| 10 06 2005 alcuni argomenti tra quelli trattati:
“Non
è il più forte della specie che sopravvive, nè il più intelligente, ma il più
reattivo al cambiamento.”
Se prima imparare a leggere ed a scrivere bastava per affrontare serenamente
l’esistenza, a noi occorre dedicare continuamente una quantità del nostro tempo
ad un processo di apprendimento permanente.
Mi riferisco a funzioni elementari e naturali della nostra
esistenza come consultare un orario ferroviario, pianificare una vacanza,
controllare il conto corrente, assolvere doveri amministrativi, essere
informati, comunicare, coltivare relazioni con amici, figli, genitori, compagni,
mogli, mariti, parenti.
Per la prima volta, nella storia della nostra evoluzione, i
figli ci sono maestri, il nostro sapere tradizionale può esserci di imbarazzo o
lo aggiorniamo innovandolo o rischiamo di divenire analfabeti e schiavi.
L'innovazione è parte integrale della nostra esistenza, è la
vita.
Le informazioni necessarie alla nostra persona si manifestano sotto nuove forme,
hanno mutato provenienza.
Se non poniamo attenzione a questo ne saremo irreversibilmente tagliati fuori.
Il mondo ha creato una nuova forma di schiavitù: gli esclusi
dal cambiamento continuo.
Costoro cullati dalle vecchie certezze, ammansiti da certa televisione, e stampa
non svolgono Compiti Mestieri Professioni; lavorano, non hanno Vocazioni per
l'Arte; non si Dedicano non Agiscono non compiono Gesta Imprese, Missioni;
eseguono.
Da:
www.resident.it
2003 Modena Piazza Grande 16.00 Salvatore Savater
è professore di Filosofia presso l’Università
Complutense di Madrid. Attraverso un’originale lettura dei classici
dell’umanesimo latino, ha contribuito al rinnovamento della prospettiva
filosofica in materia di etica e di politica, impegnandosi attivamente per una
ridefinizione dei valori della democrazia contemporanea in termini di pluralismo
e tolleranza. Tra le sue opere tradotte: Le ragioni della democrazia (Roma-Bari
1998); Le domande della vita (Roma-Bari 1999); Etica per un figlio (Roma-Bari
2000); A briglia sciolta (Milano 2002); El dialecto de la vida (Madrid 2002);
Mira por donde. Autobiografia razonada (Madrid 2003).
Su quali valori vorrebbe che si fondasse lo spirito europeo?
Io credo nell’idea di cittadinanza e in una società basata sulla reciproca
protezione.
Il mondo a cui voglio appartenere e che voglio contribuire a costruire non è
fatto di competitori e di consumatori, ma di complici che si aiutano tra di
loro.
Ecco quello che considero come valore europeo, l’idea di costruire una società
di complici, di persone che si con-frontano e si rapportano concretamente tra di
loro.
Non riesco ad immaginare un ondo come un supermercato e dei cittadini che non
fanno altro che scegliere dei prodotti. Il mondo che io immagino nasce e si
rafforza sulla collaborazione di uomini e donne, nella comprensione della
vulnerabilità.
Siamo persone, e come tali abbiamo bisogno di appoggio, di essere aiutati sin
dalla nostra infanzia fino alla vecchiaia. Abbiamo bisogno di aiutarci l’un
l’altro e di mostrarci complici l’uno dell’altro…
… Ci dovrebbe essere però una maggiore possibilità per realizzare programmi
culturali ben fatti. Il problema è che la televisione commerciale e mercantile
non dà spazio a questo genere di idee, mentre favorisce il degrado dei contenuti
televisivi.
Ma di questo non bisogna dare la colpa alla tv come mezzo di comunicazione, ma
semplicemente alle persone e alle strutture che fanno della tv un semplice
strumento mercantile.
La conseguenza è che le persone non sono abituate ad ascoltare un discorso o
un’argomentazione, ma non fanno che guardare uno spettacolo.
Una cosa importante è l’attenzione, se si cambia canale ogni trenta secondi è
impossibile seguire un discorso fino in fondo e comprenderlo.
La trasmissione della cultura, lo scambio di idee, sono attività che hanno
bisogno di tempo, di attenzione e di concentrazione.
Leggere è un’attività che richiede tempo, se hai solo cinque minuti non puoi
metterti con un libro davanti agli occhi. La tv al contrario è fatta di
frammenti, di istanti.
Però non possiamo sostenere una situazione in cui gli intellettuali si
riuniscono in un cenacolo che comprende solo loro, bisogna utilizzare tutti i
mezzi che abbiamo a disposizione per raggiungere le persone.
E la televisione, come la radio, è tra questi. |