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Arcosanti, il Laboratorio Urbano di Paolo Soleri  di Marco Felici
Un italiano in America e la costruzione di una città nel deserto dell’Arizona.
Da questi ingredienti per uno “spaghetti-western”, è nata una delle più affascinanti utopie del nostro tempo

6 Giugno 2000, la Biennale di Venezia premia Paolo Soleri con il Leone d’Oro alla carriera. lampo inatteso nel panorama architettonico italiano che sembrava avviato su orme tutt’altro che nostrane.

Paolo Soleri Architetto

Dopo venti anni d’oblio, un’intera generazione di architetti quella formatasi negli anni Sessanta e Settanta, illuminata dalla riscoperta, si è posta la domanda: “Arcosanti … esiste ancora?”.

Un sogno dimenticato è cosi riemerso alla luce: il luogo-altro, come lo definiva Luigi Pellegrin, esiste ancora.
Arcosanti è un laboratorio urbano, attivo da più di trent’anni nel deserto dell’Arizona.

E il riconoscimento della Biennale ha sancito la riconciliazione dell’Italia con un suo illustre rappresentante che da mezzo secolo opera in modo eccellente oltreoceano.
Con quel riconoscimento si è capito quanto l’Italia può e vuole fare per aiutarlo a compiere la sua missione.

Paolo Soleri e le “Arcologie”

Soleri, prima che un architetto, è un filosofo che sta sperimentando, in scala reale, le sue idee sull'evoluzione cosmogenica. Negli anni cinquanta, dopo un praticantato con Frank Lloyd Wright, e la magnifica realizzazione della Fabbrica di Ceramica Artistica Solimene a Vietri, si trasferisce nel deserto della Paradise Valley per realizzare personalmente le sue innovative architetture.

 
 

Qui, dall'esperienza della costruzione di Cosanti, Soleri trae le riflessioni che lo portano a sviluppare la nuova filosofia urbana celebrata nel bestseller Arcology, the city in the image of man.

Un’Arcologia (architettura + ecologia) è una città dove tutte le istanze si aggregano secondo i principi della “miniaturizzazione”, andando a costituire un agglomerato iperconnesso e multifunzionale a totale sviluppo tridimensionale.
Il modello costituisce una radicale risposta al problema dell’abnorme espansione periferica delle metropoli statunitensi ed alla necessità di ricreare spazi relazionali urbani che favoriscano la formazione di comunità.

Evidente è la contrapposizione con Broadacre City del maestro Wright e più velata la distanza dalle contemporanee utopie di Archigram o Metabolist. Mentre la maggioranza delle avanguardie radicali, proiettandosi in un futuro estremamente tecnologico, si distaccava sempre più dall’uomo come individuo sociale, fino a naufragare nel rifiuto di massa di sottoprodotti tipo Corviale, Soleri ipotizza una megastruttura (uso qui un termine che lui rigetta) fautrice di effetto urbano e socialità, oltre che di riduzione dell’impronta ecologica.

In sostanza, una città capace di instaurare un’omeostasi con la natura intesa nella sua accezione più ampia, comprensiva dunque dell’uomo e del suo operato.

Nel suo testo vengono presentati 40 modelli suggestivi di possibili Archologie, ma infinite possono essere le possibilità a condizione che una comunità decida di adottare un principio di sviluppo che arresti il dilagare dell’urbanizzazione.
Aldilà dei modi, rimane fondamentale “persuadere” alla necessità di controllare il desiderio di territorio che alberga nell’animo di molti. Se ogni famiglia realizzasse la sua aspirazione ad un villino con giardino immerso nel verde, magari integrato con seconde e terze case, e se tale modello venisse adottato, come sembra probabile, anche dalle nazioni in via di sviluppo (Cina ed India per cominciare), l’economia ecologica crollerebbe disastrosamente.
La proposta di Soleri, la Lean Alternative, costituisce dunque la via alternativa data dalla frugalità, dal rinunciare al fascino del fattibile per aspirare solo al desiderabile e concentrare in nuclei abitati tutte le funzioni dell’habitat umano per salvaguardare il territorio destinabile all’agricoltura.

Arcosanti, lo "zoo delle persone"

Concretizzazione di questa idea è il Laboratorio Urbano di Arcosanti, un piccolo miracolo di sperimentazione sociologica. Non è ancora una città, ma ha già i suoi cittadini. Dei cinquemila volontari che hanno lavorato alla costruzione, molti si sono fermati, ed una sessantina sono ormai definitivamente residenti. Il legante è nell'effetto urbano che si crea in queste strutture iperconnesse e plurifunzionali, ma partecipare alle attività quotidiane di Arcosanti significa accorgersi che questo effetto è generato dalla gente: il progettista ha dato lo strumento, ma la musica è liberamente interpretabile. Così tra i terrazzamenti si incontrano i "dannati" della fonderia ed i "mistici" del laboratorio ceramiche; le radioline si sfidano tra rock ed ethnic… Lo "zoo delle persone" (così si scherniscono gli Arcosantiani durante le migliaia di visite turistiche) potrebbe essere completo, ma l'avventura non è finita. Il cantiere va avanti, non si è mai fermato, da trent'anni.

Il contributo dell’Italia

Nel maggio del 2001 il Dottorato di Ricerca in Sviluppo Urbano Sostenibile, dell’Università Roma Tre, ha organizzato con Soleri una giornata di studi su Arcosanti. Con questo evento si è ricostruito un rapporto tra il maestro italo-americano e le università italiane. A distanza di un anno sono ormai state avviate iniziative di collaborazione per la didattica tra Arcosanti e tre Atenei particolarmente prestigiosi: Roma Tre, lo IUAV di Venezia, l'Accademia di Mendrisio.

Ad Arcosanti ci sono ormai periodi dell'anno in cui la lingua più parlata è l'italiano. E i traguardi si moltiplicano. L’Istituto Nazionale della Grafica sta lavorando su un grande progetto di mostra che porterebbe in Italia magnifici disegni, tra cui gli ormai mitici “scroll”, lunghi anche più di cinquanta metri, ed i preziosi “quaderni”, che raccolgono tutto il percorso creativo del maestro.

Gli Ordini Professionali degli Architetti sono interessati all’opera di Soleri come simbolo di un’elevata sintesi tra teoria progettuale e pratica costruttiva. Istituzioni di chiara fama verranno coinvolte nei piani di restauro di Cosanti.
Il Proconsole onorario italiano a Los Angeles ha confermato ufficialmente l’interesse del governo per l’opera del maestro. Insomma i rapporti tra Arcosanti e l’Italia sono in crescendo sotto tutti i punti di vista; mancherebbe soltanto la partecipazione italiana al mercato delle campane a vento prodotte in Arcosanti, dalla cui vendita deriva il principale sostegno alla costruzione di questo laboratorio urbano.

Marco Felici è ingegnere e collabora alla Facoltà di Ingegneria presso l’Università “La Sapienza” di Roma e alla Facoltà di Architettura dell’Università “Roma Tre”. Si occupa di sviluppo urbano sostenibile e progettazione integrale.





 


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