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dal sito www.mybestlife.com/Ambientecostruito/399/Trasparenza_trasformista.htm

L U C E  N A T U R A L E
I nuovi materiali per il controllo dell'illuminazione naturale    di Gianpiero Alfarano

 

1. Siamo cresciuti con la morale de "Il Piccolo Principe": ci sarà vita se ci sarà trasformazione, per cui i mutanti dovevano imparare ad essere noi in quanto interpreti coscienti dell'esistenza. Il teorema si basava sulla possibilità umana di esercitare cambiamenti in virtù della propria sensibilità. Percezione e reazione sono state per lungo tempo attività esclusive di apparati biologici. Lo straordinario sviluppo delle tecno-scienze ha contribuito ad estendere queste capacità ad alcuni artefatti, associandoli a peculiarità in precedenza riferibili solo agli organismi biologici, quali l'autoadattamento e la risposta spontanea. 

Il tentativo di imitare alcuni aspetti del mondo biologico ha dato l'avvio ad una nuova disciplina della scienza dei materiali che prende il nome di biomimicking. In quest'ambito della ricerca la massima aspirazione consiste nel poter realizzare materiali che si possano comportare come una versione progettata della pelle umana in cui la sensibilità, fatta acquisire al materiale, possa farlo reagire ai cambiamenti ambientali o comunque contribuire a cambiare il proprio status iniziale a favore di una specifica prestazione richiesta.

Una superficie che cambia colore al variare della temperatura è un esempio di trasformabilità paragonabile alla reazione dinamica di una "pelle sensibile" che in relazione alle condizioni termiche dell'ambiente, con cui è entrata in contatto, reagisce in funzione della sua disponibilità programmata al cambiamento. Scienza e tecnologia hanno come stimolo fondamentale l'idea di realizzare dei materiali che possano reagire intelligentemente, che siano, cioè, in grado di automodificarsi e autogestirsi. 

Allo stato attuale non si è ancora arrivati ad avere prodotti che soddisfino appieno queste aspettative anzi ciò che definiamo come "intelligente", il più delle volte, è una semplice reazione elementare. Per la maggior parte dei materiali cosiddetti "intelligenti", sviluppati finora, reagire a stimoli ambientali, significa alterare di poco il proprio stato molecolare oppure dover ricorrere a sistemi di gestione esterni per adattarsi alle richieste di cambiamento (campi elettrici e quant'altro), ma già a guardare alcuni risultati raggiunti ci si può immaginare la notevole trasformazione che ci aspetta e, possiamo esserne certi, questa volta i mutanti non saranno più solo gli esseri viventi.

2. Vetro termocromico: al variare della temperatura il CLOUGGEL modifica il suo stato molecolare opacizzando il vetro. 

Per un involucro edilizio a trasparenza variabile

Negli ultimi anni sono proliferati gli studi su una nuova classe di materiali con una maggiore adattabilità al cambiamento dei fenomeni naturali evidenziando il passaggio da sistemi statici, uniformati a uno standard prestazionale ricavato facendo la media sulle prestazioni di massima intensità, a sistemi reattivi variabili secondo gli stimoli dei fattori incidenti. 

In campo edilizio l'inserimento dei materiali "reattivi" o meglio "intelligenti" è in stretta dipendenza di alcuni fattori che generano l'orientamento degli aspetti evolutivi.  Fra questi vi sono gli svantaggi, ormai ampiamente noti, dei sistemi passivi, che permettono una reattività univoca e costante tarata su valori intermedi rispondendo solo in parte a valori estremi. Tutto ciò ha dato modo di accelerare la ricerca di sistemi dinamici più efficienti in grado di fornire prestazioni diverse adattandosi alla variabilità dei fenomeni naturali e anche alle diverse esigenze dei fruitori. 

Fra i fattori condizionanti bisogna includere anche la trasformazione che va assumendo l'ambiente naturale diventato, per certi versi, ostile se non addirittura nocivo alla sopravvivenza biologica. Luce e calore continuano a essere beni insostituibili per la vita, ma sta cambiando il tipo di rapporto degli esseri umani con questi elementi naturali. L’idea di rifugio, come archetipo di architettura, diventa oggi più sostanzialmente aderente alla realtà rappresentata dall'opera costruita. Inquinamento, radiazioni nocive e altri elementi affini danno all'edificio un vero significato di riparo accentuando la domanda di progettualità mirata a risolvere problemi di gestione del rapporto interno-esterno e viceversa. In questo contesto l'involucro edilizio svolge un ruolo di primaria importanza non solo in quanto contribuisce a conformare l'invaso racchiuso dalla sua superficie, ma soprattutto corno apparato tecnologico di interscambio. 

L'interesse maggiore è concentrato sulla componente trasparente dell'involucro, proprio perché considerata parte debole, facilmente penetrabile e quindi difficile da gestire per il controllo del passaggio di luce e calore. I convenzionali rimedi ai problemi di invadenza della luce e dell'accumulo o dispersione di calore indesiderati, sono stati, per lungo tempo, individuati in sistemi indipendenti e di supporto al materiale trasparente. Basti pensare all'uso massiccio di persiane, tapparelle e tendaggi vari. Questi sistemi tuttavia hanno perso la loro efficacia via via che le superfici trasparenti hanno aumentato le dimensioni fino ad essere eliminati in situazioni in cui nessuna interferenza viene tollerata dalla forza prorompente di dissoluzione concettuale dell'intero involucro. La tendenza ad alleggerire i materiali aumentandone però le prestazioni e la possibilità di integrare più funzioni in un unico materiale ha permesso alla nuova trasparenza di munirsi di dispositivi integrati nel materiale stesso per rispondere efficacemente alle richieste di filtro variabile che, per gli aspetti che già abbiamo visto, sono più necessari all'involucro edilizio trasparente. 

Ecco allora la messa a punto di materiali trasparenti con comportamento dinamico: cioè con la capacità di variare il proprio grado di trasparenza fino a precluderla in modo significativo per schermare il flusso termo-luminoso. La strada al dispositivi dinamici è stata aperta con le tecnologie dei film sottili che, addizionati al vetro, ne hanno sviluppato nuove possibilità di controllo della permeabilità termica e luminosa. Vetri con resistenze elettriche serigrafate sulla superficie hanno dato l'avvio a una generazione di dispositivi con qualità prestazionali impensabili prima: i vantaggi ottenuti dall'eliminazione dell'effetto condensa attraverso un lunotto termico nelle auto possono esserne un esempio. Oggi l'affinamento delle tecnologie, che hanno permesso al vetro di presentarsi come materiale composito e reattivo, ha favorito la messa a punto d'una serie di dispositivi che permettono alla trasparenza di trasformarsi in modo reversibile. Si tratta di dispositivi che forniscono al materiale la possibilità di modulare il passaggio del flusso elettromagnetico per una frazione di tempo determinata, di tornare allo stato di partenza e ripetere più volte l'operazione. L'insieme di questi nuovi materiali trasparenti, passati da elementi statici ad elementi dinamici, si può definire come il dominio di sistemi integrati a controllo dinamico per la trasparenza variabile

Dispositivi cromogenici

L'esplorazione delle possibilità che permettono di ottenere variabilità della trasparenza ha avuto origine verso la fine del 1870, ma le ricerche hanno dato dei risultati industrialmente applicabili solo di recente. Ne è nata una specifica denominazione introdotta da Lambert e Granqvist1, massimi studiosi del fenomeno, che con il termine "cromogenics" definisce i materiali che sono in grado di cambiare le proprie caratteristiche ottiche in risposta a stimoli esterni. Per mezzo di particolari proprietà fisico-chimiche, un materiale trasparente cromogenico può variare in modo consistente il comportamento ottico a seconda se a variare sia l'intensità e la distribuzione spettrale della luce o la temperatura o il flusso di un campo elettrico. Questi tipi di variazione consentono una trasformazione di stato del materiale che riesce a passare da elemento altamente trasmittente a parzialmente riflettente fino ad assorbire tutto lo spettro del campo solare o del visibile. Nell'ambito della trasparenza trasformista sono da classificare come materiali cromogenici i dispositivi ad alta capacità osmotica delle qualità ottiche raggruppabili orientativamente in quattro tipologie:

  • FOTOCROMICI
  • TERMOCROMICI
  • A CRISTALLI LIQUIDI
  • ELETTROCROMICI.

Questi dispositivi sono, per il loro funzionamento, distinguibili in due categorie:

  • non attivati elettricamente, di cui fanno parte i fotocromici e i termocromici in quanto autoregolanti;
  • attivati elettricamente, di cui fanno parte quelli a cristalli liquidi e gli elettrocromici regolabili su volontà dell'utente.

Dispositivi fotocromici

Fotocromico è definito il comportamento di un materiale esposto alla luce che assorbendo energia altera le condizioni iniziali di trasparenza e colore ripristinandole gradualmente una volta cessata l'esposizione.

Funzionamento e applicazioni I materiali fotocromici si basano sul principio del cambiamento cromatico reversibile di alcune sostanze chimiche, poste tra due strati ad assorbimento energetico differente, esposte a un flusso luminoso. Si tratta di materiali in grado di assorbire energia e di variare quindi, per induzione di radiazioni elettromagnetiche, lo spettro cromatico in uscita. Alcuni materiali chiamati "sensibilizzatori ottici", esposti a raggi UV diventano "agenti riducenti" ovvero diminuiscono la valenza positiva, o la presenza di ossigeno nei composti dell'Idrogeno, tramite l'aggiunta di elettroni. 

Ad esempio nei vetri che contengono rame e argento la presenza di agenti riducenti fa si che i metalli diventino colloidali assorbendo in questo modo alcune lunghezze d'onda della luce. Un fenomeno simile si verifica con gli elementi non metallici mediante il principio della "nucleazione eterogenea". Tramite l'esposizione al calore "agenti nucleanti" inducono la crescita di cristalli (litio metasilicato, sodio fluorico o bario disilicato) che così riflettendo alcune lunghezze d'onda colorano il vetro e lo opacizzano a causa della ridotta trasmissibilità della luce. I dispositivi fotocromici, basati quindi sul maggiore o minore attraversamento della luce (principalmente UV) trova un interessante impiego in situazioni in cui la limitazione delle radiazioni è l'obiettivo principale da raggiungere come, ad esempio, nelle lenti ottiche per proteggersi dalla luce. Per quanto riguarda l'applicazione in edilizia i materiali fotocromici offrono ottime potenzialità per il futuro. Nel presente sono ancora penalizzati da alcuni problemi tecnico-costruttivi:

  • difficoltà ad ottenere una distribuzione uniforme delle sostanze fotocromiche nel vetro;
  • perdita graduale della reversibilità nel tempo.

Va precisato che, nel corso di questi ultimi anni, problemi di questo genere si sono affievoliti permettendo di ampliare le dimensioni delle lastre e di migliorare la stabilità nel tempo. Le contro indicazioni per l'impiego di questi materiali in edilizia sono riscontrabili nella totale assenza di controllo della variabilità delle prestazioni da parte dell'utente. In un edificio si può creare un oscuramento indesiderato a causa della tendenza di questi materiali ad aumentare la densità cromatica anche a livelli di luce molto bassa. Occorre quindi posizionarli in modo opportuno affinché, in un giorno d'inverno con cielo coperto con poca ma diffusa luminosità, non si ottenga un eccessivo oscuramento interno degli ambienti. In una facciata continua, ad esempio, dovrebbero essere posizionati al di sopra o al di sotto di una fascia mediana totalmente trasparente.

3 Principio di funzionamento dei dispositivi termocromici.

Dispositivi termocromici

Sono definiti termocromici quei materiali trasparenti che modificano le proprietà ottiche in funzione della variazione di temperatura. Ciò avviene tramite reazione chimica reversibile una volta ripristinate le condizioni termiche entro le quali è statica la reattività chimica.

Funzionamento e applicazioni A modificare le caratteristiche di un materiale termocromico può essere una modifica dell'equilibrio molecolare, tramite reazione chimica indotta, oppure la transizione della struttura cristallina. Il comportamento termocromico si può avere con svariati composti organici, inorganici e in film di ossidi metallici, i quali presentano la particolarità di trasformarsi in conduttori a determinate temperature. Tra questi ultimi il più interessante è l'ossido di Vanadio in quanto riesce a passare da uno stato di semiconduttore allo stato metallico superando la temperatura critica di 70°C. Il superamento di tale temperatura induce nel materiale una maggiore capacità riflettente rendendolo più sensibile alla radiazione dell'infrarosso. 

La soglia dei 70°C è uno dei punti critici di questi materiali anche se molto si sta facendo per abbassare la temperatura critica alla soglia della temperatura media ambientale. Prestazioni termocromiche sono state raggiunte con l'invenzione di speciali gel inseriti tra due strati di film plastici. Il CLOUG GEL, inventato nel 1970 da Day Chahourdi, consiste in un sottile strato di soluzione acquosa polimerica racchiusa tra due pellicole plastiche. Le molecole polimeriche restano trasparenti fino a una temperatura critica che, se superata, riduce la trasparenza fino a rendere il materiale opaco con colorazione biancastra contribuendo a riflettere la radiazione solare. Particolari additivi possono far regolare il punto critico d'innesco della reazione. Negli elementi di involucro, quando cioé i materiali termocromici espongono le due facce (interna ed esterna) a condizioni termiche differenti, occorre regolare la reazione del materiale in relazione alle prestazioni richeste. Per modulare il passaggio di luce e calore in quantità idonee è stato adottato un sistema in cui il comportamento del gel dipenda al 75% dalla variazione di temperatura interna e al 25% dalla variazione di quella esterna. Il CLOUG GEL viene isolato dall'esterno per mezzo di uno strato isolante trasparente consentendo al gel la massima trasparenza in una giornata invernale fredda mentre, in una giornata estiva, il maggiore guadagno solare provoca l'oscuramento del materiale. Per l'impiego in edilizia è stato messo a punto un particolare prodotto, il TALD, che ha la caratteristica di avere il punto di raffreddamento più basso rispetto a vetri antisolari convenzionali. Il TALD è un gel stabile che può essere regolato tra i 10°C e i 70°C . 

Nello stato normale permette una trasmissione solare pari all'84% mentre nello stato oscurato la trasmissione viene ridotta tra il 1O e il 4O%. Il comportamento dei materiali termocromici, nei confronti della radiazione solare consente di migliorare i consumi energetici dell'edificio diminuendo i carichi di raffreddamento e creando una condizione climatica ambientale migliore. Come si è constatato, un'altra caratteristica estremamente interessante per l'applicazione all'edilizia di questi dispositivi, riguarda l'alta percentuale di luce trasmessa sia nello stato trasparente che in quello opaco. Occorre comunque sottolineare che la trasmissione di luce che caratterizza questi materiali è diffusa, ovvero anche quando il materiale è nello stato chiaro le immagini trasmesse non risultano mai nitide. Questa caratteristica rende i termocromici, particolarmente adatti per applicazioni in cui non è richiesta la visibilità ed è invece desiderabile la privacy o comunque un effetto di schermatura. L'utilizzo dei pannelli termocromici come componenti di facciata dove la visibilità è richiesta, è possibile se si osserva l’accorgimento di inserire i pannelli termocromici alternati a pannelli convenzionali trasparenti, collocandoli preferibilmente nelle zone al di sopra o al disotto della fascia di visibilità. I rivestimenti termocromici a base di ossido di vanadio, attualmente sembrano offrire le migliori prestazioni vista la relazione che intercorre tra la loro temperatura di trasformazione e la temperatura ideale per il benessere umano (come ha dimostrato Granqvist). Le applicazioni del termogel sono adatte per corti interne o serre, in climi temperati o subtropicali, per edifici industriali, scuole e ospedali, unità residenziali e edifici speciali quali giardini zoologici e botanici.

4 Principio di funzionamento dei dispositivi a cristalli liquidi

Dispositivi a cristalli liquidi

Il funzionamento di un dispositivo a cristalli liquidi si basa sull'utilizzo di materiali con struttura molecolare a barre che sotto l'influenza di un campo elettrico fanno variare la trasmissione della luce.

Funzionamento e applicazioni

Questi materiali, scoperti in Inghilterra da George Gray negli anni '70, possono essere Nematici e Smettici:

i cristalli liquidi nematici semplici, sono allineati ma possono scorrere su e giù gli uni rispetto agli altri.

i cristalli liquidi smettici risultano disposti in strati.

Diversi tipi di cristalli liquidi, alle basse temperature diventano smettici, nematici se riscaldati e fluidi ordinari quando raggiungono una temperatura abbastanza elevata. Il tipo più comune di cristallo liquido è il nematico intrecciato, in cui i polimeri formano catene che ruotano tra piatti polarizzati. Il grado della rotazione, è controllato durante la fabbricazione. Il PDLC (Polymer Dispersed Liquid Crystal) è un dispositivo in cui le particelle di cristalli liquidi (la cui dimensione è nell'ordine del micrometro) risultano incapsulate, in ordine sparso, in una matrice polimerica. Le particelle vengono inserite tra due elettrodi trasparenti di poliestere rivestito con un rivestimento di ossido di indio (ITO) si crea così un campo elettrico orientato se è attiva l'alimentazione. 

Nello stato non attivato, le molecole di cristalli liquidi sono casualmente orientate, per cui la luce incidente risulta diffusa, a causa del mancato allineamento tra le particelle ed il mezzo circostante. Il materiale assume di conseguenza una colorazione lattea. Quando viene applicato un voltaggio sufficientemente alto, le molecole disperse vengono orientate in direzione del campo elettrico inserito, per cui la luce incidente in modo normale alla superficie, non viene intercettata e rifratta e il materiale si conserva trasparente. Variando l'orientamento delle molecole di cristalli liquidi all'interno del dispositivo, è quindi possibile variarne le caratteristiche ottiche. I dispositivi "nematici intrecciati" sono utilizzati per display elettronici, ma hanno bisogno di filtri polarizzanti che ne riducono la trasparenza. Sono di piccole dimensioni in quanto ad oggi è difficile avere lastre polarizzate da applicare ad ampie superfici. 

Un notevole sviluppo lo stanno avendo i "colesterici nematici" come i GUEST-HOST (cristalli misti a molecole dicroiche) i quali sono stati studiati proprio per avere reazione veloce e per questo trovano un vantaggioso impiego negli specchietti delle automobili e negli occhiali. In architettura i vetri con dispositivo a cristalli liquidi sono prevalentemente utilizzati come elementi di divisione di spazi interni. Utilizzati come pregiato elemento d'arredo hanno il vantaggio di inibire temporaneamente l'introspezione visiva di due ambienti mantenendo allo stesso tempo un'alta trasmissione della luce come ad esempio: sale riunioni e uffici, reception e ristoranti. Altre applicazioni sono per vetrine di negozi e sportelli bancari, uffici postali e gioiellerie. Nelle aree di self-banking, bancomat questi dispositivi, facendo diventare opaco in diaframma trasparente della porta al momento dell'ingresso, garantiscono la privacy al prelievo ritornando ad essere trasparenti ad operazione conclusa.

5. Principio di funzionamento dei dispositivi elettrocromici

Dispositivi elettrocromici

L'elettrocromatismo, è il fenomeno per cui il passaggio di una corrente elettrica attraverso un materiale comporta il cambiamento, persistente e reversibile, nella sua struttura chimica, con l'ulteriore conseguenza di mutare le caratteristiche della trasmissione spettrale.

Funzionamento e applicazioni In questi materiali, il cambiamento delle proprietà è da attribuirsi all'inserimento o all'estrazione di ioni mobili: quando il campo elettrico è attivato, gli ioni introdotti reagiscono generando dei composti colorati che modificano lo spettro cromatico del materiale. Il fenomeno è stato rilevato in numerose sostanze organiche (che usano anche reazioni di ossidazione o riduzione e che possono essere esposte a problemi come l'alterazione alla luce del sole) e inorganiche; tra questi i più interessanti sono gli ossidi, usati sotto forma di sottili pellicole trasparenti. 

Un dispositivo elettrocromico, è generalmente costituito da tre o cinque strati diversi. In un dispositivo a tre strati ad esempio, lo strato centrale è un conduttore di ioni o elettrolita che presenta la caratteristica di perdere ioni, quando è messo a contatto con la corrente elettrica. Lo strato centrale è compreso tra altri due strati costituiti da un film elettrocromico (elettrodo) e da uno strato preposto all'accumulo di elettroni (controelettrodo). I due strati esterni, sono costituiti da materiali conduttori trasparenti, anche se lo strato per l'accumulo di elettroni e il conduttore trasparente, possano essere incorporati in un unico strato. In questo genere di meccanismo aperto, uno degli elettrodi deve essere a contatto con l'aria, in questo modo una scorta di umidità, scomponendosi in Idrogeno, Ossigeno ed elettroni, entrerà a far parte del processo. L'elettrocromatismo, è oggi oggetto di studi approfonditi che hanno già portato alla realizzazione di prodotti mercificabili nell'industria delle costruzioni. Riconosciuta l'importanza della colorazione, in particolare quella neutra, i ricercatori stanno ora procedendo verso sistemi misti ossido elettrocromici che non devono necessariamente essere colorati. L’intuizione di studiosi e fabbricanti di materiali elettrocromici ha portato all'identificazione di quattro tipi principali di meccamsmi:

  • Display informativi, oggetto di importanti studi senza condurre ad un prodotto commercializzabile;
  • Specchi a riflesso variabile, già in uso;
  • Meccanismi ad emittenza variabile;
  • Finestra elettrocromica.

Per lo sviluppo della cosiddetta "finestra intelligente" il colore oscurante, che caratterizza gli altri tre meccanismi non è stato considerato di grande importanza. Forse, proprio per questo motivo, il lavoro sulla colorazione a richiesta è tutto sommato recente; nonostante la possibilità di questi dispositivi elettrocromici neutri, ad esempio, l'ossido di tungsteno è di gran lunga il materiale elettrocromico più studiato fino a ora.

6. Comparazione delle proprietà ottiche dei dispositivi cromogenici.

Sviluppo e prospettive

In futuro per i dispositivi cromogenici si prevede uno sviluppo di nuove classi di conduttori elettrici con alta conducibilità, tra cui metalli conduttori a polimeri organici, di cui la ricerca ha già individuato un enorme potenziamento del contributo tecnologico-prestazionale. Di conseguenza le prospettive industriali per l'espansione sul mercato dell'edilizia di questi materiali sono sostanzialmente concentrate ad allargarne le possibilità di impiego. I problemi ancora aperti riguardano vincoli dimensionali, come nel caso dei fotocromici che sono ancora in fase di prototipazione per la difficoltà di ottenere l'uniformità di colorazione su ampie superfici; l'allungamento della durata del ciclo di vita dei prodotti proporzionato ai benefici di risparmio della spesa energetica e inoltre i costi di produzione che ne tengono ancora alto il prezzo. L'affermazione di questi nuovi materiali, riscontrabile oggi solo in progetti ad alto contenuto di innovazione tecnologica, anche se non prevista in tempi brevi, contribuirà in modo notevole a soddisfare le più sofisticate esigenze dell'involucro edilizio, in primo luogo all'abbattimento dell'incidenza economica sulla gestione energetica.

 

7. Comparazione delle proprietà fisiche dei dispositivi cromogenici.

Schede e prodotti  -  Vetri a cristalli liquidi

Entrati in produzione da circa dieci anni i PDLC (Polymer Dispersed Liquid Crystal) sono oggi, tra i dispositivi a trasparenza variabile, i più commercializzati. Pur rimanendo invariato il funzionamento, nel corso degli ultimi anni la competizione tra le aziende produttrici ha dato notevoli risultati di perfezionamento del sistema. L'innovazione riguarda:

  • l'allungamento della durata (da 4 a 6 anni);
  • la riduzione di energia di attivazione (da 120 a 3OV);
  • 'aumento dell'escursione del campo termico esterno al dispositivo (da -400C a 400C fino a 700C);
  • il potenziamento della rapidità della risposta (10 millisecondi a 200C);
  • una maggiore opacità;
  • il miglioramento della deformazione ottica (sfuocamento nello stato trasparente della visibilità in incidenza obliqua)
  • l'utilizzazione di conduttori più economici per contenere il prezzo di vendita.

Anche se il dispositivo può funzionare con un'alimentazione del campo elettrico regolata in intensità da un potenziometro, i prodotti disponibili sul mercato prevedono solo un interruttore con posizione ON-OFF. La regolazione intermedia non dà ancora garanzie di lunga durata, anzi compromette la reversibilità.

Prodotti in commercio in Italia

Denominazione del prodotto: VARILITE Azienda produttrice: ISOCLIMA Indirizzo: ISOCLIMA SpA - Via A. Volta, 14 -35042 Este (PD) ITALIA Dimensione pannelli: larghezza max. mm. 900 lunghezza max. mm. 2600 spessore max. mm mm.9 Alimentazione elettrica: 60V ca Consumo: 20 W/ mq Proprietà ottiche: fattore di trasmissione luminosa stato attivato 82% stato disattivato 74% - fattore di trasmissione solare stato attivato 80% stato disattivato 60% Sistema di attivazione: interruttore a comando manuale ON-OFF Costo a mq.: L.2 450 000

Denominazione del prodotto: PRIVA-LITE Azienda produttrice: Saint-Gobain Indirizzo: Saint-Gobain Vetro Italia SpA - Via Romagnoli, 6 - 20146 Milano Dimensione pannelli: mm. 305 x 405 mm. max. 1000 x 2800 mm.spessore standard 10,12 e14 mm. Alimentazione elettrica: 120V ca Consumo: 50 W/ mq Proprietà ottiche: fattore di trasmissione luminosa stato attivato 75% (vetro semplice) 67,3% (vetro doppio) stato disattivato 74,8% (vetr. semp.) 66,9% (vetr. dop.) Sistema di attivazione: interruttore a comando manuale ON-OFF Costo a mq.: L.2.200.000

Vetri elettrocromici

Entrati in commercio da pochi mesi, questi dispositivi hanno il vantaggio rispetto ai cristalli liquidi di dover essere alimentati elettricamente solo per avviare il cambiamento di stato. Infatti il dispositivo si caratterizza per la capacità di conservare la propria condizione molecolare a lungo, una volta modificata con un minimo impulso elettrico. Ogni pannello dispone di un proprio potenziometro di controllo di intensità elettrica che può essere collegato ad un sistema centralizzato e informatizzato.

In questi dispositivi l'oscuramento avviene gradualmente tanto da risultare impercettibile. Pur essendo dei vetri molto sofisticati richiedono la manutenzione di un vetro ordinario riducendone addirittura i costi se consideriamo l'eliminazione totale della spesa relativa ai sistemi di oscuramente convenzionali.

Prodotti in commercio in Italia

Denominazione del prodotto: E-CONTROL Azienda produttrice: FLABEG GmbH, azienda tedesca che produce per la PILKINGTON dalla quale viene distribuito in Italia Indirizzo: PILKINGTON, Via Colleoni, 25 Fabbricato Pegaso 3, 2OO4I Agrate Brianza (MI) Dimensione pannelli: larghezza da mm. 400 a 900 fino a mm.1200 su ordinazione, lunghezza da mm. 400 a mm.2000,spessore mm.29 in doppia vetro-camera Consumo: 2 W/mq Proprietà ottiche: fattore di trasmissione luminosa stato attivato 15% stato disattivato 50% fattore di trasmissione solare stato attivato da 9% a 7% stato disattivato da 29% a 35% Sistema di attivazione: interruttore a comando manuale o computerizzato Costo a mq.: L.2.000.000

Note 1 C.M. Larnpert, C.G. Granqvist, Large nera Chromogenics: Materials and Device for trasmittance Contral Spei Voi. IS4, Hamburg, 1988.

Gianpiero Alfarano, architetto, dottore di ricerca in tecnologia dell'architettura, collabora all'attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di Processi e Metodi della Produzione Edilizia dell'Università degli studi di Firenze


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