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2009 04 04 l' inaugurazione dell'ufficio in Modena al civ 219 di via Pelusia

2005 04 09  Taglio del nastro per l'inaugurazione dell' ufficio in franchising concesso da  Resident®  all'affiliata Setti Edi in Modena al civico 150/M di via Fratelli Rosselli.

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dal seminario Resident l'Intelligenza

 

Le mansioni dell’amministratore secondo il codice civile (art. 1130) sono le seguenti :

1) eseguire le deliberazioni dell'assemblea dei condomini e curare l'osservanza del regolamento di condominio;

2) disciplinare l'uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell'interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini;

3) riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell'edificio e per l'esercizio dei servizi comuni;

4) compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell'edificio. Egli, ogni anno, deve rendere il conto della sua gestione.

I condomini tendono ad attribuire agli amministratori ogni sorta di potere, quasi fossero divinità dai cui abiti si effonde un aroma inebriante e dalle cui membra promana la luce chiarificatrice che ogni cosa risolve e riempie di splendore.

Assemblea condominaleQuesta forma di pensiero, mostra il suo limite nella ricerca costante da parte dei condomini, di amministratori dai bassi compensi, come se questo fatto non preannunciasse già gli anacronistici ed indesiderati limiti cui i condomini vorrebbero sfuggire.

Tale condotta privilegia professionisti poco seri, sia per quanto riguarda la diligenza nello svolgere l’attività che l’onestà nel maneggiare denari altrui.

Si è affermato un mercato dove all' amministratore che agisce con cura e onestà, e pretende un giusto compenso, proporzionato al lavoro eseguito, viene preferito colui che propone un prezzo stracciato, ma con riserve mentali in termini di chiarezza e conoscibilità e con l’intenzione di fare entrare "in altro modo" quanto ha fatto risparmiare ai condomini nel momento della sua nomina.

La bassa qualità degli amministratori è dunque fortemente desiderata e determinata dagli stessi condomini i quali sono portati, per inconfessate necessità, o invidie, a scegliere chi, invece, si dimostra più prepotente e spregiudicato o magari si atteggia a persona di successo.

A dire il vero, nei condomini si può talvolta constatare l'esistenza di vere e proprie associazioni di condomini con interessi esterni, o peggio personali, talmente forti, da sacrificare, con grande perizia, in nome del proprio egoismo, il benessere e l’economia dei restanti proprietari.

A queste persone occorre seriamente un amministratore cui trasferire le responsabilità della gestione condominiale e della loro condotta.

Risolta questa esigenza primaria, passano ad introdurre le proprie imprese ed ad orientare le decisioni del consiglio e della assemblea a proprio vantaggio salvo poi a “scaricare“ l’incauto professionista “responsabile” dei guai che loro stessi hanno combinato nel forzare gli eventi e nell’introdurre tali imprese.

L’amministratore deve essere scelto attentamente; la sua statura morale, non deve consentire a consiglieri, condomini, fornitori, o chicchessia di condizionarlo, ricattarlo, renderlo docile ai loro comandi anziché giusto.

L’amministratore non deve essere scelto per telefono ne da commissioni di condomini riuniti per l’occasione in lavanderia.

Sono i condomini che debbono recarsi presso il suo studio per vedere in faccia lui ed i suoi eventuali collaboratori; solamente in questo modo, dagli innumerevoli segnali che ci comunica con ogni sua parola, gesto e atteggiamento si potrà percepire il suo stile di lavoro, la sua serietà.

Ogni altra modalità di scelta non assicura il diritto di critica se non verso il proprio operato; in caso di insoddisfazione si dovrà dire “mea culpa”

L’elezione dell’amministratore, spesso è preceduta da vere e proprie campagne pubblicitarie. Ogni gruppo di condomini presenta appoggia e sostiene il suo candidato, cercando di convincere gli altri della bontà della propria proposta.

La situazione può degenerare anche in accese discussioni e comportamenti discutibili, ma alla fine, l’amministratore viene eletto democraticamente a maggioranza contentando i più e scontentando i contrari.

L’eletto deve assicurare il funzionamento del condomino mantenendosi al di sopra delle parti impedendo ai condomini di servirsi di lui per fini personali, ma consapevole che l’opposizione un bel giorno, approfittando degli errori che inevitabilmente compie chi governa, può convertire alla propria causa altri condomini in modo da costituire la nuova maggioranza che nominerà un nuovo amministratore.

Una torta ben fatta si ottiene con ottimi ingredienti che non sempre costano poco. Se l’unico criterio di scelta dell’amministratore è quello economico ecco che i condomini assisteranno a episodi di incompetenza, di malagestione, e quant’ altro la loro scelta frutterà al condominio; ma non dovranno lamentarsi per essersi assicurati al prezzo che vogliono l’amministratore che non vogliono.

L’amministratore non deve improvvisarsi in tutti i mestieri, è sufficiente che si evolva continuamente nel suo.

I problemi comportamentali non sono materia condominiale, non sono citati nell’ art. 1117 tra le parti comuni e l’amministratore non ha secondo il codice civile poteri coercitivi, può al massimo invitare al rispetto delle norme di buona educazione e civile comportamento; in difetto gli interessati si devono rivolgere personalmente alla forza pubblica.

Per ogni intervento l’amministratore non deve andare a “vedere” in condominio, ma deve assicurare attorno al condominio una rete di operatori che intervengano per il benessere e nell’interesse dei condomini. Salvo pochi casi (appalti consistenti, emergenze particolari…) egli deve starsene vigile nel suo ufficio per conoscere ed affrontare continuamente i problemi di suoi condomini. Le visite che l’amministratore compie in condominio hanno carattere politico e non tecnico, e quando incontra con-domini, consiglieri ed operatori, nel suo ufficio, in condominio o in assemblea, lo fa per determinarne in meglio il comportamento; li dirige con passione responsabile.

Occorre considerare che la litigiosità nell’universo condominiale, spesso origina da conflitti interpersonali perchè in qualche modo :

• La conflittualità dei sessi in generale può alimentare la conflittualità di coppia • la conflittualità di coppia può crescere col crescere della famiglia tra conviventi, marito, moglie, figli, suocere, nuore ...

• I conflitti interfamiliari alimentano la conflittualità condominiale Sembra che in condominio (e nella società) le regole non bastino mai.

Anche la qualità degli immobili è fonte di conflittualità tra le persone; infiltrazioni, rumori, abitudini, troppo freddo, troppo caldo. L'amministratore, dunque, è investito, è chiamato a disciplinare una materia, la conflittualità tra le persone, sulla quale non ha potere senza la collaborazione e l'intelligenza degli interessati che spesso si disinteressano delle loro questioni perchè è più comodo criticare che agire in prima persona per interrompere quel circolo vizioso che fatalmente tanto piace percorrere a noi condomini :

• l'Insofferenza

• la Delusione

• il Logoramento

• l' Incomprensione

• il Fastidio

• e L'equivoco

Rimedio a tanto, può essere la progettualità dell'amministratore - professionista verso una educazione dei condo-mini alla collaborazione come nella favola seguente :

da http://www.alice.it/cafeletterario/ un articolo di Germano Squinzi è nato a Limbiate (Milano) nel 1943.

I porcospini che avevano freddo (I porcospini di Schopenhauer) Arthur Schopenhauer filosofo tedesco (1788-1860). In polemica con l'ottimismo e il razionalismo idealistico, concepì le forme della realtà come manifestazioni di un unico principio irrazionale: la Volontà infinita e universale, che è alla radice di tutte le forze che operano nella natura. Essa, manifestandosi negli esseri come istinto di autoconservazione, genera il bisogno, e il bisogno il dolore, dal quale l'uomo può liberarsi raggiungendo, attraverso l'arte, la giustizia, la compassione, il completo distacco dal mondo identificato nel nirvana buddhistico.

" due porcospini si incontrano mentre stanno vagando sotto una tormenta di neve. I porcospini si scrutano, quasi congelati, e capiscono che se non vogliono morire per il freddo hanno bisogno l'uno dell'altro. E così, per scaldarsi, si uniscono schiena contro schiena. E si pungono. Allora si allontanano, però fa troppo freddo, e così tornano ad accostarsi. E si pungono. Dopo molti tentativi riescono a trovare la distanza giusta, quella che permette loro di scambiarsi un po' di calore: abbastanza per sopravvivere senza ferirsi. Ma lamentandosi per il freddo. Perché la distanza ideale non esiste …."

È quello che vorremmo tutti noi: avvicinarci agli altri senza essere costretti a scrutarli per decidere se comportarci in modo ostile o cordiale perché, comunque, potremo contare sulla loro comprensione… Torniamo da un viaggio meraviglioso - due settimane a Las Vegas - e vogliamo dividere la nostra gioia con un ami-co. Ma, appena cominciamo a raccontare, il nostro entusiasmo viene mortificato: "Come, hai dormito al Mirage... e non al Luxor? Non sai cosa ti sei perso." E il nostro amico, senza neppure accorgersene, seppellisce la nostra gioia spiegandoci cos'era giusto fare a Las Vegas. O ci spiega che d'estate la gente "in" va ad Atlantic City. Come ha fatto lui. Ogni altro commento è superfluo.

Germano Squinzi è nato a Limbiate (Milano) nel 1943.

 


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