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L'Etna, ammantato
di neve per oltre un terzo della sua altezza, mi si è presentato alla 7,15 del
25 aprile non appena spalancata la porta finestra al primo piano della
villetta.
Una magnifica
giornata; un'altra magnifica giornata.
Il programma prevedeva l'apertura
una tavola rotonda sulla figura dell'amministratore condominiale e subito dopo
l'apertura dei lavori.
Non potei fare a meno di notare la
dovizia di piante da frutta, aranci limoni, nespoli, ornamentali e fiori
sparsi nei giardini delle villette.
Ecco spiegata la particolare
fragranza dell'aria, ma il congresso aveva le sue regole tra le quali la
puntualità alla quale tenevo io pure.
La sala congressi, la sala
ristorante come pure gli altri spazi del congresso erano al piano terra, (
livello del mare ) da cui si accede scendendo due rampe dal complesso
accettazione e saloni, accessibili dal piano stradale.
Al di sopra, i 6 piani di camere.
Aspettando l'inizio
dei lavori sono uscito sulla spiaggia dove già alcuni congressisti passeggiavano
modulando l'andatura con la conversazione al telefono cellulare.
Lì vicino stava approdando una barca
di pescatori mentre oltre, alcuni ragazzi prendevano il sole.
Fu
una voce di ragazza, che giungeva a
tratti, a farmi ricordare di un bellissimo testo di Francesco Guccini :
Al caldo del sole, al mare scendeva
la bambina portoghese
non c'eran parole, rumori soltanto come voci sorprese
il mare soltanto, e il suo primo bikini amaranto
le cose piu belle, la gioia del caldo alla pelle
gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare
o sogni o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare
sentì che era un punto al limite di un continente
sentì che era un niente, l'atlantico immenso difronte
e in questo sentiva qualcosa di grande, che non riusciva a capire
che non poteva intuire, che avrebbe spiegato se avesse capito lei
l'oceano infinito
ma il caldo la colse si sentì svenire e si mise a dormire
e fu solo nel sole come di mani future
restavan soltanto il mare e un bìkini amaranto …
da:
Canzone della bambina portoghese
dall'album " Radici "
Rientrai poco prima
dell'inizio della tavola rotonda.
Le prime considerazioni del relatore
si sono accentrate sulla atipicità dell'amministratore che nella pratica
quotidiana deve intendersi di tutto.
L'amministratore è
sempre più atteso in condomino, come colui che tutto deve potere; anche le
istituzioni dedicano a lui sempre più sanzioni, la legge, 46/90, la 404, la 626,
il fisco ...
La discussione si è
poi spostata sui conflitti interpersonali perchè in qualche modo :
La
conflittualità dei sessi in generale può alimentare la conflittualità di
coppia
la
conflittualità di coppia può crescere col crescere della famiglia tra
marito, moglie, figli, suocere, nuore ...
-
I conflitti
interfamigliari alimentano la conflittualità condominiale
Sembra che in
condominio (e nella società) le regole non bastino mai
Anche la qualità
degli immobili è fonte di conflittualità tra le persone; infiltrazioni, rumori,
abitudini, troppo freddo, troppo caldo.
L'amministratore,
dunque, è investito, è chiamato a disciplinare una materia, la conflittualità
tra le persone, sulla quale non ha potere senza la collaborazione e
l'intelligenza degli interessati che spesso si disinteressano delle loro
questioni perchè è più comodo criticare che agire in prima persona per
interrompere quel circolo vizioso che fatalmente tanto piace percorrere a noi
condomini :
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l'Insofferenza
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la Delusione
-
il Logoramento
-
l'
Incomprensione
-
il Fastidio
-
e L'equivoco
Rimedio a tanto, può
essere la progettualità dell'amministratore professionista verso una educazione
dei condomini alla collaborazione come nella favola raccontata sinteticamente
dal relatore, ma cui sono risalito in modo più ampio:
I porcospini che
avevano freddo (I
porcospini di Schopenhauer)
" due porcospini si incontrano mentre stanno vagando sotto una tormenta di neve.
I porcospini si scrutano, quasi congelati, e capiscono che se non vogliono
morire per il freddo hanno bisogno l'uno dell'altro. E così, per scaldarsi, si
uniscono schiena contro schiena. E si pungono.
Allora si allontanano, però fa troppo freddo, e così tornano ad accostarsi. E si
pungono.
Dopo molti tentativi riescono a trovare la distanza giusta, quella che permette
loro di scambiarsi un po' di calore: abbastanza per sopravvivere senza ferirsi.
Ma lamentandosi per il freddo. Perché la distanza ideale non esiste o, ancor
meglio, basta la minima distanza per sentirsi soli. E quando si è soli, si ha
freddo anche d'estate. Avrebbero fatto meglio, i due porcospini, ad avvicinare i
pancini morbidi e caldi senza paura di farsi male."
È quello che vorremmo tutti noi: avvicinarci agli altri senza essere costretti a
scrutarli per decidere se comportarci in modo ostile o cordiale perché,
comunque, potremo contare sulla loro comprensione. E invece, quasi sempre, non
riusciamo a comunicare con gli altri come vorremmo. Così il mondo si trasforma
nel regno del malinteso e dell'incomunicabilità, in cui ci sentiamo soli,
incompresi, abbandonati al nostro destino. E per non subire i comportamenti
imprevedibili e spesso ostili delle persone che ci circondano, ci siamo
costruiti un sommergibile personale nel quale vivere.
Quasi sempre in immersione. Perché ogni volta che siamo emersi, che ci siamo
lasciati andare, che ci siamo fidati di qualcuno, siamo stati bersagliati con
missili prima e bombe di profondità poi.
Mentre ripariamo le avarie, arriviamo perfino a chiederci quanto siamo
affezionati alle persone che dovrebbero essere vicine o vicinissime a noi.
Perché troppe volte ci sentiamo incompresi anche da loro.
Torniamo da un viaggio meraviglioso - due settimane a Las Vegas - e vogliamo
dividere la nostra gioia con un amico. Ma, appena cominciamo a raccontare, il
nostro entusiasmo viene mortificato: "Come, hai dormito al Mirage... e non al
Luxor? Non sai cosa ti sei perso." E il nostro amico, senza neppure
accorgersene, seppellisce la nostra gioia spiegandoci cos'era giusto fare a Las
Vegas. O ci spiega che d'estate la gente "in" va ad Atlantic City. Come ha fatto
lui.
Germano Squinzi è nato a Limbiate
(Milano) nel 1943.
Ogni altro commento è superfluo.
Mentre procedeva la tavola
rotonda (il relatore parlava) ripensavo alla figura dell' amministratore.
Amministratore che dura in carica
un anno e può essere revocato in ogni momento dall’assemblea, salvo il pagamento
del compenso residuo sino al termine del mandato, ma non può dare le dimissioni
se l'assemblea non le accetta. a meno chè non si determini una giusta causa; i
condomini siano inadempienti, sopraggiunga una malattia o altri gravi motivi.
Amministratore che, al termine
del mandato, se l’assemblea non riesce a nominare un altro , o non conferma
quello esistente, rimane in carica ad interim finché l’assemblea non lo confermi
o non ne nomini un altro, oppure finché un condomino non chieda la nomina
giudiziaria.
Amministratore che per effetto
del mandato dei condomini, si obbliga, nei confronti loro, in cambio di un
compenso, a compiere atti in loro nome e nel loro interesse.
Amministratore che nel silenzio
della legge, assume il mandato dovendolo specificare a titolo oneroso, facendo
riferimento alle proprie tariffe interne e a quelle di altri albi professionali,
senza potersi riferire ad alcuna tabella di categoria, non essendo la
professione legalmente protetta, per cui non esiste un ente (pubblico) che possa
imporre un prezzario o controllarne l’applicazione.
Amministratore che negli anni 90,
ha visto il garante per la libera concorrenza (antitrust) condannare chi ha
proposto tariffe professionali in quanto responsabile della creazione di un
cartello a carico della libera concorrenza.
Nella mia esperienza quotidiana
ho purtroppo constatato il verificarsi del problema opposto a quello
dell’esistenza di cartelli.
L’eccessiva corsa al ribasso
privilegia professionisti poco seri, sia per quanto riguarda la diligenza nello
svolgere l’attività che l’onestà nel maneggiare denari altrui.
Si è infatti, affermato un
mercato dove all' amministratore che agisce con cura e onestà, e pretende un
giusto compenso, proporzionato al lavoro eseguito, viene prescelto colui
che propone un prezzo stracciato, magari con la riserva mentale di trascurare la
professione (anche in termini di chiarezza e conoscibilità) e di fare entrare
"in altro modo" quanto ha fatto risparmiare ai condomini nel momento della sua
nomina.
Si deve, purtroppo, anche
riconoscere, che la bassa qualità degli amministratori è fortemente desiderata e
determinata dagli stessi condomini i quali sono portati, per inconfessate o
inconsce necessità o invidie, ad scegliere chi, invece, si dimostra più
prepotente e spregiudicato o magari si atteggia a persona di successo.
A dire il vero, nella mia
professione, mi sono dovuto misurare con l'esistenza di vere e proprie
associazioni di condomini con interessi esterni, o ancor peggio personali,
talmente forti, da influire sull’economia interna del condominio.
Di colpo, come
spesso accade, cambiò la situazione. Venni strappato alle mie
elucubrazioni dall' applauso al relatore e compresi che la tavola rotonda era
terminata. Al mio orologio erano le 13, 40 quando tutti ci siamo
incamminati verso la sala ristorante.
Al nostro tavolo, quel giorno si
aggregò un simpatico ingegnere dell'Enel cui riuscì difficile pranzare a causa
delle nostre innumerevoli domande sulle energie rinnnovabili, centrali a
idrogeno e contratti. Non fu più nostro ospite, mi dispiace, ma forse fummo
eccessivamente invadenti.
Nel pomeriggio ritirammo i
telecomandi per le votazioni.
L'apparecchio,
nero delle dimensioni di un cellulare anni '80, consentiva di digitare 3 numeri
per significare 3 concetti: sì no, astenuto. Il sistema provvedeva a
interrogare i telecomandi leggendo le votazioni e calcolando subito i risultati.
I
lavori ripresero prima con l'approvazione del bilancio nazionale e poi con l'
elezione del presidente del congresso; una collega di Salerno con qualche
vaga
somiglianza
all'on.le Rosi Bindi.
Qualcosa
però non funzionò a dovere nelle votazioni perchè l'indomani i telecomandi
furono ritirati e si dovette procedere alle votazioni con il lento sistema manuale
delle schede. Prima
della cena, io, Dante e Angelo Gardini, nostro collega di Parma abbiamo
guadagnato prima la sala annessa al bar del piano terra e poi con altri
amministratori, l' uscita dell'Hotel, per una passeggiata sul lungomare di
Giardini Naxos.
da
http://sicilyweb.com/giardininaxos/
La
bellezza dei luoghi non è stata risparmiata, in passato dalla speculazione
edilizia.
Accanto
ad edifici di grande suggestione ed eleganza sorgono costruzioni disarmoniche.
In
ogni caso la bellezza della natura trionfa su tutto con l'Etna sempre in vista,
i suoi fiori, le sue spiagge, il suo mare.
Al
ritorno ottima cena, e durante e poi chiacchiere, chiacchiere sino a tarda ora.
Gli episodi precedenti
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giovedì
25
aprile 2002 - Secondo giorno, mattina; la tavola rotonda (e l'apertura del congresso )
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