Nel 2000
la sede di ResidenT® viene trasferita ai civici 378 scala "C" di via
Pietro Giardini e ai civ 8-10 di via Cardarelli sino al marzo 2007.
Da allora gli uffici si trovano in via Mario Vellani Marchi 20.
Gli uffici erano distribuiti su due livelli:
al primo piano, con accesso da via Giardini 378 scala C, gli uffici
della gestione (pronto intervento, manutenzioni ...) con le salette per
le assemblee e al piano terra, all'angolo di via Cardarelli 8,
l'amministrazione (contabilità condomini, pagamento fornitori ...) e la
sala per le assemblee. |
All'ingegnere Pietro Giardini il duca di
Modena Francesco III d'Este assegnò il progetto e la direzione lavori
per la costruzione della omonima via Giardini.
La via Giardini, doveva unire il ducato di
Modena col Granducato di Toscana per favorire così lo sviluppo economico
e sociale del ducato di Modena e Reggio.
Venne iniziata nel 1766 e terminata in
dieci anni: si trattava per l'epoca di una impresa gigantesca, con una
lunghezza di quasi cento km in territorio Modenese, dal capoluogo al
confine toscano.
Sul percorso erano dislocati stazioni di
posta, osterie, fontane, posti di ricovero e ristoro per i viaggiatori,
una vera autostrada ante litteram.
All'epoca vennero impiegati nell'impresa
3000 operai. Il Duca, entusiasta del risultato, diede alla strada il
nome del suo realizzatore
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da
http://it.wikipedia.org/
Francesco III d'Este
(Modena,
2
luglio 1698
- Varese,
22 febbraio
1780) fu
duca di Modena dal 1737 al 1780.
Figlio del duca
Rinaldo d'Este e di Carlotta Felicita di Brunswick sposò Carlotta
Aglae di Orléans; restato vedovo nel 1761, sposò con matrimonio
morganatico dapprima Teresa di Castelbarco, vedova Simonetta, poi Renata
Teresa d’Harrach, vedova Melzi. Ebbe complessivamente dieci figli, ma
solo i primi sette dalla moglie legittima:
- Alfonso (1723-1725)
- Maria Teresa Felicita (1726-1754)
sposa Lodovico di Borbone, Duca di Ponthiévre, ammiraglio di
Francia.
-
Ercole III d'Este
(1727-1803) Duca dal 1780 al 1797, continuatore della dinastia.
- Matilde (1729-1803)
- Fortunata Maria (1731-1803) sposa
Luigi Francesco di Borbone, Principe di Conti.
- Beatrice (1734-1736)
- Elisabetta (1741-1774)
- Francesco Maria «Tesdè» (1743-1821)
Conte di S. Andrea, Abate di
Nonantola e Vescovo di
Reggio Emilia.
- Federico Benedetto «Tesdè»
(1745-1820) Conte di S. Romano, trattò l’armistizio con
Napoleone.
- Bernardino «Tesdè» (?-1750) morto
infante.
Nel 1741 conclude il matrimonio del
figlio Ercole con Maria Teresa Cybo, erede del
Ducato di Massa e Carrara, e così Modena acquista l’ambito sbocco al
mare.
Per risanare le esauste finanze del
Ducato dopo le guerre di successione, vende per 100.000 zecchini i più
pregiati quadri della
Galleria Estense, ad
Augusto III Re di Polonia ed Elettore di Sassonia, che li
trasferisce a
Dresda.
Si avvicina sempre più all’Austria, e su suggerimento inglese, nel 1753
combinò il matrimonio della nipote Maria Beatrice Ricciarda (unica
discendente del figlio Ercole e di Maria Teresa Cybo) con l’Arciduca
Ferdinando d’Asburgo-Lorena, terzogenito di
Maria Teresa d'Austria, in cambio della garanzia imperiale della
sopravvivenza del ducato come entità separata dai domini asburgici. In
più egli ottenne la nomina a "Amministratore e capitano generale della
Lombardia austriaca" fino alla maggiore età dell'arciduca, che avrebbe
allora assunto le funzioni di governatore. Uomo accorto ed abile
amministratore, il duca si rese conto che la carica che gli era stata
conferita aveva solo funzioni onorifiche, sicché si adattò a lasciare le
leve effettive del potere a Beltrame Cristiani, plenipotenziario
imperiale: Egli cercò comunque nei primi anni di svolgere una politica
estera autonoma rispetto a quella viennese, ma il rovesciamento delle
alleanze operato nel 1756 gli tolse ogni spazio di manovra. Cercò allora
di cogliere il massimo dei vantaggi economici offertigli dalla carica,
entrando al tempo stesso in ottimi rapporti con l'aristocrazia lombarda,
grazie anche al matrimonio contratto con Teresa di Castelbarco, vedova
del conte Antonio Simonetta.
Fu sovrano illuminato, anche se libertino
nei costumi: regolò l’urbanistica di
Modena
e vi introdusse la numerazione delle case; istituì l’ospedale, l’Albergo
dei Poveri,oggi Palazzo dei Musei, l’Orto Botanico; fece costruire la
Via Vandelli che collegava Modena alla Toscana e al Tirreno e fece
redigere, primo sovrano in Italia, un Codice di leggi, il famoso «Codice
Estense» del 1771 che fu il progenitore di tutte le codificazioni
dell’Ottocento.
Pur con tutte le difficoltà causate dalle
tensioni in Europa fra le grandi potenze, egli si dimostrò un duca assai
migliore di quanto fosse lecito sperare dal suo comportamento da
principe ereditario. Aderì agli ideali illuministici e questo si
riverberò positivamente nella situazione economica perché
l’incameramento dei beni ecclesiastici, il «rinnovo» urbanistico della
capitale, l’introduzione delle prime macchine, crearono sviluppo ed
occupazione.
Morì nella sua villa di
Varese,
rassegnato all’estinzione del casato, data la mancanza di eredi maschi
del figlio Ercole III, anche se nel contratto di matrimonio della nipote
con l'arciduca d'Austria era previsto che i figli ereditassero il nome
d'Este e quindi i duchi successivi vengono indicati come Austria Este. |