| 27 05 2005 alcuni argomenti tra quelli trattati: ... Gli operai della catena di
montaggio dovevano svolgere solo determinati movimenti
sempre uguali per tutta la durata della giornata lavorativa. Chi aveva la
capacità di essere straordinariamente veloce era anche incentivato
economicamente con un premio di produzione.
I principi del pensiero di Taylor si possono riassumere in due
punti principali:
1.
Il principio dell’One Best Way (= l’unico miglior metodo possibile):
dinanzi a qualunque problema tecnico o organizzativo esiste una sola soluzione,
non una serie di soluzioni alternative fra loro. Questo significa che la
produzione migliore avviene se il lavoratore smette di pensare a quello che deve
realizzare, ma si concentra solo sui gesti sempre uguali legati al momento
produttivo che gli è stato assegnato.
2. Il principio dell’"operaio bue": il
lavoratore deve fare solo quello che gli viene ordinato senza
crearsi problemi e senza neanche chiederne la ragione.
Deve rispettare regole, impegni e tempi previsti senza
anticiparli, né attardarli.
Nella logica tayloristica, quindi, l’operaio pigro o quello zelante sono sullo
stesso piano perché non rispettano i tempi dell’organizzazione scientifica del
lavoro.
... L’Organizzazione scientifica del lavoro consisteva
nell'affidare a un organismo particolare, chiamato «ufficio delle procedure» (Edilcarpentieri
Modena, 1972 ufficio tempi e metodi) il compito di scomporre un lavoro
ripetitivo in un insieme di gesti elementari, di destinare a ciascuno di questi
un tempo «standard», stabilito dall'esperienza, e sulla base di ciò assegnare a
ognuno dei lavoratori, incaricati di effettuare un'operazione produttiva, un
tempo determinato per portare a termine questa operazione...
... E' tempo di managers, di nuovi professionisti, di lavori
avanzati ed emergenti. Ma è anche tempo di lavori atipici, dequalificati, di
inoccupazione, di persone che hanno con il proprio lavoro un rapporto
"estraneo", che inseguono il miglioramento tra i lavori anzichè nel lavoro (Accornero,
1990)
Non che ciò sia negativo, tutt'altro. Ma accanto ad un manager vi è sempre più
spesso l'ombra di una collaboratrice familiare.
Nuove professioni che generano lavori antichi, ai più bassi gradini della
considerazione sociale...
... Calcolare un bilancio non è più una operazione di
raffinata ragioneria: è sufficiente che, nel corso del tempo, il data entry sia
stato fatto nel modo corretto ed il programma non abbia "bugs" per ottenere il
risultato in pochi secondi.
Ma questo veramente libera l'uomo dalla parte più spiacevole del lavoro, come
pensavano gli utopisti settecenteschi ?
A quali altre attività "creative" (almeno nell'ambito del proprio posto di
lavoro) potrà dedicarsi il lavoratore "liberato" dalla schiavitù del lavoro
ripetitivo? ...
La classe operaia va in Paradiso
Scritto da Petri con Ugo Pirro, “La classe operaia va
in Paradisoӏ il primo film italiano che entra in fabbrica, analizzandone il
sistema e mettendo a fuoco i rapporti tra uomo e macchina, tra sindacato e nuova
sinistra, tra contestazione studentesca e lotte operaie, repressione padronale e
progresso tecnologico.
Ludovico
Massa, detto Lulù, è un metalmeccanico comunista campione del cottimo: per
questo, mentre è benvoluto e vezzeggiato dal
padrone (anche sul piano delle
gratifiche), è odiato dai compagni che si vedono imporre i suoi frenetici ritmi
produttivi.
D'altra parte, lo stesso Lulù vive male la condizione operaia: questa, infatti,
gli consente apprezzabili livelli di consumo ma annienta la sua vita affettiva e
sentimentale, impedendogli di avere amici e riducendo ad uno scambio interessato
il suo rapporto con l’amante.
Comunque individualista e arrogante, Lulù non si schiera nella frattura sulla
vertenza del cottimo che si sta aprendo in fabbrica fra sindacalisti moderati ed
estremisti extraparlamentari.
Quando perde un dito in seguito ad un incidente sul lavoro, Lulù cambia
atteggiamento nei confronti della fabbrica: aderisce alla contestazione
estremista e sostiene lo sciopero ad oltranza.
A seguito di tafferugli con la polizia, Lulù viene licenziato in tronco; per
questo viene abbandonato dall’amante e dagli stessi estremisti che giudicano il
suo un caso personale, e perciò loro estraneo.
Grazie alla vittoria dei sindacati di cui aveva denunciato l’arrendevolezza
politica, Lulù viene riassunto tornando alla catena di montaggio.
Ormai alle soglie della pazzia, Lulù delira sull’esistenza di un muro da
abbattere, oltre il quale c'è il paradiso della classe operaia.
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