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1.
Siamo cresciuti con la morale de "Il Piccolo
Principe": ci sarà vita se ci sarà trasformazione, per cui i mutanti
dovevano imparare ad essere noi in quanto interpreti coscienti
dell'esistenza. Il teorema si basava sulla possibilità umana di
esercitare cambiamenti in virtù della propria sensibilità. Percezione e
reazione sono state per lungo tempo attività esclusive di apparati
biologici. Lo straordinario sviluppo delle tecno-scienze ha contribuito
ad estendere queste capacità ad alcuni artefatti, associandoli a
peculiarità in precedenza riferibili solo agli organismi biologici,
quali l'autoadattamento e la risposta spontanea.
Il tentativo di imitare
alcuni aspetti del mondo biologico ha dato l'avvio ad una nuova
disciplina della scienza dei materiali che prende il nome di
biomimicking. In quest'ambito della ricerca la massima aspirazione
consiste nel poter realizzare materiali che si possano comportare come
una versione progettata della pelle umana in cui la sensibilità, fatta
acquisire al materiale, possa farlo reagire ai cambiamenti ambientali o
comunque contribuire a cambiare il proprio status iniziale a favore di
una specifica prestazione richiesta.
Una superficie che cambia
colore al variare della temperatura è un esempio di trasformabilità
paragonabile alla reazione dinamica di una "pelle sensibile" che in
relazione alle condizioni termiche dell'ambiente, con cui è entrata in
contatto, reagisce in funzione della sua disponibilità programmata al
cambiamento. Scienza e tecnologia hanno come stimolo fondamentale l'idea
di realizzare dei materiali che possano reagire intelligentemente, che
siano, cioè, in grado di automodificarsi e autogestirsi.
Allo stato attuale non si
è ancora arrivati ad avere prodotti che soddisfino appieno queste
aspettative anzi ciò che definiamo come "intelligente", il più delle
volte, è una semplice reazione elementare. Per la maggior parte dei
materiali cosiddetti "intelligenti", sviluppati finora, reagire a
stimoli ambientali, significa alterare di poco il proprio stato
molecolare oppure dover ricorrere a sistemi di gestione esterni per
adattarsi alle richieste di cambiamento (campi elettrici e quant'altro),
ma già a guardare alcuni risultati raggiunti ci si può immaginare la
notevole trasformazione che ci aspetta e, possiamo esserne certi, questa
volta i mutanti non saranno più solo gli esseri viventi.
2. Vetro termocromico:
al variare della temperatura il CLOUGGEL modifica il suo stato
molecolare opacizzando il vetro.
Per un involucro edilizio
a trasparenza variabile
Negli ultimi anni sono
proliferati gli studi su una nuova classe di materiali con una maggiore
adattabilità al cambiamento dei fenomeni naturali evidenziando il
passaggio da sistemi statici, uniformati a uno standard prestazionale
ricavato facendo la media sulle prestazioni di massima intensità, a
sistemi reattivi variabili secondo gli stimoli dei fattori incidenti.
In campo edilizio
l'inserimento dei materiali "reattivi" o meglio "intelligenti" è in
stretta dipendenza di alcuni fattori che generano l'orientamento degli
aspetti evolutivi. Fra questi vi sono gli svantaggi, ormai ampiamente
noti, dei sistemi passivi, che permettono una reattività univoca e
costante tarata su valori intermedi rispondendo solo in parte a valori
estremi. Tutto ciò ha dato modo di accelerare la ricerca di sistemi
dinamici più efficienti in grado di fornire prestazioni diverse
adattandosi alla variabilità dei fenomeni naturali e anche alle diverse
esigenze dei fruitori.
Fra i fattori
condizionanti bisogna includere anche la trasformazione che va assumendo
l'ambiente naturale diventato, per certi versi, ostile se non
addirittura nocivo alla sopravvivenza biologica. Luce e calore
continuano a essere beni insostituibili per la vita, ma sta cambiando il
tipo di rapporto degli esseri umani con questi elementi naturali. L’idea
di rifugio, come archetipo di architettura, diventa oggi più
sostanzialmente aderente alla realtà rappresentata dall'opera costruita.
Inquinamento, radiazioni nocive e altri elementi affini danno
all'edificio un vero significato di riparo accentuando la domanda di
progettualità mirata a risolvere problemi di gestione del rapporto
interno-esterno e viceversa. In questo contesto l'involucro edilizio
svolge un ruolo di primaria importanza non solo in quanto contribuisce a
conformare l'invaso racchiuso dalla sua superficie, ma soprattutto corno
apparato tecnologico di interscambio.
L'interesse maggiore è
concentrato sulla componente trasparente dell'involucro, proprio perché
considerata parte debole, facilmente penetrabile e quindi difficile da
gestire per il controllo del passaggio di luce e calore. I convenzionali
rimedi ai problemi di invadenza della luce e dell'accumulo o dispersione
di calore indesiderati, sono stati, per lungo tempo, individuati in
sistemi indipendenti e di supporto al materiale trasparente. Basti
pensare all'uso massiccio di persiane, tapparelle e tendaggi vari.
Questi sistemi tuttavia hanno perso la loro efficacia via via che le
superfici trasparenti hanno aumentato le dimensioni fino ad essere
eliminati in situazioni in cui nessuna interferenza viene tollerata
dalla forza prorompente di dissoluzione concettuale dell'intero
involucro. La tendenza ad alleggerire i materiali aumentandone però le
prestazioni e la possibilità di integrare più funzioni in un unico
materiale ha permesso alla nuova trasparenza di munirsi di dispositivi
integrati nel materiale stesso per rispondere efficacemente alle
richieste di filtro variabile che, per gli aspetti che già abbiamo
visto, sono più necessari all'involucro edilizio trasparente.
Ecco allora la messa a
punto di materiali trasparenti con comportamento dinamico: cioè con la
capacità di variare il proprio grado di trasparenza fino a precluderla
in modo significativo per schermare il flusso termo-luminoso. La strada
al dispositivi dinamici è stata aperta con le tecnologie dei film
sottili che, addizionati al vetro, ne hanno sviluppato nuove possibilità
di controllo della permeabilità termica e luminosa. Vetri con resistenze
elettriche serigrafate sulla superficie hanno dato l'avvio a una
generazione di dispositivi con qualità prestazionali impensabili prima:
i vantaggi ottenuti dall'eliminazione dell'effetto condensa attraverso
un lunotto termico nelle auto possono esserne un esempio. Oggi
l'affinamento delle tecnologie, che hanno permesso al vetro di
presentarsi come materiale composito e reattivo, ha favorito la messa a
punto d'una serie di dispositivi che permettono alla trasparenza di
trasformarsi in modo reversibile. Si tratta di dispositivi che
forniscono al materiale la possibilità di modulare il passaggio del
flusso elettromagnetico per una frazione di tempo determinata, di
tornare allo stato di partenza e ripetere più volte l'operazione.
L'insieme di questi nuovi materiali trasparenti, passati da elementi
statici ad elementi dinamici, si può definire come il dominio di sistemi
integrati a controllo dinamico per la trasparenza variabile
Dispositivi
cromogenici
L'esplorazione delle
possibilità che permettono di ottenere variabilità della trasparenza ha
avuto origine verso la fine del 1870, ma le ricerche hanno dato dei
risultati industrialmente applicabili solo di recente. Ne è nata una
specifica denominazione introdotta da Lambert e Granqvist1, massimi
studiosi del fenomeno, che con il termine "cromogenics" definisce i
materiali che sono in grado di cambiare le proprie caratteristiche
ottiche in risposta a stimoli esterni. Per mezzo di particolari
proprietà fisico-chimiche, un materiale trasparente cromogenico può
variare in modo consistente il comportamento ottico a seconda se a
variare sia l'intensità e la distribuzione spettrale della luce o la
temperatura o il flusso di un campo elettrico. Questi tipi di variazione
consentono una trasformazione di stato del materiale che riesce a
passare da elemento altamente trasmittente a parzialmente riflettente
fino ad assorbire tutto lo spettro del campo solare o del visibile.
Nell'ambito della trasparenza trasformista sono da classificare come
materiali cromogenici i dispositivi ad alta capacità osmotica delle
qualità ottiche raggruppabili orientativamente in quattro tipologie:
- FOTOCROMICI
- TERMOCROMICI
- A CRISTALLI LIQUIDI
- ELETTROCROMICI.
Questi dispositivi sono,
per il loro funzionamento, distinguibili in due categorie:
- non attivati
elettricamente, di cui fanno parte i fotocromici e i termocromici in
quanto autoregolanti;
- attivati
elettricamente, di cui fanno parte quelli a cristalli liquidi e gli
elettrocromici regolabili su volontà dell'utente.
Dispositivi
fotocromici
Fotocromico è definito il
comportamento di un materiale esposto alla luce che assorbendo energia
altera le condizioni iniziali di trasparenza e colore ripristinandole
gradualmente una volta cessata l'esposizione.
Funzionamento e
applicazioni I materiali fotocromici si basano sul principio del
cambiamento cromatico reversibile di alcune sostanze chimiche, poste tra
due strati ad assorbimento energetico differente, esposte a un flusso
luminoso. Si tratta di materiali in grado di assorbire energia e di
variare quindi, per induzione di radiazioni elettromagnetiche, lo
spettro cromatico in uscita. Alcuni materiali chiamati "sensibilizzatori
ottici", esposti a raggi UV diventano "agenti riducenti" ovvero
diminuiscono la valenza positiva, o la presenza di ossigeno nei composti
dell'Idrogeno, tramite l'aggiunta di elettroni.
Ad esempio nei vetri che
contengono rame e argento la presenza di agenti riducenti fa si che i
metalli diventino colloidali assorbendo in questo modo alcune lunghezze
d'onda della luce. Un fenomeno simile si verifica con gli elementi non
metallici mediante il principio della "nucleazione eterogenea". Tramite
l'esposizione al calore "agenti nucleanti" inducono la crescita di
cristalli (litio metasilicato, sodio fluorico o bario disilicato) che
così riflettendo alcune lunghezze d'onda colorano il vetro e lo
opacizzano a causa della ridotta trasmissibilità della luce. I
dispositivi fotocromici, basati quindi sul maggiore o minore
attraversamento della luce (principalmente UV) trova un interessante
impiego in situazioni in cui la limitazione delle radiazioni è
l'obiettivo principale da raggiungere come, ad esempio, nelle lenti
ottiche per proteggersi dalla luce. Per quanto riguarda l'applicazione
in edilizia i materiali fotocromici offrono ottime potenzialità per il
futuro. Nel presente sono ancora penalizzati da alcuni problemi
tecnico-costruttivi:
- difficoltà ad
ottenere una distribuzione uniforme delle sostanze fotocromiche nel
vetro;
- perdita graduale
della reversibilità nel tempo.
Va precisato che, nel
corso di questi ultimi anni, problemi di questo genere si sono
affievoliti permettendo di ampliare le dimensioni delle lastre e di
migliorare la stabilità nel tempo. Le contro indicazioni per l'impiego
di questi materiali in edilizia sono riscontrabili nella totale assenza
di controllo della variabilità delle prestazioni da parte dell'utente.
In un edificio si può creare un oscuramento indesiderato a causa della
tendenza di questi materiali ad aumentare la densità cromatica anche a
livelli di luce molto bassa. Occorre quindi posizionarli in modo
opportuno affinché, in un giorno d'inverno con cielo coperto con poca ma
diffusa luminosità, non si ottenga un eccessivo oscuramento interno
degli ambienti. In una facciata continua, ad esempio, dovrebbero essere
posizionati al di sopra o al di sotto di una fascia mediana totalmente
trasparente.
3 Principio di
funzionamento dei dispositivi termocromici.
Dispositivi termocromici
Sono definiti
termocromici quei materiali trasparenti che modificano le proprietà
ottiche in funzione della variazione di temperatura. Ciò avviene tramite
reazione chimica reversibile una volta ripristinate le condizioni
termiche entro le quali è statica la reattività chimica.
Funzionamento e
applicazioni A modificare le caratteristiche di un materiale
termocromico può essere una modifica dell'equilibrio molecolare, tramite
reazione chimica indotta, oppure la transizione della struttura
cristallina. Il comportamento termocromico si può avere con svariati
composti organici, inorganici e in film di ossidi metallici, i quali
presentano la particolarità di trasformarsi in conduttori a determinate
temperature. Tra questi ultimi il più interessante è l'ossido di Vanadio
in quanto riesce a passare da uno stato di semiconduttore allo stato
metallico superando la temperatura critica di 70°C. Il superamento di
tale temperatura induce nel materiale una maggiore capacità riflettente
rendendolo più sensibile alla radiazione dell'infrarosso.
La soglia dei 70°C è uno
dei punti critici di questi materiali anche se molto si sta facendo per
abbassare la temperatura critica alla soglia della temperatura media
ambientale. Prestazioni termocromiche sono state raggiunte con
l'invenzione di speciali gel inseriti tra due strati di film plastici.
Il CLOUG GEL, inventato nel 1970 da Day Chahourdi, consiste in un
sottile strato di soluzione acquosa polimerica racchiusa tra due
pellicole plastiche. Le molecole polimeriche restano trasparenti fino a
una temperatura critica che, se superata, riduce la trasparenza fino a
rendere il materiale opaco con colorazione biancastra contribuendo a
riflettere la radiazione solare. Particolari additivi possono far
regolare il punto critico d'innesco della reazione. Negli elementi di
involucro, quando cioé i materiali termocromici espongono le due facce
(interna ed esterna) a condizioni termiche differenti, occorre regolare
la reazione del materiale in relazione alle prestazioni richeste. Per
modulare il passaggio di luce e calore in quantità idonee è stato
adottato un sistema in cui il comportamento del gel dipenda al 75% dalla
variazione di temperatura interna e al 25% dalla variazione di quella
esterna. Il CLOUG GEL viene isolato dall'esterno per mezzo di uno strato
isolante trasparente consentendo al gel la massima trasparenza in una
giornata invernale fredda mentre, in una giornata estiva, il maggiore
guadagno solare provoca l'oscuramento del materiale. Per l'impiego in
edilizia è stato messo a punto un particolare prodotto, il TALD, che ha
la caratteristica di avere il punto di raffreddamento più basso rispetto
a vetri antisolari convenzionali. Il TALD è un gel stabile che può
essere regolato tra i 10°C e i 70°C .
Nello stato normale
permette una trasmissione solare pari all'84% mentre nello stato
oscurato la trasmissione viene ridotta tra il 1O e il 4O%. Il
comportamento dei materiali termocromici, nei confronti della radiazione
solare consente di migliorare i consumi energetici dell'edificio
diminuendo i carichi di raffreddamento e creando una condizione
climatica ambientale migliore. Come si è constatato, un'altra
caratteristica estremamente interessante per l'applicazione all'edilizia
di questi dispositivi, riguarda l'alta percentuale di luce trasmessa sia
nello stato trasparente che in quello opaco. Occorre comunque
sottolineare che la trasmissione di luce che caratterizza questi
materiali è diffusa, ovvero anche quando il materiale è nello stato
chiaro le immagini trasmesse non risultano mai nitide. Questa
caratteristica rende i termocromici, particolarmente adatti per
applicazioni in cui non è richiesta la visibilità ed è invece
desiderabile la privacy o comunque un effetto di schermatura. L'utilizzo
dei pannelli termocromici come componenti di facciata dove la visibilità
è richiesta, è possibile se si osserva l’accorgimento di inserire i
pannelli termocromici alternati a pannelli convenzionali trasparenti,
collocandoli preferibilmente nelle zone al di sopra o al disotto della
fascia di visibilità. I rivestimenti termocromici a base di ossido di
vanadio, attualmente sembrano offrire le migliori prestazioni vista la
relazione che intercorre tra la loro temperatura di trasformazione e la
temperatura ideale per il benessere umano (come ha dimostrato
Granqvist). Le applicazioni del termogel sono adatte per corti interne o
serre, in climi temperati o subtropicali, per edifici industriali,
scuole e ospedali, unità residenziali e edifici speciali quali giardini
zoologici e botanici.
4 Principio di
funzionamento dei dispositivi a cristalli liquidi
Dispositivi a cristalli
liquidi
Il funzionamento di un
dispositivo a cristalli liquidi si basa sull'utilizzo di materiali con
struttura molecolare a barre che sotto l'influenza di un campo elettrico
fanno variare la trasmissione della luce.
Funzionamento e
applicazioni
Questi materiali,
scoperti in Inghilterra da George Gray negli anni '70, possono essere
Nematici e Smettici:
i cristalli liquidi
nematici semplici, sono allineati ma possono scorrere su e giù gli uni
rispetto agli altri.
i cristalli liquidi
smettici risultano disposti in strati.
Diversi tipi di cristalli
liquidi, alle basse temperature diventano smettici, nematici se
riscaldati e fluidi ordinari quando raggiungono una temperatura
abbastanza elevata. Il tipo più comune di cristallo liquido è il
nematico intrecciato, in cui i polimeri formano catene che ruotano tra
piatti polarizzati. Il grado della rotazione, è controllato durante la
fabbricazione. Il PDLC (Polymer Dispersed Liquid Crystal) è un
dispositivo in cui le particelle di cristalli liquidi (la cui dimensione
è nell'ordine del micrometro) risultano incapsulate, in ordine sparso,
in una matrice polimerica. Le particelle vengono inserite tra due
elettrodi trasparenti di poliestere rivestito con un rivestimento di
ossido di indio (ITO) si crea così un campo elettrico orientato se è
attiva l'alimentazione.
Nello stato non attivato,
le molecole di cristalli liquidi sono casualmente orientate, per cui la
luce incidente risulta diffusa, a causa del mancato allineamento tra le
particelle ed il mezzo circostante. Il materiale assume di conseguenza
una colorazione lattea. Quando viene applicato un voltaggio
sufficientemente alto, le molecole disperse vengono orientate in
direzione del campo elettrico inserito, per cui la luce incidente in
modo normale alla superficie, non viene intercettata e rifratta e il
materiale si conserva trasparente. Variando l'orientamento delle
molecole di cristalli liquidi all'interno del dispositivo, è quindi
possibile variarne le caratteristiche ottiche. I dispositivi "nematici
intrecciati" sono utilizzati per display elettronici, ma hanno bisogno
di filtri polarizzanti che ne riducono la trasparenza. Sono di piccole
dimensioni in quanto ad oggi è difficile avere lastre polarizzate da
applicare ad ampie superfici.
Un notevole sviluppo lo
stanno avendo i "colesterici nematici" come i GUEST-HOST (cristalli
misti a molecole dicroiche) i quali sono stati studiati proprio per
avere reazione veloce e per questo trovano un vantaggioso impiego negli
specchietti delle automobili e negli occhiali. In architettura i vetri
con dispositivo a cristalli liquidi sono prevalentemente utilizzati come
elementi di divisione di spazi interni. Utilizzati come pregiato
elemento d'arredo hanno il vantaggio di inibire temporaneamente
l'introspezione visiva di due ambienti mantenendo allo stesso tempo
un'alta trasmissione della luce come ad esempio: sale riunioni e uffici,
reception e ristoranti. Altre applicazioni sono per vetrine di negozi e
sportelli bancari, uffici postali e gioiellerie. Nelle aree di
self-banking, bancomat questi dispositivi, facendo diventare opaco in
diaframma trasparente della porta al momento dell'ingresso, garantiscono
la privacy al prelievo ritornando ad essere trasparenti ad operazione
conclusa.
5. Principio di
funzionamento dei dispositivi elettrocromici
Dispositivi
elettrocromici
L'elettrocromatismo, è il
fenomeno per cui il passaggio di una corrente elettrica attraverso un
materiale comporta il cambiamento, persistente e reversibile, nella sua
struttura chimica, con l'ulteriore conseguenza di mutare le
caratteristiche della trasmissione spettrale.
Funzionamento e
applicazioni In questi materiali, il cambiamento delle proprietà è da
attribuirsi all'inserimento o all'estrazione di ioni mobili: quando il
campo elettrico è attivato, gli ioni introdotti reagiscono generando dei
composti colorati che modificano lo spettro cromatico del materiale. Il
fenomeno è stato rilevato in numerose sostanze organiche (che usano
anche reazioni di ossidazione o riduzione e che possono essere esposte a
problemi come l'alterazione alla luce del sole) e inorganiche; tra
questi i più interessanti sono gli ossidi, usati sotto forma di sottili
pellicole trasparenti.
Un dispositivo
elettrocromico, è generalmente costituito da tre o cinque strati
diversi. In un dispositivo a tre strati ad esempio, lo strato centrale è
un conduttore di ioni o elettrolita che presenta la caratteristica di
perdere ioni, quando è messo a contatto con la corrente elettrica. Lo
strato centrale è compreso tra altri due strati costituiti da un film
elettrocromico (elettrodo) e da uno strato preposto all'accumulo di
elettroni (controelettrodo). I due strati esterni, sono costituiti da
materiali conduttori trasparenti, anche se lo strato per l'accumulo di
elettroni e il conduttore trasparente, possano essere incorporati in un
unico strato. In questo genere di meccanismo aperto, uno degli elettrodi
deve essere a contatto con l'aria, in questo modo una scorta di umidità,
scomponendosi in Idrogeno, Ossigeno ed elettroni, entrerà a far parte
del processo. L'elettrocromatismo, è oggi oggetto di studi approfonditi
che hanno già portato alla realizzazione di prodotti mercificabili
nell'industria delle costruzioni. Riconosciuta l'importanza della
colorazione, in particolare quella neutra, i ricercatori stanno ora
procedendo verso sistemi misti ossido elettrocromici che non devono
necessariamente essere colorati. L’intuizione di studiosi e fabbricanti
di materiali elettrocromici ha portato all'identificazione di quattro
tipi principali di meccamsmi:
- Display informativi,
oggetto di importanti studi senza condurre ad un prodotto
commercializzabile;
- Specchi a riflesso
variabile, già in uso;
- Meccanismi ad
emittenza variabile;
- Finestra
elettrocromica.
Per lo sviluppo della
cosiddetta "finestra intelligente" il colore oscurante, che caratterizza
gli altri tre meccanismi non è stato considerato di grande importanza.
Forse, proprio per questo motivo, il lavoro sulla colorazione a
richiesta è tutto sommato recente; nonostante la possibilità di questi
dispositivi elettrocromici neutri, ad esempio, l'ossido di tungsteno è
di gran lunga il materiale elettrocromico più studiato fino a ora.
6. Comparazione delle
proprietà ottiche dei dispositivi cromogenici.
Sviluppo e prospettive
In futuro per i
dispositivi cromogenici si prevede uno sviluppo di nuove classi di
conduttori elettrici con alta conducibilità, tra cui metalli conduttori
a polimeri organici, di cui la ricerca ha già individuato un enorme
potenziamento del contributo tecnologico-prestazionale. Di conseguenza
le prospettive industriali per l'espansione sul mercato dell'edilizia di
questi materiali sono sostanzialmente concentrate ad allargarne le
possibilità di impiego. I problemi ancora aperti riguardano vincoli
dimensionali, come nel caso dei fotocromici che sono ancora in fase di
prototipazione per la difficoltà di ottenere l'uniformità di colorazione
su ampie superfici; l'allungamento della durata del ciclo di vita dei
prodotti proporzionato ai benefici di risparmio della spesa energetica e
inoltre i costi di produzione che ne tengono ancora alto il prezzo.
L'affermazione di questi nuovi materiali, riscontrabile oggi solo in
progetti ad alto contenuto di innovazione tecnologica, anche se non
prevista in tempi brevi, contribuirà in modo notevole a soddisfare le
più sofisticate esigenze dell'involucro edilizio, in primo luogo
all'abbattimento dell'incidenza economica sulla gestione energetica.
7. Comparazione delle
proprietà fisiche dei dispositivi cromogenici.
Schede e prodotti -
Vetri a cristalli liquidi
Entrati in produzione da
circa dieci anni i PDLC (Polymer Dispersed Liquid Crystal) sono oggi,
tra i dispositivi a trasparenza variabile, i più commercializzati. Pur
rimanendo invariato il funzionamento, nel corso degli ultimi anni la
competizione tra le aziende produttrici ha dato notevoli risultati di
perfezionamento del sistema. L'innovazione riguarda:
- l'allungamento della
durata (da 4 a 6 anni);
- la riduzione di
energia di attivazione (da 120 a 3OV);
- 'aumento
dell'escursione del campo termico esterno al dispositivo (da -400C a
400C fino a 700C);
- il potenziamento
della rapidità della risposta (10 millisecondi a 200C);
- una maggiore
opacità;
- il miglioramento
della deformazione ottica (sfuocamento nello stato trasparente della
visibilità in incidenza obliqua)
- l'utilizzazione di
conduttori più economici per contenere il prezzo di vendita.
Anche se il dispositivo
può funzionare con un'alimentazione del campo elettrico regolata in
intensità da un potenziometro, i prodotti disponibili sul mercato
prevedono solo un interruttore con posizione ON-OFF. La regolazione
intermedia non dà ancora garanzie di lunga durata, anzi compromette la
reversibilità.
Prodotti in commercio
in Italia
Denominazione del
prodotto: VARILITE Azienda produttrice: ISOCLIMA Indirizzo: ISOCLIMA SpA
- Via A. Volta, 14 -35042 Este (PD) ITALIA Dimensione pannelli:
larghezza max. mm. 900 lunghezza max. mm. 2600 spessore max. mm mm.9
Alimentazione elettrica: 60V ca Consumo: 20 W/ mq Proprietà ottiche:
fattore di trasmissione luminosa stato attivato 82% stato disattivato
74% - fattore di trasmissione solare stato attivato 80% stato
disattivato 60% Sistema di attivazione: interruttore a comando manuale
ON-OFF Costo a mq.: L.2 450 000
Denominazione del
prodotto: PRIVA-LITE Azienda produttrice: Saint-Gobain Indirizzo:
Saint-Gobain Vetro Italia SpA - Via Romagnoli, 6 - 20146 Milano
Dimensione pannelli: mm. 305 x 405 mm. max. 1000 x 2800 mm.spessore
standard 10,12 e14 mm. Alimentazione elettrica: 120V ca Consumo: 50 W/
mq Proprietà ottiche: fattore di trasmissione luminosa stato attivato
75% (vetro semplice) 67,3% (vetro doppio) stato disattivato 74,8% (vetr.
semp.) 66,9% (vetr. dop.) Sistema di attivazione: interruttore a comando
manuale ON-OFF Costo a mq.: L.2.200.000
Vetri elettrocromici
Entrati in commercio da
pochi mesi, questi dispositivi hanno il vantaggio rispetto ai cristalli
liquidi di dover essere alimentati elettricamente solo per avviare il
cambiamento di stato. Infatti il dispositivo si caratterizza per la
capacità di conservare la propria condizione molecolare a lungo, una
volta modificata con un minimo impulso elettrico. Ogni pannello dispone
di un proprio potenziometro di controllo di intensità elettrica che può
essere collegato ad un sistema centralizzato e informatizzato.
In questi dispositivi
l'oscuramento avviene gradualmente tanto da risultare impercettibile.
Pur essendo dei vetri molto sofisticati richiedono la manutenzione di un
vetro ordinario riducendone addirittura i costi se consideriamo
l'eliminazione totale della spesa relativa ai sistemi di oscuramente
convenzionali.
Prodotti in commercio
in Italia
Denominazione del
prodotto: E-CONTROL Azienda produttrice: FLABEG GmbH, azienda tedesca
che produce per la PILKINGTON dalla quale viene distribuito in Italia
Indirizzo: PILKINGTON, Via Colleoni, 25 Fabbricato Pegaso 3, 2OO4I
Agrate Brianza (MI) Dimensione pannelli: larghezza da mm. 400 a 900 fino
a mm.1200 su ordinazione, lunghezza da mm. 400 a mm.2000,spessore mm.29
in doppia vetro-camera Consumo: 2 W/mq Proprietà ottiche: fattore di
trasmissione luminosa stato attivato 15% stato disattivato 50% fattore
di trasmissione solare stato attivato da 9% a 7% stato disattivato da
29% a 35% Sistema di attivazione: interruttore a comando manuale o
computerizzato Costo a mq.: L.2.000.000
Note 1 C.M. Larnpert,
C.G. Granqvist, Large nera Chromogenics: Materials and Device for
trasmittance Contral Spei Voi. IS4, Hamburg, 1988.
Gianpiero Alfarano,
architetto, dottore di ricerca in tecnologia dell'architettura,
collabora all'attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di
Processi e Metodi della Produzione Edilizia dell'Università degli studi
di Firenze |