Manuela D’Alessandro Matteo
Di Michele e Paolo Soleri quella notte d’autunno di due anni fa quando
si strinsero la mano avvolti da una precoce bruma milanese non avevano
proprio nulla in comune, se non il fatto di trovarsi nel medesimo luogo:
il primo, giovane giurista fresco di laurea presso l’Università
dell’Insubria,
era semplicemente incuriosito dalla fama del secondo, vecchio architetto
italo-americano onusto di gloria che a Milano si trovava di passaggio
per tenere una conferenza come tante altre.
«Quella sera - racconta
Matteo - Paolo raccontò del progetto che era la summa di tutta la sua
ricerca architettonica: la città di Arcosanti, un nucleo urbano in mezzo
al deserto dell’Arizona in costruzione da più di trent’anni. Per me,
neo-laureato in cerca di orizzonti nuovi, fu una folgorazione. Di lì a
poco partii per l’Arizona dove tutt’ora vivo e lavoro.»
Ma andiamo con ordine. Che cos’è esattamente Arcosanti? Arcosanti è un
laboratorio urbano in cui architetti e scienziati di tutto il mondo
lavorano alla costruzione di una città ideale con criteri e modalità
completamente diversi rispetto al modello tipico di città americana.
Attualmente gli abitanti sono un centinaio, ma il progetto originario
prevede un insediamento finale di cinquemila persone. Perché Arcosanti è
un modello di città ideale? Il principio base su cui si sta edificando
Arcosanti è quello dell’arcologia, termine coniato da Soleri ad indicare
la fusione tra architettura ed ecologia.
I concetti chiave dell’arcologia sono quelli di frugalità e
miniaturizzazione. Il termine frugalità sottende l’idea di fare di più
con meno: meno risorse energetiche, meno spazio, meno spreco di
materiali e, naturalmente, meno inquinamento.
Tutto ciò miniaturizzando la città, ossia riducendo al massimo gli spazi
vuoti e quelli che in una città normale sono occupati dalle automobili.
Il 60% della superficie di quasi tutte le città nel mondo è occupata
infatti da veicoli a motore.
Uno spazio enorme che Soleri ama definire “spazio vuoto”. Come sei
entrato nella comunità di Arcosanti? Come tutti gli altri residenti
nella città sono entrato nel progetto svolgendo un workshop, cinque
settimane di corso durante le quali si apprende la filosofia di Paolo
Soleri e si lavora concretamente alla costruzione della città.
Al termine del workshop i frequentanti diventano ufficialmente residenti
di Arcosanti e da quel momento possono rimanere a vivere e a lavorare
nella città a tempo indeterminato. A quali lavori ci si può dedicare ad
Arcosanti? Vi è una gamma di lavori molto vasta, da quelli più manuali
alla progettazione vera e propria delle infrastrutture urbane.
Io, per esempio, nel mio
periodo di workshop facevo il carpentiere, poi ho avuto la
fortuna
di essere ingaggiato con regolare contratto dalla Fondazione di
Arcosanti e attualmente svolgo le funzioni di consulente legale e
addetto ai rapporti con enti e istituzioni straniere. Ma Arcosanti si
regge soprattutto sul lavoro dei volontari che vengono a seguire il
workshop.
La Fondazione garantisce loro vitto e alloggio gratuiti. Chi finanzia il
progetto Arcosanti se esso si fonda per lo più sul volontariato? Ci
autofinanziamo attraverso la produzione e la vendita delle nostre
campane di ceramica e bronzo che negli Stati Uniti godono d’una certa
fama. Che genere di persone decide di venire ad Arcosanti?
Per la maggior parte si tratta di studenti di architettura o architetti
provenienti da tutto il mondo che vengono a svolgere un apprendistato
presso il nostro studio di progettazione. Ma vengono anche tanti
cittadini americani stanchi dello stile di vita ultrafrenetico che
caratterizza i loro centri urbani alla ricerca di un’alternativa.
Oltre
a te ci sono altri italiani ad Arcosanti? Sì, in questo mio anno e mezzo
ad Arcosanti ho visto transitare molti italiani. Si tratta per lo più di
studenti delle Facoltà di Architettura degli atenei di Venezia e Roma
coi quali abbiamo stipulato delle convenzioni che permettano agli
studenti di svolgere un semestre accademico presso la nostra Fondazione.
Uno dei nostri
principali parthner è l’Accademia di Mendrisio di Mario Botta che è un
grande amico di Paolo Soleri ed è venuto recentemente a farci visita. A
proposito di amici illustri di Paolo: in questi giorni ospite ad
Arcosanti c’è il regista Francis Ford Coppola in cerca d’ispirazioni per
un suo progetto cinematografico.
Tornando alla filosofia di Arcosanti, credi che si possa parlare di un
modello applicabile al di fuori del deserto dell’Arizona? In realtà
Arcosanti è solo un laboratorio
e non si deve concepire come un modello da copiare. È un luogo dove
stiamo conducendo degli esperimenti, una possibile, ma non l’unica,
manifestazione concreta dell’arcologia.
L’idea di frugalità è, peraltro,
molto in auge tra gli architetti contemporanei. Passare dal modello
consumista a quello frugale è urgente, ma certo non possiamo pretendere
di abbattere le città esistenti in nome dell’arcologia! Si potrebbero
però costruire quartieri nuovi ispirati all’arcologia… Certo, e infatti
questo è uno degli obiettivi del progetto.
Si potrebbero costruire
quartieri dove non ci sia bisogno dell’auto e si utilizzino, per
esempio, forme di riscaldamento e di raffreddamento dell’ambiente basate
sul risparmio energetico. Soleri si arrabbia quando lo definiscono uno
dei più grandi utopisti esistenti, Arcosanti è proprio la dimostrazione
che le sue idee vogliono incidere profondamente nella viva realtà.
E si
possono immaginare nuove, grandi città basate sulla filosofia di Arcosanti?
Il Governo cinese sta pensando di costruire nuove città
abitate da milioni di abitanti nelle zone desertiche del Paese e si è
rivolto a Soleri. Staremo a vedere, non nascondo che l’applicazione su
larga scala dell’arcologia potrebbe creare delle difficoltà: la
concentrazione degli spazi e la maggiore condivisione di essi non sono
fattori condivisibili da tutti.
Un’ultima domanda: dall’Università dell’Insubria
ad Arcosanti, in che modo è cambiata la tua vita? Ad Arcosanti la mia
vita si sta riempiendo di speranza. Arcosanti è il sogno di un mondo
diverso che sta prendendo forma. Qui ed ora. Un manuale di sopravvivenza
per la vita famigliare: è quanto propone Umberto Folena - saggista,
umorista e giornalista di «Avvenire» - con il suo «Survival in famiglia»
pubblicato da Piemme (160 pagine, euro 8,90).
La Provincia 01/08/2003 |