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Il
mercato del gas naturale al 2020:
una
analisi dell'Associazione Italiana Economisti dell'Energia
EDGARDO
CURCIO(*)
Come è noto in termini di
fonti primarie, il gas naturale attualmente contribuisce a soddisfare la
domanda nazionale per oltre un terzo (34%), grazie all’importante
contributo nei settori residenziale, terziario e industriale. Peraltro,
nell’ultimo decennio, anche il suo contributo nella produzione
termoelettrica è andato sempre più assumendo un ruolo dominante rispetto
alle altre fonti fossili, a seguito dell'aumento di consistenza del
parco centrali a ciclo combinato a gas. Di fatto, negli ultimi quattro
anni, mentre il consumo complessivo lordo di gas naturale in Italia è
cresciuto del 14%, i consumi di gas naturale nel settore termoelettrico
sono cresciuti del 23%.
Il mercato nazionale è dunque caratterizzato da un ruolo del gas in
continua crescita. Trend che si riscontra anche a livello europeo
dove emerge che il gas naturale rappresenta attualmente la seconda fonte
energetica più importante rispondendo al 25% dei primari bisogni di
energia per crescere fino al 30% nel 2020, secondo le previsioni di
Eurogas.
Pur con una percentuale di copertura del fabbisogno totale di energia
molto diverso da un Paese membro all’altro, anche nel contesto europeo
la domanda di gas naturale risulta in incremento in tutti i settori
dell’economia, con un uso particolarmente forte nella generazione
termoelettrica, dove viene usato al posto di altri combustibili fossili,
grazie a tecnologie di conversione ad alta efficienza, basso impegno
finanziario e impatto ambientale relativamente contenuto.
In Italia, la domanda di gas naturale nel 2004 ha fatto registrare una
crescita del 3,8% rispetto al 2003, attestandosi a circa 80 miliardi di
metri cubi. Si tratta di una variazione molto più elevata di quella che
ha caratterizzato la crescita economica (1,1%) e la domanda di energia
nel suo complesso (0,8%). Crescita sostenuta dal settore termoelettrico
(+9%), dove il gas si conferma fonte leader (raggiungendo nel 2004 il
record storico di 28 Gm3) con una quota che ha raggiunto il
49% del totale dei prodotti impiegati, continuando il trend di crescita
che perdura ormai da molti anni.
In relazione al mercato, dopo quasi cinque anni dall’entrata in vigore
del decreto legislativo 164/00, Decreto Letta, che ha dato via alla
liberalizzazione del mercato del gas naturale, gli indici mostrano
dinamiche incoraggianti sotto vari punti di vista: è incrementato il
numero di soggetti che hanno avuto il conferimento della capacità agli
entry e di quelli che hanno chiesto l’autorizzazione o fatto
comunicazione al Map per importare gas naturale, oltre ché il numero di
transazioni all’interno delle reti.
Nonostante questi segnali positivi la liberalizzazione del settore gas
risulta un processo ancora profondamente incompleto, in virtù del forte
peso dell’operatore dominante che rende poco liquido e scarsamente
competitivo il mercato. Situazione che, sulla base delle attuali
tendenze, permarrà anche per i prossimi anni, nonostante i tetti
antitrust. Nasce quindi la necessità di trovare soluzioni idonee a dare
liquidità al mercato in quanto un mero rinnovo dei tetti antitrust posti
a carico dell’operatore dominante, e che scadono nel 2010, non sembrano
sufficienti al sistema, perchè gli stessi già da tempo hanno dimostrato
di non essere in grado di migliorare la competitività del mercato del
gas.
Lo scenario di previsione della domanda di gas, secondo l’AIEE, è basato
sulla sostanziale continuazione delle tendenze recenti del sistema
economico ed energetico italiano. Esso si fonda su alcune ipotesi
relative all’evoluzione demografica ed economica del Paese e alla
dinamica dei diversi fattori che condizionano la domanda di questa
fonte, quali, ad esempio, l’evoluzione strutturale del comparto
produttivo, la crescita del settore elettrico, la composizione del parco
elettrico e gli effetti delle azioni di risparmio. 
Emerge uno scenario di evoluzione della domanda di gas naturale che vede
una crescita complessiva piuttosto marcata, a un ritmo medio annuo di
circa il 2,5% dal 2004 al 2010, passando da una quota del 33% ad una
quota di oltre il 38% dei consumi complessivi di energia in Italia, in
termini di fonti primarie. Crescita che prosegue a tassi del 2% fino al
2015 e di poco inferiori al 2% fino al 2020.
Elemento trainante della previsione di evoluzione della domanda di gas
in Italia, secondo l’AIEE, sarà la crescita della domanda di energia
elettrica, che caratterizzerà tutti i settori economici, soprattutto il
civile, e apparirà più rigida rispetto a variazioni di prezzo. Crescita
che si sviluppa in un contesto, quale quello termoelettrico, in fase di
profonda trasformazione, con l’affermarsi di due tecnologie vincenti
sulle quali il sistema elettrico poggerà per i prossimi due decenni:
quella dei cicli combinati a gas naturale (CCGT) e quella degli impianti
a vapore a condensazione, specialmente con caldaie del tipo
Ultra-Super-Critico (USC) alimentate da polverino di carbone.
La struttura attuale del settore di generazione elettrica mostra,
infatti, un quadro in cui la produzione elettrica da olio combustibile è
in netto calo per questioni soprattutto di convenienza economica, mentre
la produzione elettrica da carbone e da altri combustibili di basso
pregio è in crescita, ma con forti limitazioni per l’impatto ambientale,
la scarsa accettabilità sociale ed il rischio industriale legato agli
ingenti capitali richiesti. D’altro canto la produzione idroelettrica è
prossima al pieno sfruttamento del potenziale e non avrà un ruolo
quantitativamente rilevante nel sostegno alla crescita della domanda. Le
altre fonti rinnovabili, pure in netta crescita, giocano un ruolo
importante ma marginale per le quantità in gioco relativamente esigue.
L’elaborazione dei diversi scenari di evoluzione della domanda di gas
sconta dunque due elementi di non facile valutazione: uno è la crescita
della domanda elettrica, in relazione alla quale i nuovi impianti a
ciclo combinato a gas naturale potranno essere realizzati, e l’altro è
l’effettivo utilizzo dei nuovi impianti e la struttura del settore che
si verrà a definire, che dipende molto dalle “condizioni al contorno”:
prezzi all’ingrosso dell’elettricità, funzionamento del mercato
elettrico, eventuale aumento delle importazioni di elettricità (incluse
merchant lines), prezzi del gas naturale e degli altri
combustibili, evoluzione del profilo del carico elettrico, limiti
ambientali di esercizio, ecc..
Le trasformazioni che si stanno verificando nel settore termoelettrico
portano a presentare due scenari di domanda del gas naturale per
l’Italia: uno scenario tendenziale, che si configura su un trend di
sviluppo della domanda elettrica abbastanza conservativo (+2% annuo) e
sulla base dei soli progetti di nuovi impianti “greenfield” e di
riconversione di impianti esistenti già autorizzati; uno scenario
alternativo, di maggiore impiego del gas nelle centrali termoelettriche,
a seguito di un possibile blocco di riconversioni di alcune centrali da
olio a carbone e soprattutto di una crescita della domanda elettrica più
sostenuta.
Considerata l’evoluzione attesa della produzione nazionale di gas
naturale, prevista scendere dagli attuali 13 miliardi di mc a circa 5
miliardi di mc al 2010, e il forte aumento della domanda si profila, per
il 2010 un quadro di offerta che, largamente dominato dalle
importazioni, presenterà diversi elementi di criticità sia in relazione
alla capacità delle infrastrutture di importare gas naturale sia per
quanto riguarda il volume di gas complessivamente contrattato.
Infatti, mentre l’attuale capacità di importazione di gas naturale in
Italia, attualmente pari a circa 82 miliardi di mc, è prevista aumentare
al 2010 a 97 miliardi, per un aumento delle infrastrutture via tubo
realizzate da Eni e dall’entrata in esercizio del solo terminale di
rigassificazione della Edison/Exxon/Qatar a Rovigo, la totale domanda di
gas è destinata a salire da 80 a 92 miliardi di mc (di cui quasi 90
relativa alle importazioni). Conseguentemente la capacità
infrastrutturale di gas in Italia sarà appena sufficiente a coprire le
importazioni previste con un margine di scarto inferiore al 9%, il più
basso nella storia delle importazioni di gas nel nostro Paese, mettendo
così a serio rischio la sicurezza e soprattutto la flessibilità del
mercato del gas in Italia.
Infatti, le esigenze del sistema-gas nazionale risulterebbero meglio
soddisfatte se ci fosse un margine di scarto molto più alto in grado di
garantire la copertura di possibili picchi congiunturali di domanda,
come verificatosi nello scorso inverno, o interruzione di flussi, e
soprattutto potesse garantire una sufficiente apertura del mercato
nazionale del gas rendendo effettiva una vera competizione tra i diversi
operatori.
Questa situazione risulterà ancora più critica al 2015 e al 2020 quando
la mancanza di nuove infrastrutture di ricezione del gas in Italia e la
caduta della produzione nazionale metteranno a rischio la copertura di
una domanda di gas in forte crescita e prevista arrivare a 100 miliardi
di mc nel 2015 ed a 112 miliardi di mc al 2020.
Tuttavia sono moltissime le varie iniziative, sulla carta, destinate ad
aumentare la capacità di importazione di gas in Italia. Di queste – come
già detto – appaiono come fattibili solo alcune (sbottigliamento dei
gasdotti a Tarvisio e Mazara del Vallo e terminale Gnl a Rovigo) mentre
non sono ancora definiti molti altri progetti soprattutto per nuovi
terminali Gnl, di cui non si conoscono ancora le relative fattibilità in
termini di realizzazione ed il relativo “time out”.
L'insieme di tutti i progetti proposti, inclusi quelli relativi
all'ampliamento delle condotte di gas dalla Russia e dall'Algeria,
porterebbe di fatto, da un lato, ad un eccesso di capacità rispetto allo
scenario di domanda (tendenziale) e probabilmente anche allo scenario di
domanda alternativa, e dall'altro lato, si configura ancora come un
semplice esercizio di scenario. E’ quindi evidente che fra tutte le
iniziative intraprese - molte delle quali peraltro in stadio ancora
embrionale o comunque di difficile realizzabilità - sarà necessario
operare delle scelte basate su valutazioni di convenienza economica e di
politica industriale.
Si evidenzia, comunque, la necessità di realizzare un robusto aumento di
capacità di importazione e di infrastrutture al 2015 e negli anni
successivi per garantire al Paese sicurezza e flessibilità del sistema
gas: in un caso, e cioè con uno scenario di domanda tendenziale, c’è la
necessità di incrementare la capacità infrastrutturale del Paese tra il
2010 ed il 2015 nell’ordine dei 10 miliardi di mc; in un altro caso, e
cioè con uno scenario di domanda alternativo, nell’ordine dei 20
miliardi di mc sempre nello stesso arco di tempo.
Per quanto riguarda il quadro complessivo dei contratti d’importazione
ad oggi esistenti e disponibili al 2010, tra i quali si prende in
considerazione anche il contratto di cui 6,4 Gmc/anno relativo al
terminale di rigassificazione della Edison/Exon/Qatar di Rovigo, il
totale ammonta a oltre 88 miliardi di metri cubi. Non si prospetta
pertanto nell’orizzonte del 2010 un reale deficit contrattuale, ma
sicuramente la necessità di nuovi contratti per nuovi operatori ed,
eventualmente, di modifica dell’assetto della titolarità dei contratti
già stipulati dal Gruppo ENI per aumentare la flessibilità e la
diversificazione dell’approvvigionamento dall’estero del gas nel nostro
Paese.
Nel 2015 si ha che a fronte di una previsione di domanda di gas naturale
di 102 miliardi di metri cubi l’anno, il volume di gas complessivamente
contrattato non sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno di
importazione, in quanto sarebbero necessarie importazioni per circa 100
miliardi, in considerazione del modesto apporto previsto della
produzione nazionale.
La situazione al 2020 dimostra ancor più le necessità di iniziative
importanti per l’approvvigionamento di gas del Paese.
Chiaramente se lo scenario alternativo di domanda gas ipotizzato si
concretizzasse, la situazione offerta/domanda si aggraverebbe
drammaticamente sia nel 2015 e sia soprattutto nel 2020.
Pertanto, in un contesto in cui la domanda di gas crescerà in tutti i
comparti, il prossimo decennio sarà senz’altro caratterizzato da
un’intensa attività commerciale al fine di potersi assicurare capacità
di trasporto sulle infrastrutture e relativi volumi contrattuali
d’importazione. Forse sarà proprio in questa fase che si avrà una vera
competizione tra gli operatori sempre chè vengano rimossi gli ostacoli
all’importazione.
Risulta comunque fondamentale considerare il mercato del gas sempre più
in un ottica europea anziché solamente nazionale.
Infatti, in un contesto in cui venissero realizzate tutte o anche molte
delle infrastrutture di ricezione gas (gasdotti e terminali di GNL)
previsti in Italia, la capacità potrebbe essere molto superiore al
fabbisogno interno.
In questo caso sarebbe utile, anzi opportuno, valutare le possibilità
che possono scaturire dalle dinamiche domanda-offerta di gas a livello
europeo, offrendo spazi per trasformare il nostro Paese da un
importatore netto di gas ad un Paese di transito e quindi riesportatore
di gas verso l’Europa Continentale, dove si prospetta un deficit di
offerta, secondo le previsioni Eurogas, dell’ordine dei 50 miliardi al
2010 e di 125 miliardi di mc al 2015.
Vi sono dunque ottime possibilità per il nostro Paese di diventare un “hub”
e quindi un’area di transito del gas, che venendo dal Sud e dall'Est (e
cioè dal Nord Africa e dai Balcani) potrebbe essere rivenduto ai gasieri
dell'Europa Continentale. Oppure che i nostri operatori realizzino
contratti di swap, che renderebbero più economico l’intero
sistema europeo lasciando i maggiori quantitativi possibili di gas
vicino alle aree di consumo. Così si potrebbe pensare che la produzione
del Mare del Nord vada nei paesi del nord-centro Europa e le
importazioni da Nord Africa e Medio Oriente vadano nei paesi dell’Europa
centrale e mediterranea.
Ovviamente occorrono contratti di back-up in caso di interruzione
di fornitura e contratti di lungo periodo fra gli operatori.

Su questi argomenti peraltro esistono già studi in corso e la stessa
Autorità per l'energia elettrica ed il gas ed il Ministero delle
attività produttive non fanno mistero che la soluzione di utilizzare il
nostro Paese come un centro di smistamento del gas eccedente il nostro
fabbisogno verso altri mercati continentali, rappresenterebbe una grande
opportunità.
In questa prospettiva si manifesta la possibilità che, dopo il 2010, una
parte delle infrastrutture gas che verranno realizzate nel nostro Paese,
possano mantenere un elevato livello di utilizzazione, in virtù del
fatto che una parte della loro capacità potrebbe essere destinata al
mercato europeo.
In conclusione emerge che, sulla base di valutazioni e stime - peraltro
abbastanza conservative - su tutte le componenti della domanda di gas
naturale, il livello atteso di fabbisogno di gas del nostro Paese a vari
intervalli temporali, non risulta attualmente coperto.
Sembra così necessario realizzare un robusto aumento di capacità di
importazione al 2015 e negli anni successivi per garantire al Paese
sicurezza e flessibilità del sistema gas, che non solo ha un ruolo
importante nel settore civile ed industriale ma, soprattutto è il
combustibile fondamentale per lo sviluppo del settore elettrico
italiano.
Nel valutare l’adeguatezza infrastrutturale del settore gas non si può
dimenticare che se da un lato non è possibile programmare infrastrutture
così importanti e costose come le condotte ed i terminali di gas in
un‘ottica di breve periodo e quindi in relazione ad una sicura
previsione di crescita annuale del gas trasportato, dall'altro lato è
sempre possibile utilizzare margini di capacità infrastrutturale del
sistema-gas italiano per l'esportazione verso altri Paesi europei
confinanti con l’Italia. Il mercato deve, infatti, essere visto sempre
più in chiave europea, piuttosto che nazionale, così come è indicato
dalle politiche energetiche dell’UE e dalle esigenze connesse
all’apertura e liberalizzazione dei mercati energetici.
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Presidente AIEE - Associazione Italiana Economisti dell’Energia.
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