La filosofia della soggettività si
rivela, perciò, essere tutt'uno con la morale del risentimento.
L'affermazione che i valori morali sono manifestazioni soggettive, relative alla
coscienza umana e che non hanno significato ed esistenza indipendentemente da
essa, ha condotto o alla giustificazione di una anarchia in materia di giudizi
morali o all'ammissione di una coscienza generale che Scheler definisce
"surrogato della autentica oggettività del valore".
La persona che attua i valori, primo
fra tutti, come vedremo, quello della solidarietà, si pone agli antipodi
dell'uomo del risentimento che si presenta come un debole che "non può
reggersi sul suo solo giudizio da solo" ed apprezza qualcosa non per la
qualità interiore ma soprattutto per svalutarne e biasimarne un'altra.
L'uomo moderno, perciò, è di fronte
ad un bivio; o restare chiuso nell'etica arbitraria del risentimento, oscillante
tra desiderio e impotenza, oppure realizzare il valore della solidarietà.
Seguendo l'indagine che Scheler propone
della solidarietà, cogliamo sia il fondamento di essa che gli elementi
costitutivi. Emerge anzitutto che l'analisi della persona, considerata in tutti
i suoi stati emozionali, è attuata secondo il metodo fenomenologico.
Si rende necessario, a questo punto,
ricordare in poche righe il rapporto tra Scheler ed Husserl.
L'avvicinamento di Scheler alla filosofia husserliana avviene principalmente
sulla comune base del rifiuto della filosofia della soggettività che, da Kant
in poi, aveva dominato l'orizzonte speculativo dell'Occidente. Scheler infatti
rifiuta la separazione che la filosofia ha operato all'interno dello spirito tra
ragione e sensibilità, per cui alla prima si attribuisce ciò che non è della
seconda. Leggiamo infatti: "Tutta la nostra vita emozionale, nonché
l'amore e l'odio viene inclusa nella sensibilità, mentre quanto c'è di alogico
nello spirito, il vedere, sentire, l'aspirare, l'amare, l'odiare, è considerato
dipendente dalla organizzazione psicologica dell'uomo".
Se accettiamo questa ripartizione, ci
sfugge che, in quel campo denominato alogico, può esserci un vedere puro, un
sentire puro, un amare ed un odiare puri e che, ad un'etica razionale, può
sostituirsi "un'etica assoluta, apriorica ed emozionale".
Alla tesi husserliana della coscienza
come attività intenzionale, Scheler aggiunge una importante modificazione sulle
modalità della intenzionalità.
Secondo Husserl infatti le intenzioni
sono sempre significative ed il conoscere rinvia alla coscienza che è "un
eterno pullulare di intenzioni bisognose di riempimento intuitivo".
Con ciò Husserl afferma il primato
dell'attività teoretica su ogni altra forma di intenzionalità. Scheler
ritiene, invece, che tale intellettualismo finisce con l'impedire una adeguata
concezione della intenzionalità emozionale. Vi sono per il Nostro, come abbiamo
affermato, delle essenze non logiche ma nondimeno eterne ed apriori, come quelle
logiche, che egli chiama valori. Scrive infatti: "C'è una modalità
dell'esperienza i cui oggetti sono completamente inaccessibili all'intelletto,
che è cieco nei loro riguardi come l'orecchio e l'udito rispetto ai colori; ma
questa esperienza ci presenta oggetti autentici disposti in un ordine eterno e
gerarchico che sono appunto i valori".
Come per il fenomenologo Husserl le
essenze rappresentative ed i nessi logici sono apriori, così per il
fenomenologo Scheler i valori non sono tratti dall'esperienza ma condizionano la
possibilità stessa del mondo affettivo.
Su questa base Scheler, contro il
formalismo kantiano, afferma la legittimità di un'etica materiale dei valori,
ma riconosce al filosofo di Konigsberg il merito di aver considerato l'azione
morale non determinata da un interesse materiale. Scheler rivaluta la vita
emozionale proprio a partire dalla rigorosa distinzione tra fatti ed essenze
riconducendola a queste ultime. In questo modo l'apriori morale cessa di avere
un carattere esclusivamente formale per assumerne uno contenutistico-materiale.
La stessa volontà, che nel pensiero
kantiano era dotata di una autonomia, ora è posta al seguito degli atti
emozionali. In questo cambiamento radicale di prospettiva è coinvolta la stessa
concezione della persona la quale, mentre nella filosofia kantiana si presentava
subordinata alla volontà, ora acquista piena autonomia rispetto al
volere.
Cade la tesi intellettualistica che
vede la persona come un tramite indifferente di una attività razionale
impersonale ed emerge la proposta nuova di Scheler di ancorare la persona
all'uomo inteso in modo originale, cioé come trascendenza in sé.
Questo richiamo alla trascendenza in
sé è l'elemento che attraversa tutta l'opera di Scheler e si possono addurre
innumerevoli luoghi a sostegno della tesi. Egli riferisce infatti che
"l'uomo da solo è in grado di andare oltre se stesso" e che, per
diventare persona, "l'essere umano deve innalzare la propria testa
spirituale oltre questo flusso della vita psichica e della comunità e scoprirsi
un essere che prova sentimenti, ha idee ed inclinazioni proprie".
Da quanto si è detto emerge una
differenza importante tra "l'essere umano" e "l'essere
persona" in quanto,
mentre il primo è un dato che viene dalla natura, il
secondo è conseguito con l'atto di trascendenza. Un essere umano, incapace di
realizzare questo trascendimento, è spersonalizzato.
Un punto di arrivo saldo
ed irremovibile nell'analisi scheleriana è dato inoltre dal fatto che la
trascendenza della persona è rivelata attraverso i suoi atti e che possiamo
conoscere gli altri soggetti, cioé partecipare delle loro azioni, all'interno
di quel sentimento che Scheler chiama "simpatia".
L'atto, inoltre, rivela la predilezione
per un valore e, come un prisma riflette lo spettro invisibile dei colori, così
l'azione di una persona manifesta l'ordine invisibile dei principi morali.
Da tale concezione della persona e
dalla sua apertura alla dimensione etica scaturisce l'idea di solidarietà in
quanto Scheler estende al campo sociale la sua teoria dei valori. Egli infatti
riconosce che ciò che troviamo nell'animo di un individuo lo possiamo
riscontrare per analogia nei gruppi, nei clans, nei popoli nonché nelle
comunità spirituali collettive quali le Chiese, le Nazioni, gli Stati.
È possibile, quindi, studiare queste
forme di unità sociale in relazione ai differenti livelli di solidarietà che
essi realizzano al fine di mettere in luce l'influenza dell'andamento morale al
loro interno ed il conseguente sviluppo della persona.
Emerge, perciò, dall'analisi che il
Nostro conduce, che nelle unità sociali quali la società di massa la
solidarietà è quasi nulla in quanto in essa l'individuo è troppo
spersonalizzato per essere in una relazione autentica con gli altri.
Simile ad un branco di animali, la
massa sociale si muove come una valanga che travolge i suoi componenti. Se
vogliamo tuttavia individuare un livello di solidarietà in questo tipo di
organizzazione sociale, essa può essere denominata, afferma Scheler,
'solidarietà per contagio', poiché i sentimenti che prevalgono in questi
gruppi vengono trasmessi da "imitazioni involontarie prive di
comprensione".
Non si può esigere responsabilità per
le azioni prodotte da queste realtà sociali in quanto, gli eventi che essi
determinano, non sono voluti né anticipati da qualcuno. La comunità che questa
forma di organizzazione realizza è ben lontana dal presentarsi come una unità
personale, poiché le esperienze sono sempre vissute a livello individuale e
risultano prive di riferimento ad un tutto comunitario.
Il secondo livello di solidarietà è
definito da Scheler "solidarietà rappresentabile o organica", in cui
il termine rappresentabile indica che ciascun elemento della comunità può
rappresentare qualche altro membro del gruppo. Tuttavia, scrive Scheler, a
questo livello "l'essere umano è solo un organo, un membro, non ancora una
persona matura".
Dall'analisi condotta dal Nostro si
evince che, anche in questa unità sociale, il livello di solidarietà è quasi
simile a quello del movimento di massa in quanto i membri individuali sono
totalmente immersi in queste comunità di vita e viene meno la distinzione tra
sé e gli altri. Ciò non toglie che nella solidarietà per contagio esistano
legami sociali più forti perché basati sulle tradizioni e consuetudini.
Il terzo livello di solidarietà è
definito da Scheler "solidarietà per interessi". In contrasto con la
solidarietà rappresentabile, quella per interesse è determinata dal desiderio
dei membri individuali di conseguire i propri scopi.
È all'interno del contesto di questa
forma di vita comunitaria che gli individui diventano consapevoli dei loro
stessi desideri e pensieri. In tale assetto sociale, infatti, gli individui
danno vita a contratti e si scambiano tutto ciò che può essere loro utile non
solo per amore di partecipare alle tradizioni della comunità ma anche per
ampliare i propri vantaggi razionalmente calcolati. In questo contesto sociale
raramente è portato a termine l'accordo tra i suoi membri e la volontà comune
spesso dipende dall'uso della forza. All'interno di questo livello di
solidarietà, è accresciuta l'individualità delle persone, ma, allo stesso
tempo, è aumentato il rischio che emergano esseri umani individualisti ed
egoisti.
L'ultimo livello di solidarietà,
quello più elevato, si manifesta in una forma di unità sociale che Scheler
considera la più alta e che sintetizza in questi termini: "Unità di
persone-singole, autonome, spirituali ed individuali in una persona-comune,
autonoma, spirituale ed individuale".
Questa unità costituisce il cuore e
l'assoluta novità dell'insegnamento originario ed autentico del cristianesimo e
coincide con la nozione di comunità. È attraverso quell'insegnamento che essa
ha fatto la sua apparizione per la prima volta nella storia, ed è nata dalla
fusione della nozione di persona con quella cristiana di amore, cioé con la
"dottrina della salvezza solidale di tutti nel 'corpus christianum'".
In quest'ultimo livello ogni persona è
contemporaneamente persona-singola e membro di una persona-comune. Rispetto alle
altre forme di solidarietà analizzate emerge, in questa fase, una
responsabilità di-ed una responsabilità-davanti a, completamente nuove. Scrive
Scheler: "Nella comunità di vita, il supporto di ogni responsabilità è
la realtà-comunitaria. Qui accade qualcosa di completamente diverso: ogni
essere-singolo è anche co-responsabile della persona-comune come la
persona-comune lo è di ciascuno dei suoi membri".
In quest'ultimo modello sociale si
istituisce una corresponsabilità reciproca tra persona-singola e persona-comune
senza che venga esclusa la autoresponsabilità. Il principio della solidarietà
allora assume un significato originale, basato sulla irriducibilità. Scheler
sottolinea questo carattere affermando che, nella nuova realtà sociale,
"la persona singola non è solo corresponsabile di tutte le altre persone
singole nella persona comune [...] ma lo è anche e principalmente a titolo di
individuo-personale unico nel suo genere e di supporto ad una conoscenza
morale-individuale".
Il principio della solidarietà
così rinnovato si presenta come un elemento costitutivo eterno, universale,
proprio di ogni individuo morale.
Quest'ultimo livello è infatti definito da Scheler "solidarietà
personalistica o non rappresentabile" in quanto la persona è considerata
un valore irriducibile e raggiunge quella maturità che le consente di esprimere
i propri valori e quelli degli altri.
In questo livello il bene in sé,
valido per l'individuo, viene a poggiare su di un bene in sé avente validità
universale. Scheler scrive delle pagine penetranti circa questo livello di
solidarietà che gli appare "una legge fondamentale di questi cosmi che
formano le persone morali finite" ed aggiunge che, "quale che possa
essere l'estensione del mondo morale nello spazio e nel tempo, sulla terra e
nelle stelle conosciute e sconosciute, per quanto lontana possa elevarsi la sua
sfera al di sopra delle forme di esistenza presenti per costituire un grande
tutto [...] non è che grazie al principio di solidarietà che il mondo morale
tutto intero possiede, in ogni momento della sua esistenza, un valore morale
unico nel suo genere che non si deve mai considerare come una somma possibile
del cattivo e del buono inerenti agli esseri singolari".
La solidarietà, così intesa, consente
di rileggere la stessa conclusione della vita dell'uomo ed il giudizio finale in
termini nuovi. Infatti "nessuno comparirà 'solo' davanti al Giudice
supremo, occorrerà che tutti insieme rispondiamo davanti al Giudice supremo
nella unità di un 'solo' atto, e che tutti insieme, in un solo atto ascoltiamo
la sentenza di questo giudice supremo. Nessuno sarà giudicato prima che tutti
siano co-intesi, co-compresi, co-apprezzati; e, in ciascuno, tutti saranno
co-giudicati, come tutti lo saranno in ciascuno".
Conformemente al metodo fenomenologico
Scheler non si è limitato a descrivere le forme di solidarietà, ma ne ha
ricercato il fondamento anzitutto nella essenzialità della persona a cui
appartiene l'apertura verso gli altri, cioé verso la comunità delle persone.
All'interno del contesto sociale, infatti, il singolo è spinto a realizzare il
suo più alto valore proprio in quanto egli incoraggia la realizzazione dei più
alti principi etici da parte degli altri.
L'attuazione del valore ad opera della
singola persona implica una dimensione apostolica in quanto il suo agire
arricchisce l'intera comunità. Ecco perché la realizzazione dei valori è
stata in definitiva intesa anche come una "missione",
"vocazione", "chiamata", "scelta". Certamente
persone socialmente diverse ed operanti in realtà sociali differenti, possono
avere vari modi di realizzare i valori, ma né la persona singola né il gruppo
collettivo possono diventare di per sé l'ultimo livello della loro
attuazione.
Le varie vie di realizzazione dei
suddetti valori sia tra le persone singole che tra i gruppi sociali
presuppongono un contesto più alto entro cui considerare gli stessi come un
tutto sinottico. Ma ciò che fonda la solidarietà è il fatto che gli atti
sociali trovano il loro compimento in una possibile comunità, in quanto sono
specificatamente diretti ad una eventuale comunità di persone.
Come afferma Scheler, il principio
della solidarietà deve essere l'assioma primario di tutta la filosofia sociale;
in questo senso esso si presenta come il principio architettonico che può
governare i vari campi dell'esistenza. Leggiamo: "Sotto la signoria del
principio della solidarietà ciascuno sente e sa la comunità come un tutto che
dimora in lui e sente il suo sangue parte del sangue che circola in lui, i suoi
valori come parti costitutive dei valori presenti nello spirito della
comunità".
La domanda che il lettore di Scheler si
pone dopo aver percorso i vari momenti in cui si articola la solidarietà
concerne soprattutto la realizzabilità della stessa. Ci si chiede, cioé, se
gli elementi essenziali, fondamentali per l'organizzazione solidaristica possano
essere effettivamente raggiunti.
Una conclusione
importante cui si perviene è che il principio di solidarietà non può essere
assimilato né tantomeno confuso con un ideale utopico; esso è un imperativo
che va urgentemente realizzato. Ci piace parlare, perciò, di una emergenza
solidarietà.
Annunziata dalla Chiesa romana la
solidarietà si presenta oggi come il valore che impegna non solo le coscienze
dei singoli ma soprattutto le differenti organizzazioni politiche e culturali ai
livelli più diversi.
Essa è richiesta dalle nuove
condizioni sociali ed economiche che coinvolgono l'intera umanità, dalla
tecnologia più avanzata, fino ai movimenti di intere popolazioni alla ricerca
di una vita accettabile. Senza enfasi si può dire che l'età moderna deve
divenire l'era della solidarietà.
Ciò è ancora più vero se si tiene
conto che il presente è anche il teatro di aspri conflitti tra potenze che
generano forme nuove di emarginazione. Questa guerra sociale esiste non solo nei
paesi sottosviluppati ma anche per le strade delle piú moderne e sofisticate
città.
Interrogarsi su questo stato di cose
comporta ripensare gli esiti, per molti aspetti negativi, della ragione
occidentale. Muovere dal "cogito", dall'Io, dalla ragione vuol dire
affermare da un lato una cultura di dominio sulla natura, dall'altro precludersi
ogni apertura verso il "tu".
L'esito individualistico, solipsistico
che oggi avvertiamo in modo drammatico è, per molti versi, implicito nella
prospettiva razionalistico-soggettivistica. Di qui l'esigenza di una radicale
inversione di tendenza, un ripensamento critico della tradizione filosofica.
Scheler, pertanto, ha molte cose da dire all'uomo contemporaneo, ma il suo
merito, a nostro avviso, consiste nell'avergli indicato nel recupero della
solidarietà la via obbligata da percorrere per offrire a sé ed alle
generazioni future una speranza di salvezza.
Giuseppe Bruno III A
* Il lavoro è stato guidato dalla
prof.ssa Lilia Fiorillo
bibliografia
Opere di Max Scheler
Crisi dei valori, a cura di Antonio
Banfi, Bompiani, Milano 1936.
Le formalisme en éthique et l'éthique matériale des valeurs, Gallimard, Paris
1955.
La posizione dell'uomo nel cosmo, a cura di Rosa Padellaro, F.lli Fabbri
Editori, Milano 1970.
L'eterno nell'uomo, F.lli Fabbri Editori, Milano 1972.
Il risentimento nella edificazione delle morali, Vita e Pensiero, Milano 1975.
Essenza e forme della simpatia, Città Nuova, Roma 1980.
Idealismo-realismo, Il Tripode, Napoli 1995.