|
Libertà è il trovare la cerniera che salda la nostra
felicità con le invenzioni che noi stessi creiamo per il nostro piacere di
piacere e che per venire alla luce, richiedono volontà d’arte, creatività e
forti doti personali.
Così
si finisce per essere felici, questa libertà rende felici, una libertà mantenuta
non importa come, ma rigorosamente.
Esistono
infinite forme di libertà buone e meno buone. La libertà di essere egoisti,
indifferenti, poco solleciti, la libertà di amare, non amare o di amare a torto,
ma alla fine la libertà più grande è quella di assentire agli altri, anche
contro le nostre paure e convinzioni.
Se desidero
dare un senso alla mia esistenza questo senso passerà anche per la qualità della
vita che conduco nell’impresa dato che l’impresa occupa nella esistenza un ruolo
non secondario, assieme alla famiglia ed alla società civile.
Ritengo
perciò conveniente considerare, prima di fare qualcosa il cercare di creare, di
far nascere l’approvazione per come intraprendo a fare quella cosa; la sicurezza
di stare per fare qualcosa di ben fatto.
Tutti i
rapporti con il mondo: pensare, osservare, sentire, desiderare debbono in
qualche modo essere approvati da me medesimo.
Solo in
questo modo il rapporto col mondo da alienato acquista senso, diviene umano ed
allora si scambia fiducia con fiducia, amicizia con amicizia, complicità con
complicità, libertà con libertà …
Per
apprezzare l’arte, la musica, la bellezza; si deve averne avuto prima
esperienza.
Nel
contatto con altre persone devo essere capace di esercitare su di loro un
effetto stimolante e di suscitarne in cambio altrettanto verso di me.
Diversamente la mia esistenza sarà, priva di senso.
Se saprò
essere così, con chi mi affianca, giorno dopo giorno, scriveremo in diretta (non
ci è dato di cancellare e riscrivere) il copione della nostra esistenza e faremo
di tutto perché abbia stile, significato, sia felice, grande, limpida, bella.
Non tutti
sono capaci di sopportare la libertà. E’ più facile obbedire che intraprendere
un nuovo progetto. Più facile restare che raggiungere nuove méte ed adoperare
intelligenza e volontà per produrne continuamente delle nuove.
Occorre
essere capaci, di essere come una madre esemplare, che veglia sulla libertà del
figlio, senza riserve o aspettative e mentre la creatura scalcia e si ribella
dirgli parole assolute, incantate, con le quali non si può resistere alla
tentazione di scommettere
Abstract da Figure di felicità Orizzonti di senso. La
"differenza" e il "gioco": la sperimentazione del possibile nel quotidiano di
Maria Grazia Contini
La donna del mare
di Henrik Ibsen
Ellida è
sposata da alcuni anni con Wangel, un medico più anziano di lei, vedovo, con due
figlie adolescenti: ha accettato di sposarlo per tentare di sfuggire
all'inquietudine provocata in lei da un altro rapporto, quello con un marinaio
quasi sconosciuto che l'aveva "stregata" col fascino della sua esistenza
avventurosa e con i suoi discorsi sul mare.
Al
marito, cui confida l'angoscia di essere ancora e sempre più attratta dallo
"straniero" e che le chiede di che cosa parlassero nei loro rarissimi incontri,
risponde: soprattutto del mare.
“… si delle
tempeste e dei grandi silenzi.
Delle notti scure sul mare.
E anche delle distese delle acque che scintillano al sole.
E delle balene dei delfini; e delle foche che meriggiano stese sugli scogli
aprichi; e dei gabbiani e delle aquile; e delle sirene …
E quando parlavamo così, mi sembrava che egli avesse una strana affinità con
tutte le creature del mare…”
La
nostalgia di lui si confonde con la nostalgia del mare, depositario della loro
segreta promessa di amarsi e appartenersi per sempre perché nel mare, lo
straniero, aveva lanciato i loro anelli intrecciati a siglare il reciproco
consenso a un'unione che un giorno si sarebbe realizzata.
Ora, lo
straniero è tornato, sicuro che Ellida lo seguirà "volontariamente" e di
fronte al turbamento di lei che gli chiede di andarsene e non tormentarla, egli
impone il suo ultimatum; tornerà la sera dopo alla stessa ora e se Ellida
rifiuterà di seguirlo, sarà tutto finito per sempre :
" … per
sempre, Ellida ! ” Le grida allontanandosi “ Io non tornerò più in questo
paese. Tu non mi vedrai più, non avrai più mie notizie. Sarò come morto per te
! "
Questa
ipotesi di chiusura definitiva del loro rapporto e di ogni possibilità di
ritrovarsi in un futuro indeterminato , angoscia Ellida che si sente privata
del suo spazio di sogno e di libertà e confinata nella realtà di un quotidiano
rassicurante ma oppressivo.
D'altronde
anche l'ipotesi di andarsene per sempre la spaventa e la fa sentire colpevole
di fronte al marito che è sempre stato comprensivo e affettuoso nei suoi
riguardi e continua ad esserlo anche ora che conosce la sua storia ed ha visto
lo straniero.
E' proprio
al marito che Ellida chiede aiuto nella giornata che le è stata "concessa" per
decidere del suo futuro, ma il marito riesce a dirle solo parole "ragionevoli",
prospettandole i rischi cui andrebbe incontro, le sofferenze che ne
deriverebbero per entrambi, il dovere che egli ha di proteggerla e di difenderla
da se stessa e dell'attrazione che prova per qualcosa che, contemporaneamente,
l'atterrisce.
Ovviamente,
con quelle parole egli non fa che dilatare la distanza fra la tranquilla
quotidianità che, come marito, rappresenta e l'affascinante-spaventosa avventura
che lo straniero propone e per la quale Ellida sembra propendere sempre di più,
col trascorrere delle ore e col procedere del loro colloquio.
Allo
scadere del tempo previsto, lo straniero si presenta per ricevere la risposta
che crede di conoscere già: Ellida non è in grado di parlare se non con frasi
sconnesse che esprimono la sua confusione e il marito parla al posto suo, grida
allo straniero di andarsene, minaccia di denunciarlo per un delitto che ha
compiuto molti anni prima, e si dichiara disposto a tutto pur di difendere la
moglie e di farla rimanere al suo posto.
Ma a quel
punto Ellida gli si rivolge con improvvisa decisione e durezza:
" Wangel,
lascia che te lo dica davanti a lui… Se vuoi, puoi trattenermi, perché hai la
forza, ma la mia anima, i miei pensieri, i miei desideri, le mie ansie, non
potrai incatenarli.
Tutto in me
anela irresistibilmente verso l'ignoto per cui sono nata e da cui tu mi ha
ritratta…"
Queste
parole di Ellida provocano un'improvvisa, radicale trasformazione
nell'atteggiamento del marito, come se solo in quel momento egli avesse capito
realmente il dramma di lei; ora non minaccia più, non offre più consigli e
protezione, non cerca di imporre la sua ragionevolezza; " con dolore
contenuto" e con parole pacate dice a Ellida di ritenersi libera, nel fare la
sua scelta, perché in quel preciso momento egli, di propria volontà scioglie il
loro contratto;
" Da questo
momento puoi riprendere il vero corso della tua vita e seguirlo, puoi scegliere
, Ellida; sei libera, responsabile"
Ed è a quel
punto che il "miracolo" accade, imprevisto, imprevedibile, ma carico di
possibilità per il futuro, Ellida vede improvvisamente il marito come se egli
non fosse più l'uomo con cui ha vissuto per anni una routine faticosa e
soffocante; riconoscendole la sua libertà e resposabilità egli si è "epifanizzato"
agli occhi di lei, trasformandosi in ideale compagno di un'avventura
esistenziale che può essere avvincente perché si colloca in orizzonti aperti a
nuove scoperte e a nuove costruzioni di senso.
Lo
straniero ora non sembra più inquietante, rinunciare a lui non equivale più
rinunciare alla libertà e alla festa poiché l'ignoto che egli propone sarebbe
tale solo per Ellida, mentre l'ignoto che è implicito nella scelta del marito è
tale per entrambi e dovranno offrirsi aiuto reciproco per celebrare insieme le
loro feste; nell'ambito di un quotidiano condiviso all'insegna della loro
differenza.
Di nuovo
assistiamo alla possibilità di un'apertura verso orizzonti che la routine
sembrava precludere e di nuovo si propone l'esigenza di una disponibilità
all'impegno esistenziale, poiché se il quotidiano risente del peso implicito nel
sedimentare dell'identità - nostra e altrui - è pur sempre all'interno di
quest'ultima che preferiamo circoscrivere il suo perimetro per ridurre il carico
di responsabilità e di scelte che sarebbe continuamente richiesto
dall'accettazione della differenza: Nostra e altrui.
Dunque
tornando al caso emblematico del dramma ibseniano e riferendolo alla nostra
esperienza esistenziale nel quotidiano, il problema che si pone è di accettare,
con l'irruzione di nuove possibilità, l'emergere di domande nuove che esigono la
"costruzione" di risposte adeguate a quella situazione con, in più, la
disponibilità a rivederle e modificarle in un futuro che non è predeterminato
ma, appunto, aperto al possibile.
Il dott.
Wangel aveva accettato e amato Ellida, all'inizio del loro matrimonio,
nonostante la "diversità" di lei, il suo apparirgli remota, chiusa in un suo
universo inaccessibile, inquieta.
Ma quella
diversità era un punto di partenza, un dato di fatto iniziale che non doveva
riservare sorprese; probabilmente, col tempo e grazie all'amore di lui, avrebbe
finito anche per attenuarsi o per apparirgli attenuata nell'alone della routine
quotidiana.
|