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2009 04 04 l' inaugurazione dell'ufficio in Modena al civ 219 di via Pelusia

2005 04 09  Taglio del nastro per l'inaugurazione dell' ufficio in franchising concesso da  Resident®  all'affiliata Setti Edi in Modena al civico 150/M di via Fratelli Rosselli.

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Libertà è il trovare la cerniera che salda la nostra felicità con le invenzioni che noi stessi creiamo per il nostro piacere di piacere e che per venire alla luce, richiedono volontà d’arte, creatività e forti doti personali.

Così si finisce per essere felici, questa libertà rende felici, una libertà mantenuta non importa come, ma rigorosamente.

Esistono infinite forme di libertà buone e meno buone. La libertà di essere egoisti, indifferenti, poco solleciti, la libertà di amare, non amare o di amare a torto, ma alla fine la libertà più grande è quella di assentire agli altri, anche contro le nostre paure e convinzioni.

Se desidero dare un senso alla mia esistenza questo senso passerà anche per la qualità della vita che conduco nell’impresa dato che l’impresa occupa nella esistenza un ruolo non secondario, assieme alla famiglia ed alla società civile.

Ritengo perciò conveniente considerare, prima di fare qualcosa il cercare di creare, di far nascere l’approvazione per come intraprendo a fare quella cosa; la sicurezza di stare per fare qualcosa di ben fatto.

Tutti i rapporti con il mondo:  pensare, osservare, sentire, desiderare debbono in qualche modo essere approvati da me medesimo.

Solo in questo modo il rapporto col mondo da alienato acquista senso, diviene umano ed allora si scambia fiducia con fiducia, amicizia con amicizia, complicità con complicità, libertà con libertà … 

Per apprezzare l’arte, la musica, la bellezza; si deve averne avuto prima esperienza.

Nel contatto con altre persone devo essere capace di esercitare su di loro un effetto stimolante e di suscitarne in cambio altrettanto verso di me. Diversamente la mia esistenza sarà, priva di senso.

Se saprò essere così, con chi mi affianca, giorno dopo giorno, scriveremo in diretta (non ci è dato di cancellare e riscrivere) il copione della nostra esistenza e faremo di tutto perché abbia stile, significato, sia felice, grande, limpida, bella.

Non tutti sono capaci di sopportare la libertà. E’ più facile obbedire che intraprendere un nuovo progetto. Più facile restare che raggiungere nuove méte ed adoperare intelligenza e volontà per produrne continuamente delle nuove.  

Occorre essere capaci, di essere come una madre esemplare, che veglia sulla libertà del figlio, senza riserve o aspettative e mentre la creatura scalcia e si ribella dirgli parole assolute, incantate, con le quali non si può resistere alla tentazione di scommettere

Abstract da Figure di felicità Orizzonti di senso. La "differenza" e il "gioco": la sperimentazione del possibile nel quotidiano di Maria Grazia Contini

La donna del mare di Henrik Ibsen

Ellida è sposata da alcuni anni con Wangel, un medico più anziano di lei, vedovo, con due figlie adolescenti: ha accettato di sposarlo per tentare di sfuggire all'inquietudine provocata in lei da un altro rapporto, quello con un marinaio quasi sconosciuto che l'aveva "stregata" col fascino della sua esistenza avventurosa e con i suoi discorsi sul mare.

Al marito, cui confida l'angoscia di essere ancora e sempre più attratta dallo "straniero" e che le chiede di che cosa parlassero nei loro rarissimi incontri, risponde: soprattutto del mare.

“… si delle tempeste  e dei grandi silenzi.
Delle notti scure  sul mare.
E anche delle distese delle acque che scintillano al sole.
E delle balene dei delfini; e delle foche che meriggiano stese sugli scogli aprichi; e dei gabbiani  e delle aquile; e delle sirene …
E quando parlavamo così, mi sembrava che  egli avesse una strana  affinità con tutte le creature del mare…”

La nostalgia di  lui si confonde con la nostalgia del mare, depositario della loro segreta promessa di amarsi e appartenersi per sempre perché nel mare, lo straniero, aveva lanciato i loro anelli intrecciati a siglare il reciproco consenso a un'unione che un giorno si sarebbe realizzata.

Ora, lo straniero è tornato, sicuro  che Ellida lo seguirà  "volontariamente" e di fronte al turbamento di lei che gli chiede di andarsene e non tormentarla, egli impone il suo ultimatum; tornerà la sera dopo alla stessa ora  e se Ellida rifiuterà di seguirlo, sarà tutto finito per sempre : 

" … per sempre, Ellida ! ”  Le grida allontanandosi  “ Io non tornerò più in questo paese.  Tu non mi vedrai più, non avrai più mie notizie. Sarò come morto per te ! "

Questa ipotesi di chiusura definitiva  del loro rapporto e di ogni possibilità di ritrovarsi in un futuro indeterminato , angoscia Ellida  che si sente privata  del suo spazio  di sogno e di libertà  e confinata nella realtà di un quotidiano rassicurante ma oppressivo. 

D'altronde anche l'ipotesi di andarsene per sempre la spaventa e la fa sentire colpevole  di fronte al marito che è sempre stato comprensivo e affettuoso nei suoi riguardi  e continua ad esserlo anche ora che conosce la sua storia ed ha visto lo straniero.

E' proprio al marito che Ellida  chiede aiuto nella giornata che le è stata "concessa" per decidere del suo futuro, ma il marito riesce a dirle solo parole "ragionevoli", prospettandole i rischi cui andrebbe incontro, le sofferenze che ne deriverebbero per entrambi, il dovere che egli ha di proteggerla e di difenderla da se stessa e dell'attrazione che prova per qualcosa che, contemporaneamente, l'atterrisce.

Ovviamente, con quelle parole egli non fa che dilatare la distanza fra la tranquilla quotidianità che, come marito, rappresenta e l'affascinante-spaventosa avventura che lo straniero propone e per la quale Ellida sembra propendere  sempre di più, col trascorrere delle ore  e col procedere del loro colloquio.

Allo scadere del tempo previsto, lo straniero si presenta per ricevere la risposta  che crede di conoscere già: Ellida non è in grado di parlare se non con frasi sconnesse che esprimono la sua confusione e il marito parla al posto suo, grida allo straniero di andarsene, minaccia di denunciarlo per un delitto che ha compiuto molti anni prima, e si dichiara disposto a tutto pur di difendere la moglie e di farla rimanere al suo posto.

Ma a quel punto Ellida gli si rivolge con improvvisa decisione e durezza:

" Wangel,  lascia che te lo dica davanti a lui…  Se vuoi, puoi trattenermi, perché hai la forza, ma la mia anima, i miei pensieri, i miei desideri, le mie ansie, non potrai incatenarli.

Tutto in me anela irresistibilmente verso l'ignoto per cui sono nata e da cui tu mi ha ritratta…"

Queste parole di Ellida provocano un'improvvisa, radicale trasformazione  nell'atteggiamento del marito, come se solo in quel momento egli avesse capito realmente il dramma di lei; ora non minaccia più, non offre più consigli e protezione, non cerca  di imporre la sua ragionevolezza;  " con dolore contenuto"  e con parole pacate dice a Ellida di ritenersi libera, nel fare la sua scelta, perché in quel preciso momento egli, di propria volontà scioglie il loro contratto;

" Da questo momento puoi riprendere  il vero corso della tua vita e seguirlo, puoi scegliere , Ellida; sei libera, responsabile"

Ed è a quel punto che il "miracolo" accade, imprevisto, imprevedibile, ma carico di possibilità per il futuro, Ellida vede improvvisamente il marito come se egli non fosse più l'uomo con cui ha vissuto per anni una routine faticosa e soffocante; riconoscendole la sua libertà e resposabilità egli si è "epifanizzato" agli occhi di lei, trasformandosi in ideale compagno di un'avventura esistenziale che può essere avvincente perché si colloca in orizzonti aperti a nuove scoperte e a nuove costruzioni di senso.

Lo straniero ora non sembra più inquietante, rinunciare a lui non equivale  più rinunciare alla libertà e alla festa poiché l'ignoto che egli propone sarebbe tale solo per Ellida, mentre l'ignoto che è implicito nella scelta del marito è tale per entrambi e dovranno offrirsi aiuto reciproco per celebrare insieme le loro feste; nell'ambito di un quotidiano condiviso all'insegna della loro differenza.

Di nuovo assistiamo alla possibilità di un'apertura verso orizzonti che la routine sembrava precludere e di nuovo si propone l'esigenza di una disponibilità all'impegno esistenziale, poiché se il quotidiano risente del peso implicito nel sedimentare dell'identità  - nostra e altrui -  è pur sempre all'interno di quest'ultima che preferiamo circoscrivere il suo perimetro per ridurre il carico di responsabilità e di scelte che sarebbe continuamente richiesto dall'accettazione  della differenza: Nostra e altrui.

Dunque tornando al caso emblematico del dramma ibseniano e riferendolo alla nostra esperienza esistenziale nel quotidiano, il problema che si pone è di accettare, con l'irruzione di nuove possibilità, l'emergere di domande nuove che esigono la "costruzione" di risposte adeguate a quella situazione con, in più, la disponibilità a rivederle e modificarle in un futuro che non è predeterminato ma, appunto, aperto al possibile.

Il dott. Wangel aveva accettato e amato Ellida, all'inizio del loro matrimonio, nonostante la "diversità" di lei, il suo apparirgli remota, chiusa in un suo universo inaccessibile, inquieta.

Ma quella diversità era un punto di partenza, un dato di fatto iniziale  che non doveva riservare sorprese; probabilmente, col tempo e grazie all'amore di lui, avrebbe finito anche per attenuarsi o per apparirgli attenuata nell'alone della routine quotidiana.

 


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