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2009 04 04 l' inaugurazione dell'ufficio in Modena al civ 219 di via Pelusia

2005 04 09  Taglio del nastro per l'inaugurazione dell' ufficio in franchising concesso da  Resident®  all'affiliata Setti Edi in Modena al civico 150/M di via Fratelli Rosselli.

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20 03 2006 alcuni argomenti tra quelli trattati:

Abstract da: " La Classe Virtuale " Per gentile concessione di Davide Fonda dada@sciacallo.it
ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITA’ DI BOLOGNA   FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE
Corso di laurea in Formatore La Classe Virtuale - Situazione attuale e prospettive future
Tesi di Laurea in: Tecnologie dell'educazione Presentata da   Davide Fonda dada@sciacallo.it

Relatore Prof. Luigi Guerra - Correlatore Dott. Enrico Giliberti - Sessione III - Anno Accademico 2001 – 2002

La rete non è fatta di macchine, connessioni o protocolli, è fatta di persone. Ciò che conta non è la tecnologia, ma il modo in cui le persone la usano, le molteplici possibilità di scambio, di in-contro, di dialogo, di conoscenza, l’infinita ricchezza di relazioni, di idee, di sentimenti, di somiglianze e diversità, la possibilità per ogni persona di costruirsi una “sua” rete su misura. L’immensità delle risorse disponibili sarebbe disorientante se non fosse possibile – come di fatto è – costruire un po’ per volta un sistema di scelte e di relazioni “a misura umana” in cui muoversi in modo gradevole, scorrevole, stimolante, tutt’altro che macchinoso o faticoso.

Internet non è una "cosa in sé" ma uno strumento, che ognuno può usare in modo diverso secondo i suoi interessi e le sue curiosità, per questo le tecnologie devono essere messe al servizio delle persone, non viceversa.

La rete è una manifestazione della vita quotidiana, come Il giorno, la notte, il fuoco, l'acqua, gli amici, i nemici, la banca, i libri, il telefono, il giornale, la radio, la televisione, il teatro, la piazza, la città, il mondo.

Il principio di collaborazione Il principio di collaborazione è senza dubbio un centro cardine del mondo del web e con esso stabilisce un legame importante.

“Collaborare (dal latino co-labore ) vuol dire lavorare insieme, il che implica una condivisione di compiti (…) per cre-are qualcosa di nuovo attraverso un processo collaborativo deliberato e strutturato, in contrasto con un semplice scambio di informazioni o esecuzione di istruzioni.

Un’ampia definizione di apprendimento collaborativi potrebbe essere l’acquisizione da parte degli individui di cono-scenze, abilità o atteggiamenti che sono il risultato di un’interazione di gruppo, o, detto più chiaramente un appren-dimento individuale come risultato di un processo di gruppo.”(Kaye, 1991)

Tra tutti gli aspetti del legame esistente tra l’attività in rete e l’atteggiamento di collaborazione, un posto di rilievo è occupato dall’apprendimento.

L’aspetto collaborativo può essere presente in forme diverse nei diversi modelli di utilizzo della rete. Pertanto anche la comunicazione interpersonale mediata dal computer può diventare un efficace strumento per l’apprendimento grazie alla dimensione collaborativa, lo scambio di informazioni e la cooperazione telematica.

La rete è strutturata per condividere il proprio sapere e le proprie esperienze, in modo da arricchire sempre di più il volume di conoscenze su qualsiasi argomento, l’idea della collaborazione è sempre presente e governa ogni intera-zione della rete.

Le persone, le loro relazioni e interazioni sono i veri elementi che formano internet, e se non ci fosse collaborazione tra gli utenti potremmo osar dire che non vi sarebbe nemmeno la rete. In internet condividere è vivere, questo è il principio che sta alla base della gratuità e della collaborazione di inter-net.

I nuovi media sono più vicini alla struttura reticolare dei processi di pensiero di quanto non lo fossero i vecchi me-dia, come i libri o i filmati, che seguivano una successione di tipo lineare.

La forma flessibile dei media è data dalla possibilità di dialogare con utenti remoti, con gli artefici o i creatori dell’informazione, con gli autori dei testi, ecc., dunque rappresentano degli amplificatori della comunicazione inter-personale.

Queste sono le caratteristiche che rendono potenzialmente interessanti i sistemi ipermediali per l'apprendimento:

  • raggiungere il massimo numero di persone, eliminando problematiche di distanza o di con presenza
  • riuscire a divulgare un buon insegnamento nel minor tempo possibile e nella maniera più adeguata all’orario pre-ferito
  • rendere stabile e aggiornato il sapere appreso
  • avere una svariata molteplicità di canali di comunicazione
  • possedere l'enorme quantità di materiale didattico integrabile in un sistema ipermediale
  • cercare una forte motivazione nello studente, che intraprende percorsi individuali di insegnamento e aggiornamento
  • permettere di accedere istantaneamente, tramite opportuni ed efficaci sistemi, a qualsiasi unità di materiale di-dattico disponibile nel sistema.
  • condividere le informazioni e le conoscenze: quindi collaborazione e cooperazione.

imparare per mezzo di altri E' questo il caso in cui uno o più individui si pongono come obiettivo esplicito il far apprendere qualcosa a qualcuno. E' il caso del padre che dà una spiegazione al proprio bambino accertandosi che abbia capito. E' il caso di un ragazzo che aiuta un compagno a risolvere un problema. In questo tipo di interazione il controllo del processo didattico è nelle mani dell'agente didattico (il padre, il ragazzo, il tutore etc.) ed esistono due flussi di in-formazione: uno che va dall'agente didattico a chi apprende, l'altro che va da chi apprende all'agente didattico. Il primo flusso è rivolto a indurre un apprendimento come risultato di un atto comunicativo, l'altro è utilizzato dall'a-gente didattico per individuare le modifiche indotte dalla comunicazione didattica. Caratteristico di questa modalità di interazione è l'esistenza del feedback da parte di chi apprende e il modellarsi della comunicazione didattica sulla base del feedback. In questo caso si parla di sistemi didattici ad anello chiuso e i processi risultanti sono processi "controllati".

imparare dagli altri In questo tipo di interazione manca il feedback esplicito sull'apprendimento raggiunto che caratterizza invece il caso prima esaminato. La comunicazione qui è monodirezionale e spesso non è intenzionalmente rivolta a indurre un apprendimento: un allievo tennista che analizza i movimenti di un campione, un programmatore di computer alle prime armi che studia un programma fatto da un esperto, uno studente che osserva la soluzione di un compagno. Tutti i tipi di comunicazione monodirezionale, come un programma televisivo, un documento scritto etc., sono e-sempi in cui un individuo impara dagli altri. Questo tipo di processi didattici viene denominato ad anello aperto .

Particolare attenzione, in questi ultimi tempi, è stata posta all'apprendimento che emerge dall'operare in una comu-nità di pratica. Questo è un caso tipico di apprendimento dagli altri. L'idea qui è che la conoscenza sia inglobata in un certo contesto, come avviene ad esempio in una bottega artigia-na o in un laboratorio di fisica, e che l'apprendimento individuale sia una specie di appropriazione furtiva di parte di questa conoscenza.

imparare con gli altri Qui è bene distinguere due casi: a) nel primo caso è importante l'apprendimento collettivo del gruppo, come avviene in una squadra di calcio o di basket che impara uno schema o in un'orchestra che impara ad eseguire un brano. Qui il compito di ciascuno è differente e molta parte delle abilità richieste per la sua esecuzione vengono apprese individualmente. Durante la performance, ognuno esegue il proprio compito, ma deve sincronizzarsi strettamente con gli altri. La sincronizzazione è il maggior fuoco dell'apprendimento.

b) Il secondo caso è quello in cui un gruppo è impegnato nella realizzazione di un compito, come ad esempio nella realizzazione di un prodotto o di un servizio, o nell'impostazione e soluzione di un problema. Qui l'apprendimento individuale è il risultato dell'attività svolta dal singolo all'interno del gruppo. Riguardo a questa attività si nota che la struttura del compito determina l'organizzazione del lavoro.

In generale, un compito può essere scomposto in una serie di sottocompiti, a ciascuno dei quali può essere asse-gnato un gruppo di lavoro. Qui un individuo agisce all'interno di due contesti: quello del gruppo di lavoro responsabile del sottocompito e quello del gruppo di lavoro responsabile dell'esecuzione dell'intero compito. Nei casi più semplici un sottocompito è asse-gnato a un individuo. In questo caso la sua interazione si riduce a quella con gli altri individui responsabili degli altri sottocompiti.

Nel caso di una soluzione cooperativa di un problema è immaginabile anche uno scenario in cui diversi gruppi for-mulino soluzioni (stesso compito) e poi le confrontino, apprendendo dalla discussione e dal confronto. Proprio questo ultimo caso di apprendimento è quello presente in internet.

Abbiamo quindi affermato che una comunità virtuale è uno strumento perché attraverso essa è possibile accedere a enormi quantità d'informazioni grazie a membri attivi che mettono a disposizione della collettività il loro sapere.

Questo sapere può aumentare grazie al contributo di più persone che concorrono, partecipano alla sua crescita, fi-no alla creazione dei cosiddetti archivi immateriali della memoria umana.


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