in realtà
da ripudiare per molti aspetti? No, non ha senso rifiutarsi di intraprendere una
cosa o un'azione onesta, oppure abbandonarla dopo averla intra-presa, per
evitare noie. Ma se fuggiamo le preoccupazioni, dobbiamo fuggire la virtù che,
all'inevitabile prezzo di qualche apprensione, ci porta a disprezzare e odiare
il suo contrario, come fa la bontà con la cattiveria, la temperanza con le
passioni, il co-raggio con l'ignavia. Ecco perché si vedono soprattutto i giusti
soffrire per le ingiustizie, i coraggiosi per la viltà, i moderati per gli
eccessi. E proprio di un animo ben educato, quindi, rallegrarsi per il bene e
affliggersi per il male.
XIV 49 Siamo appagati da molte cose vane: onori,
gloria, casa, vestiti, forma fisica, ma non apprezziamo affatto l'animo
virtuoso, capace di amare e, per così dire, di ricambiare l'amore. C'è follia
più grande? Niente, infatti, è più piacevole del reciproco affetto e della
corrispondenza di attenzioni e cor-tesie.
50 E se poi aggiungiamo - come si può fare a buon
diritto - che niente affascina e attira qualcosa a sé quanto la somiglianza
affascina e attira gli uomini all'amicizia, si finirà con l'ammettere che i
buoni amano i buoni e li attrag-gono a sé come se li sentissero legati dalla
parentela o dalla natura. Niente brama tanto il suo simile e ne è avido quanto
la natura. Ecco perché possiamo ritenere certo, cari Fannio e Scevola, che i
buoni hanno per i buoni un affetto in un certo senso ineluttabile: è la natura
ad averlo posto come fonte dell'amicizia.
Ma la bontà, in sé e per sé, può sussistere anche
tra molte persone. La virtù, infatti, non è inumana, egoista e su-perba, ma
suole proteggere interi popoli e provvedere nel modo migliore a essi. E non lo
farebbe di sicuro se abor-risse dall'amore per la gente.
51 Anzi, a mio parere, chi basa l'amicizia
sull'interesse distrugge tra i vincoli dell'amicizia quello che è più vicino
al-l'amore. In realtà, non ci è caro tanto ricavare un guadagno dall'amico,
quanto il suo stesso amore, e quel che ci proviene dall'amico risulta piacevole
solo se accompagnato dall'affetto.
55 Ma la vera follia, quando dispongono di
ricchezze, possibilità e prestigio, è che si procurano tutto ciò che il dena-ro
può offrire - cavalli, servi, vestiti di lusso, vasi preziosi -, ma non gli
amici, il migliore, per così dire il più prezioso corredo della vita. Quando
acquistano tutti quei beni, non sanno né per chi li comprano, né per chi si
danno tanto da fare. Sono oggetti, infatti, che appartengono al più forte,
mentre il possesso dell'amicizia è in ogni uomo stabile e sicuro. Di
conseguenza, anche se conservassero quei beni, che sono come doni della Fortuna,
una vita di solitudine, priva di amicizie non potrebbe dar la felicità. Ma
sull'argomento ho detto abbastanza.
XVI 62 Ma Scipione - ritorno spesso a lui perché
suo era l'intero discorso sull'amicizia - si lamentava che gli uomini in tutto
usino più attenzione che nell'amicizia. Tutti sanno dirti quante capre o pecore
possiedono, ma quanti amici no. Nel procurarsi un gregge usano ogni riguardo, ma
nello scegliere gli amici sono distratti né hanno, per così dire, se-gni
particolari e marchi che li aiutino a giudicare coloro che sono idonei
all'amicizia.
Dobbiamo scegliere amici dotati di fermezza,
stabilità e coerenza - e di tali caratteristiche vi è grande penuria! E
giudicare una persona senza metterla alla prova è davvero difficile, ma la prova
è fattibile solo se si è instaurato il legame. Così, l'amicizia precorre il
giudizio e finisce con eliminare la possibilità di fare una verifica.
63 È indice di saggezza, quindi, saper frenare
l'impeto dell'affetto come si frena un cocchio, per poter usare dell'a-micizia
solo dopo aver sperimentato, in qualche modo, il carattere degli amici, così
come si provano i cavalli.
Spesso alcuni rivelano tutta la loro leggerezza
di fronte a pochi soldi; altri, invece, irremovibili davanti a una piccola
somma, si tradiscono di fronte a una grande.
Ma se pure troveremo chi si vergogna di preferire
il denaro all'amicizia, dove troveremo chi non antepone all'amici-zia onori,
cariche pubbliche e militari, potere, prestigio, e chi, avendo la possibilità di
scegliere tra tutti questi beni e le prerogative dell'amicizia, non preferisce
di gran lunga i primi? La natura umana è troppo debole per disprezzare il
potere; e se si raggiunge il potere a prezzo dell'amicizia, si pen-sa che su ciò
calerà un'ombra, perché non senza una valida ragione l'amicizia è stata
trascurata.
64 E così, è difficilissimo trovare vere amicizie
in chi vede nella carriera politica una ragione di vita. Dove trovare chi
preferisca alla propria affermazione quella dell'amico? E, per passare ad altro,
come risulta gravoso e difficile, ai più, condividere gli insuccessi altrui! Non
è facile trovare persone disposte ad abbassarsi a tanto. E benché Ennio abbia
ragione nel dire:
L'amico certo si scopre nella sorte incerta
tuttavia due sono le situazioni che dimostrano la
leggerezza e l'incostanza dei più: se disprezzano gli amici nel mo-mento del
successo o se li abbandonano nelle difficoltà.
XVIII 65 Base della stabilità e della coerenza,
che cerchiamo nell'amicizia, è la lealtà. Nulla è stabile senza lealtà. Conviene
inoltre scegliere una persona semplice, socievole e di sensibilità affine, cioè
che reagisca alle situazioni come noi. Tutto ciò contribuisce alla fedeltà.
Non può essere leale un carattere complesso e
tortuoso, e neppure chi non reagisce come noi e ha una sensibilità diversa può
essere leale e stabile. Bisogna poi aggiungere che l'amico non deve provar gusto
nel calunniare o nel prestar fede a calunnie mosse da altri.
Tutto ciò contribuisce alla coerenza, di cui sto
trattando già da un po'. Ed ecco avverarsi la premessa del mio di-scorso:
l'amicizia può esistere solo tra i virtuosi. Solo l'uomo virtuoso, che si può
chiamare anche saggio, sa osser-vare due norme dell'amicizia.
Prima: evitare tutto ciò che è finto o simulato;
persino l'odio dichiarato è più nobile che nascondere il proprio pensie-ro
dietro un'espressione del volto.
Seconda: non solo respingere le accuse lanciate
da altri, ma neppure nutrire sospetti, supponendo che l'amico si sia comportato
male.
XIX 67 Sorge a questo punto un problema di una
certa difficoltà: a volte, dobbiamo forse preferire i nuovi amici, purché degni
della nostra amicizia, ai vecchi, così come di solito preferiamo ai cavalli di
una certa età quelli giovani?
Dubbio indegno di un uomo! Nell'amicizia non deve
esistere sazietà come nelle altre cose! Quanto più un'amicizia è antica, tanto
più deve piacere, come quei vini che reggono bene l'invecchiamento.
Ed è vero il proverbio che dice: bisogna mangiare
insieme molti moggi di sale perché si possa dire assolto il dovere di amico.
68 Quanto alle nuove amicizie, se lasciano
sperare nella nascita di un frutto, come giovani piante che non inganna-no
l'attesa, non sono certo da rifiutare, ma l'anzianità deve rimanere al posto che
le spetta, perché è grandissima la forza dell'anzianità e dell'intima
conoscenza.
Anzi, ritornando all'esempio del cavallo appena
menzionato, se niente lo impedisce, non c'è nessuno che preferisca al cavallo
cui è abituato uno mai montato e nuovo per lui. In realtà, è un'abitudine valida
non solo per gli esseri ani-mati, ma anche per quelli inanimati, tant'è vero che
ci piacciono dei luoghi, anche se montuosi e selvaggi, se vi ab-biamo dimorato
per un certo periodo di tempo.
72 Nei rapporti di amicizia come coloro che sono
superiori devono abbassarsi, così, in un certo senso, devono ele-vare gli
inferiori. Ci sono persone, infatti, che tolgono il piacere dell'amicizia perché
si credono disprezzate; capita generalmente solo a chi non si considera degno
della stima altrui. È doveroso, quindi, liberarli di tale pregiudizio non solo a
parole, ma anche con i fatti.
73 Devi inoltre dare all'amico in primo luogo
quanto sei in grado di dare, in secondo luogo quanto la persona che ami e vuoi
aiutare è in grado di sostenere. Per quanto tu stia in alto non potresti
condurre gli amici ai vertici delle cariche pubbliche. Scipione, per esempio,
riuscì a far eleggere console Publio Rupilio, ma non il fratello di costui,
Lucio. Ma se anche potessi conferire a un altro una carica qualsiasi, devi
sempre vedere se sia capace di sostenerla.
74 In generale, si devono giudicare le amicizie
quando il carattere si è formato e l'età è matura. Se, da giovani, siamo stati
appassionati di caccia o del gioco della palla, non dobbiamo considerare
necessaria-mente amici i compagni che allora prediligevamo perché accomunati
dalla stessa passione. In questo modo, nutrici e pedagoghi si sentiranno in
dovere di esigere il massimo dell'affetto per diritto di anzianità! Noi non
dobbiamo dimenticarli, ma amarli in un altro modo.
Diversamente, le amicizie non possono durare in
maniera stabile. Caratteri diversi comportano interessi diversi ed è questa
diversità a separare gli amici; se i virtuosi non possono essere amici dei
malvagi e i malvagi dei virtuosi è solo perché la loro differenza di carattere e
di interessi è la più grande che ci sia.
75 A ragione si può prescrivere un'altra regola
nell'amicizia: un affetto incontrollato non deve ostacolare l'amico, come molto
spesso accade, nel conseguimento di importanti successi. Per ritornare ai
drammi, Neottolemo non avrebbe potuto conquistare Troia se avesse voluto dar
retta a Licomede, presso il quale era stato allevato, che piangendo a dirotto
cercava di impedirne la partenza. Spesso, poi, capitano gravi eventi che
impongono un distacco: chi vi si oppone, perché incapace di sopportare la
mancanza dell'amico è debole, senza carattere, e, proprio per questo, ingiusto
nei confronti dell'amico.
XXI Incombe sulle amicizie una calamità, e non
sempre è possibile evitarla: la rottura. Il mio discorso si abbassa ormai
dall'amicizia tra saggi alle amicizie comuni. I difetti degli amici, infatti,
molte volte si manifestano all'improvviso, ora a danno degli stessi amici, ora
degli estra-nei, ma in modo che il disonore ricada sempre sugli amici. Bisogna
frequentare tali amicizie sempre meno, sino ad arrivare allo scioglimento
definitivo.
Come ho sentito dire da Catone, dobbiamo
scucirle, non strapparle, a meno che non divampi un motivo di risenti-mento
davvero insopportabile; in tal caso non sarebbe giusto, né dignitoso, né
possibile non troncare una volta per tutte il rapporto.
77 Ma se il carattere o gli interessi
cambieranno, come avviene di solito, o se il diverso orientamento politico
diven-terà motivo di contrasto (non mi sto riferendo, come ho appena detto, alle
amicizie dei saggi, ma alle comuni), do-vremo evitare di far credere che abbiamo
fatto morire un'amicizia per concepire un odio.
In generale, il solo mezzo per prevenire e
impedire questi guai e queste molestie è non iniziare ad amare troppo presto
persone indegne.
82 Ma i più assurdamente, per non dire con
impudenza, vogliono avere amici come loro stessi non possono essere e quel che
essi non danno agli amici lo pretendono da loro. Invece è giusto prima di tutto
essere uomini virtuosi e poi cercare altri simili a noi. Solo tra virtuosi può
rafforzarsi la stabilità dell'amicizia, di cui sto trattando già da un po',
quando cioè gli uomini, legati dall'affetto, sapranno in primo luogo dominare le
passioni, di cui gli altri sono schiavi, e poi ameranno l'equità e la giustizia,
si sobbarcheranno a ogni sacrificio l'uno per l'altro, non chiederanno mai nulla
che contravvenga alla morale e al diritto, e instaureranno così non solo un
rapporto di stima e amore, ma anche di rispetto. In verità, priva l'amicizia del
suo più bell'ornamen-to chi la priva del rispetto.
XXIII 87 L'amicizia, si insinua, non so come,
nella vita di tutti e non permette a nessuna esistenza di trascorrere senza di
lei.
XXIV È vero: la natura stessa ci dichiara con
tanti segni cosa vuole, cosa ricerca ed esige, ma noi diventiamo sordi, chissà
perché, e non diamo ascolto ai suoi avvertimenti. In realtà, i rapporti di
amicizia sono vari e complessi e si presentano molti motivi di sospetto e di
attrito; saperli ora evitare, ora attenuare, ora sopportare è indice di
saggez-za. Un motivo di risentimento in particolare non va inasprito, per poter
conservare nell'amicizia vantaggi e lealtà: biso-gna avvertire e rimproverare
spesso gli amici e, con spirito amichevole, bisogna accettare da loro gli stessi
rimpro-veri se sono ispirati dall'affetto.
90 Se poi uno ha le orecchie chiuse alla verità e
non può ascoltare dall'amico il vero, è il caso di disperare della sua salvezza.
Acuto, come molti altri, è un detto di Catone: «Talvolta fanno del bene più i
nemici irriducibili degli amici che sem-brano compiacenti: i primi dicono spesso
il vero, i secondi mai.» Ed ecco un'altra assurdità: chi è rimproverato non
prova il dispiacere che dovrebbe provare, ma si dispiace per quello che invece
non dovrebbe toccarlo: infatti non si addolora per aver sbagliato, ma si irrita
di venir ripreso. Invece dovrebbe provare il contrario: dolore per la colpa e
gioia per la correzione.
XXV 91 Se, dunque, è indice di vera amicizia
ammonire ed essere ammoniti - e ammonire con sincerità, ma senza durezza, e
accettare i rimproveri con pazienza, ma senza rancore -, allora dobbiamo
ammettere che la peste più esiziale dell'amicizia è l'adulazione, la lusinga e
il servilismo. Dàgli tutti i nomi che vuoi: sarà sempre un vizio da condannare,
un vizio di chi è falso e bugiardo, di chi è sempre pronto a dire qualsiasi cosa
per compiacere, ma la verità mai.
92 D'altronde, se la simulazione in ogni
circostanza è un male, perché impedisce il giudizio del vero e lo adultera,
allora è assolutamente incompatibile con l'amicizia. Cancella infatti la verità
senza la quale non ha più senso la pa-rola amicizia. Se infatti l'essenza
dell'amicizia consiste, per così dire, nel fondere in una sola anima più anime,
come sarà possibi-le se nemmeno nell'anima del singolo individuo ci sarà sempre
unità e identità, ma diversità, mutevolezza e ambi-guità?
93 Esiste qualcosa di tanto flessibile, di tanto
sviato quanto l'anima di chi si trasforma non solo sulla base dell'umo-re e
della volontà di un altro, ma anche della sua espressione o di un suo cenno?
Se dice no, io dico no. Se dice sì, io dico sì.
Insomma, mi sono imposto di esser sempre d'accordo, come afferma ancora
Terenzio, ma per bocca di Gnatone. Avere un amico del genere è davvero indice di
stoltezza!
94 Ma siccome molti sono gli Gnatoni, e spesso
superiori per condizione sociale, fortuna e fama, la loro piaggeria è
pericolosa, perché alla menzogna si aggiunge l'autorità.
95 Ma, stando bene attenti, è possibile
distinguere e riconoscere l'amico adulatore dal vero amico, così come si
ri-conosce ciò che è contraffatto e falso da ciò che è autentico e genuino.
L'assemblea popolare, composta da persone molto ignoranti, è capace tuttavia di
vedere, di solito, la differenza tra il demagogo, cioè il cittadino adulatore e
infido, e il cittadino coerente, serio e ponderato.
XXVI 97 Davvero Taide mi manda mille grazie?
Bastava rispondere: «Sì, mille grazie.» Invece dice: «Milioni di grazie!».
L'adulatore aumenta sempre, per compiacere, quei «molto» che l'altro vuol
sentirsi dire.
XXVII È la virtù, sì è la virtù, o Caio Fannio e
tu, mio Quinto Mucio, a procurare e a conservare le amicizie. In essa c'è
armonia, stabilità e coerenza. Quando sorge e mostra la sua luce, quando vede e
riconosce la stessa luce in altri, vi si avvicina per ricevere, a sua volta, la
luce che brilla nell'altro. Si accende così l'amore, o l'amicizia (entrambi i
termini derivano infatti da amare). E amare altro non è che provare per chi si
ama un affetto fine a se stesso, indipendente dal bisogno e dalla ricerca di
vantaggi. I vantaggi, tuttavia, sbocciano dall'amicizia, anche se non sei andato
a cercarli.
Ecco cosa avevo da dire sull'amicizia. Vi esorto
dunque a collocare tanto in alto la virtù, senza la quale l'amicizia non può
esistere, da pensare che nulla è più nobile dell'amicizia, eccetto la virtù.
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