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20 03 2006 alcuni argomenti tra quelli trattati:
Abstract da:
" La Classe Virtuale " Per gentile concessione di
Davide Fonda
dada@sciacallo.it
ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITA’ DI BOLOGNA FACOLTA’ DI
SCIENZE DELLA FORMAZIONE
Corso di laurea in Formatore La Classe Virtuale - Situazione attuale e
prospettive future
Tesi di Laurea in: Tecnologie dell'educazione Presentata
da Davide Fonda dada@sciacallo.it
Relatore Prof. Luigi Guerra - Correlatore Dott. Enrico Giliberti
- Sessione III - Anno Accademico 2001 – 2002
La
rete non è fatta di macchine, connessioni o protocolli, è fatta di persone. Ciò
che conta non è la tecnologia, ma il modo in cui le persone la usano, le
molteplici possibilità di scambio, di in-contro, di dialogo, di conoscenza,
l’infinita ricchezza di relazioni, di idee, di sentimenti, di somiglianze e
diversità, la possibilità per ogni persona di costruirsi una “sua” rete su
misura. L’immensità delle risorse disponibili sarebbe disorientante se non fosse
possibile – come di fatto è – costruire un po’ per volta un sistema di scelte e
di relazioni “a misura umana” in cui muoversi in modo gradevole, scorrevole,
stimolante, tutt’altro che macchinoso o faticoso.
Internet non è una "cosa in sé" ma uno strumento, che ognuno
può usare in modo diverso secondo i suoi interessi e le sue curiosità, per
questo le tecnologie devono essere messe al servizio delle persone, non
viceversa.
La rete è una manifestazione della vita quotidiana, come Il
giorno, la notte, il fuoco, l'acqua, gli amici, i nemici, la banca, i libri, il
telefono, il giornale, la radio, la televisione, il teatro, la piazza, la città,
il mondo.
Il principio di collaborazione Il principio di
collaborazione è senza dubbio un centro cardine del mondo del web e con esso
stabilisce un legame importante.
“Collaborare (dal latino co-labore ) vuol dire lavorare
insieme, il che implica una condivisione di compiti (…) per cre-are qualcosa di
nuovo attraverso un processo collaborativo deliberato e strutturato, in
contrasto con un semplice scambio di informazioni o esecuzione di istruzioni.
Un’ampia definizione di apprendimento collaborativi potrebbe
essere l’acquisizione da parte degli individui di cono-scenze, abilità o
atteggiamenti che sono il risultato di un’interazione di gruppo, o, detto più
chiaramente un appren-dimento individuale come risultato di un processo di
gruppo.”(Kaye, 1991)
Tra tutti gli aspetti del legame esistente tra l’attività in
rete e l’atteggiamento di collaborazione, un posto di rilievo è occupato
dall’apprendimento.
L’aspetto collaborativo può essere presente in forme diverse
nei diversi modelli di utilizzo della rete. Pertanto anche la comunicazione
interpersonale mediata dal computer può diventare un efficace strumento per
l’apprendimento grazie alla dimensione collaborativa, lo scambio di informazioni
e la cooperazione telematica.
La rete è strutturata per condividere il proprio sapere e le
proprie esperienze, in modo da arricchire sempre di più il volume di conoscenze
su qualsiasi argomento, l’idea della collaborazione è sempre presente e governa
ogni intera-zione della rete.
Le persone, le loro relazioni e interazioni sono i veri
elementi che formano internet, e se non ci fosse collaborazione tra gli utenti
potremmo osar dire che non vi sarebbe nemmeno la rete. In internet condividere è
vivere, questo è il principio che sta alla base della gratuità e della
collaborazione di inter-net.
I nuovi media sono più vicini alla struttura reticolare dei
processi di pensiero di quanto non lo fossero i vecchi me-dia, come i libri o i
filmati, che seguivano una successione di tipo lineare.
La forma flessibile dei media è data dalla possibilità di
dialogare con utenti remoti, con gli artefici o i creatori dell’informazione,
con gli autori dei testi, ecc., dunque rappresentano degli amplificatori della
comunicazione inter-personale.
Queste sono le caratteristiche che rendono potenzialmente
interessanti i sistemi ipermediali per l'apprendimento:
- raggiungere il massimo numero di persone, eliminando
problematiche di distanza o di con presenza
- riuscire a divulgare un buon insegnamento nel minor tempo
possibile e nella maniera più adeguata all’orario pre-ferito
- rendere stabile e aggiornato il sapere appreso
- avere una svariata molteplicità di canali di
comunicazione
- possedere l'enorme quantità di materiale didattico
integrabile in un sistema ipermediale
- cercare una forte motivazione nello studente, che
intraprende percorsi individuali di insegnamento e aggiornamento
- permettere di accedere istantaneamente, tramite opportuni
ed efficaci sistemi, a qualsiasi unità di materiale di-dattico disponibile
nel sistema.
- condividere le informazioni e le conoscenze: quindi
collaborazione e cooperazione.
imparare per mezzo di altri E' questo il caso in cui
uno o più individui si pongono come obiettivo esplicito il far apprendere
qualcosa a qualcuno. E' il caso del padre che dà una spiegazione al proprio
bambino accertandosi che abbia capito. E' il caso di un ragazzo che aiuta un
compagno a risolvere un problema. In questo tipo di interazione il controllo del
processo didattico è nelle mani dell'agente didattico (il padre, il ragazzo, il
tutore etc.) ed esistono due flussi di in-formazione: uno che va dall'agente
didattico a chi apprende, l'altro che va da chi apprende all'agente didattico.
Il primo flusso è rivolto a indurre un apprendimento come risultato di un atto
comunicativo, l'altro è utilizzato dall'a-gente didattico per individuare le
modifiche indotte dalla comunicazione didattica. Caratteristico di questa
modalità di interazione è l'esistenza del feedback da parte di chi apprende e il
modellarsi della comunicazione didattica sulla base del feedback. In questo caso
si parla di sistemi didattici ad anello chiuso e i processi risultanti sono
processi "controllati".
imparare dagli altri In questo tipo di interazione
manca il feedback esplicito sull'apprendimento raggiunto che caratterizza invece
il caso prima esaminato. La comunicazione qui è monodirezionale e spesso non è
intenzionalmente rivolta a indurre un apprendimento: un allievo tennista che
analizza i movimenti di un campione, un programmatore di computer alle prime
armi che studia un programma fatto da un esperto, uno studente che osserva la
soluzione di un compagno. Tutti i tipi di comunicazione monodirezionale, come un
programma televisivo, un documento scritto etc., sono e-sempi in cui un
individuo impara dagli altri. Questo tipo di processi didattici viene denominato
ad anello aperto .
Particolare attenzione, in questi ultimi tempi, è stata posta
all'apprendimento che emerge dall'operare in una comu-nità di pratica. Questo è
un caso tipico di apprendimento dagli altri. L'idea qui è che la conoscenza sia
inglobata in un certo contesto, come avviene ad esempio in una bottega
artigia-na o in un laboratorio di fisica, e che l'apprendimento individuale sia
una specie di appropriazione furtiva di parte di questa conoscenza.
imparare con gli altri Qui è bene distinguere due
casi: a) nel primo caso è importante l'apprendimento collettivo del gruppo, come
avviene in una squadra di calcio o di basket che impara uno schema o in
un'orchestra che impara ad eseguire un brano. Qui il compito di ciascuno è
differente e molta parte delle abilità richieste per la sua esecuzione vengono
apprese individualmente. Durante la performance, ognuno esegue il proprio
compito, ma deve sincronizzarsi strettamente con gli altri. La sincronizzazione
è il maggior fuoco dell'apprendimento.
b) Il secondo caso è quello in cui un gruppo è impegnato nella
realizzazione di un compito, come ad esempio nella realizzazione di un prodotto
o di un servizio, o nell'impostazione e soluzione di un problema. Qui
l'apprendimento individuale è il risultato dell'attività svolta dal singolo
all'interno del gruppo. Riguardo a questa attività si nota che la struttura del
compito determina l'organizzazione del lavoro.
In generale, un compito può essere scomposto in una serie di
sottocompiti, a ciascuno dei quali può essere asse-gnato un gruppo di lavoro.
Qui un individuo agisce all'interno di due contesti: quello del gruppo di lavoro
responsabile del sottocompito e quello del gruppo di lavoro responsabile
dell'esecuzione dell'intero compito. Nei casi più semplici un sottocompito è
asse-gnato a un individuo. In questo caso la sua interazione si riduce a quella
con gli altri individui responsabili degli altri sottocompiti.
Nel caso di una soluzione cooperativa di un problema è
immaginabile anche uno scenario in cui diversi gruppi for-mulino soluzioni
(stesso compito) e poi le confrontino, apprendendo dalla discussione e dal
confronto. Proprio questo ultimo caso di apprendimento è quello presente in
internet.
Abbiamo quindi affermato che una comunità virtuale è uno
strumento perché attraverso essa è possibile accedere a enormi quantità
d'informazioni grazie a membri attivi che mettono a disposizione della
collettività il loro sapere.
Questo sapere può aumentare grazie al contributo di più
persone che concorrono, partecipano alla sua crescita, fi-no alla creazione dei
cosiddetti archivi immateriali della memoria umana. |